Etichettato: nuove tecnologie e sistema dei pagamenti
I pagamenti digitali fra rivoluzione e restaurazione

Scrivere di sistema dei pagamenti suona terribilmente esotico e questo è uno straordinario paradosso. Perché non vi è nulla di più comune del pagare per qualcosa, e tuttavia non vi è nulla di meno conosciuto, fra il grande pubblico, su come si riesca a pagare per qualcosa.
Questa considerazione vale ovviamente per quei pagamenti che non sono in contanti, che sono ancora una quota importante dei pagamenti, ma perdono sempre più terreno sin dai tempi dell’invenzione dell’assegno bancario, sistema che già incorpora un sistema dei pagamenti che va oltre i semplici agenti economici coinvolti nelle transazioni.
Da quel tempo a oggi il sistema ha conosciuto infinite evoluzioni. Si pensava che con l’invenzione della carta di credito, simbolo concreto del denaro bancario elettronico, si fosse raggiunto l’apice delle possibilità, ma poi è arrivato il denaro digitale di banca centrale, insieme con Internet e un vasto assortimento di altre tecnologie che ci hanno fatto capire che si preparava una nuova rivoluzione nel sistema dei pagamenti. Che significa maggiore semplicità per pagare, e anche efficienza e velocità, ma assai minore consapevolezza dell’ecosistema che consente a queste nuove tecnologie di funzionare. Carte contactless, wallet digitali, QR code, bonifici istantanei, app per smartphone e piattaforme fintech hanno modificato profondamente il modo in cui famiglie e imprese trasferiscono denaro. Ma chi sa quali entità si celino dietro questi utilissimi strumenti?
Senonché, come saggiamente lascia capire la Bis, che al tema di queste nuove tecnologia di pagamento ha dedicato un interessante bollettino, ogni rivoluzione solitamente prepara una restaurazione. O, per dirla diversamente, ogni innovazione rischia sempre di rafforzare la tradizione.
La questione è particolarmente importante perché i pagamenti rappresentano una delle infrastrutture fondamentali dell’economia moderna. Se la concorrenza diminuisce, i costi possono aumentare, l’innovazione rallentare e l’accesso ai servizi finanziari diventare meno equo. Per questo motivo le banche centrali stanno dedicando crescente attenzione non solo alla sicurezza e all’efficienza dei sistemi di pagamento, ma anche alla loro struttura competitiva.
La rivoluzione tecnologica ha consentito di far emergere nuovi protagonisti. Accanto alle banche tradizionali operano oggi fintech specializzate, grandi piattaforme tecnologiche e fornitori di servizi non bancari. Applicazioni come PayPal, Revolut, Apple Pay, Google Pay, Alipay o WeChat Pay sono diventate parte integrante della vita quotidiana di centinaia di milioni di utenti.
Ma la trasformazione non riguarda soltanto l’interfaccia utilizzata dal consumatore. Dietro le quinte si è sviluppata una nuova infrastruttura di pagamento. In molti paesi sono stati introdotti sistemi di pagamento istantaneo che consentono trasferimenti diretti tra conti bancari senza passare necessariamente attraverso i circuiti tradizionali delle carte. I casi più noti sono Pix in Brasile, UPI in India e TIPS nell’area euro. Questi sistemi hanno ampliato le alternative disponibili e, almeno in teoria, aumentato la pressione concorrenziale sui soggetti storicamente dominanti.
Nonostante l’ingresso di nuovi operatori, il mercato dei pagamenti presenta caratteristiche che rendono la concorrenza particolarmente complessa. Il problema fondamentale è rappresentato dagli effetti di rete. Uno strumento di pagamento è utile per il consumatore solo se viene accettato da molti esercenti. Allo stesso tempo, gli esercenti sono incentivati ad accettarlo soltanto se viene utilizzato da molti consumatori. Questo meccanismo genera una tendenza naturale alla concentrazione. Più utenti utilizzano una piattaforma, più essa diventa attraente per nuovi utenti. Si crea così un circolo che favorisce gli operatori già affermati.
È il motivo per cui, nonostante l’aumento della concorrenza apparente, Visa e Mastercard continuano a occupare una posizione dominante nel mercato globale dei pagamenti con carta. Secondo la Bis, le due reti controllano ancora circa il 95% delle transazioni effettuate con carte nei principali mercati internazionali al di fuori della Cina. La crescita delle fintech non ha quindi cancellato il potere degli incumbent. In molti casi ha semplicemente aggiunto nuovi livelli all’ecosistema dei pagamenti senza modificare in modo sostanziale le infrastrutture sottostanti.
Al tempo stesso, la digitalizzazione ha creato nuove forme di potere di mercato. Un esempio emblematico riguarda i dispositivi mobili. Per effettuare pagamenti contactless tramite smartphone è necessario accedere a tecnologie come il chip NFC. Quando il produttore dell’hardware controlla l’accesso a queste funzionalità, può diventare un vero e proprio gatekeeper.
Il caso Apple è particolarmente significativo. Per anni l’azienda ha limitato l’accesso di applicazioni concorrenti alla tecnologia NFC degli iPhone, favorendo l’utilizzo di Apple Pay. Solo dopo l’intervento delle autorità europee sono stati introdotti meccanismi di apertura che consentono a operatori alternativi di offrire servizi concorrenti. La lezione è importante: anche quando il mercato appare competitivo, il controllo di elementi strategici dell’infrastruttura può consentire ad alcuni soggetti di influenzare l’evoluzione dell’intero ecosistema.
Ricapitoliamo: i nuovo attori dei pagamenti incorporano, per le loro caratteristiche, alcune caratteristiche tipiche dei monopoli, mentre gli incumbent tradizionali le hanno per natura, si potrebbe dire E ciò proprio in ragione della complessità di funzionamento di un sistema di pagamento.
Le banche centrali stanno nel mezzo di questi due soggetti, visto che fra i tanti compiti che assolvono, c’è anche quello di monitorare il sistema dei pagamenti e offrire soluzioni che favoriscano l’interoperabilità. I sistemi di pagamento istantaneo, promossi proprio dalle banche centrali, sono stati progettati proprio per questa ragione.
E questo spiega perché il ruolo di queste entità sta diventando sempre più centrale. Fra “rivoluzionari” e “restauratori”, serve, insomma, un arbitro. Prima le BC intervenivano soprattutto per garantire la stabilità e la sicurezza dei sistemi di pagamento. Oggi sono chiamate anche a favorire condizioni di mercato che promuovano innovazione e concorrenza.
Le banche centrali si trovano quindi a dover gestire un equilibrio delicato tra efficienza, innovazione, stabilità e concorrenza. Non è una questione banale. La digitalizzazione dei pagamenti ridefinisce rapporti di potere economico, modelli di business e assetti istituzionali. La vera sfida dei prossimi anni non sarà semplicemente rendere i pagamenti più veloci o più comodi, ma costruire un ecosistema che resti aperto, interoperabile e competitivo. Perché nel mondo digitale il rischio è che l’innovazione finisca per creare nuovi monopoli al posto di quelli che prometteva di superare. E, soprattutto, che questo monopolio sfugga al controllo dei governi. Le banche centrali, in fondo, lavorano per loro.
