Etichettato: ponte di pasqua

Cronicario. Tutti a casa, c’è la Pontemia


Proverbio del 10 aprile Un libro contiene una casa d’oro

Numero del giorno: 107 Medici morti in Italia per Covid

Però l’avevamo detto eh. Il Cronicario è stato l’unico, e in tempi non sospetti, a sottolineare la strage silenziosa di ponti di questo 2020.

Ci hanno preso alla lettera, ma noi ci riferivamo a quegli altri ponti. Quelli che vorremmo non finissero mai.

E infatti il destino cinico e baro, oltre alla sfiga che ci vede benissimo, ci hanno condannato al più perfido dei ponti: quello che non finisce mai, ma dentro casa.

Perciò i tutori dell’ordine, ormai rimasti disoccupati a causa della scomparsa sulle strade dei criminali comuni, saranno tutti dedicati a noi, pontisti in domicilio coatto, come si premura di farci sapere non so quale ministro, che promette droni e portinai spioni a tutela di ogni condomino, specie di quello che non è stato invitato al barbecue nel terrazzo comune o in giardino.

Pattuglie itineranti di cecchini, armati di verbali salatissimi, saranno disseminate per aria, per mare e per terra a scrutare il popolo immorale dei secondicasisti, questi scellerati (oltre che capitalisti) che mettono a rischio la salute pubblica per andare al mare o, udite udite, in campagna.

E per togliere ogni scusa ai furbetti dello scontrino – tipo quella vecchina beccata a fare la spesa per l’undicesima volta nello stesso pomeriggio – chiusi anche i negozi di alimentari.

E non finirà certo con questo week end. Il dispositivo verrà addirittura potenziato in occasione del primo maggio, che – guarda il caso – cade di venerdì.

Nessuno si lamenti. Non si scherza con la salute: c’è la Pontemia.

Buon ponte.

Cronicario: Un bel ponte sulla via Trucis


Proverbio del 19 aprile Non puoi comprare la saggezza col denaro

Numero del giorno: 110,5 Indice Istat fiducia consumatori ad aprile (al minimo da luglio 2017)

Dai che ci siamo: parte il ponte. Quello di Pasqua intendo. L’unico ponte che si riesce a fare in Italia senza liti e tangenti, manette e titoli di giornali (anzi, no, quelli sì, ma sono inevitabili come il raffreddore d’inverno). L’unica opera pubblica che mette d’accordo tutti.

Parte il ponte e finalmente l’Italia si scopre felice e ottimista col suo fiume di automobili che già s’incolonna lungo le autostrade, preannunciando città desertificate, al netto dei turisti, coste affollate, hotel pieni e ristoranti zeppi che regaleranno conti salati e dolcissimi disordini alimentari. E lamenti, ovviamente, come quelli della tale confcommerciante secondo cui le prenotazioni in hotel sono andate bene, ma non benissimo.

Di buono c’è che essendo Pasqua possiamo pure sperare in una qualunque risurrezione sorvolando persino sull’aria truce che spira in questo momento attorno al nostro bellissimo governo del cambiamento, che sembra nel pieno della sua personalissima via crucis.

Dite che il ponte di Pasqua/25 aprile/Primo maggio non sarà abbastanza lungo per dimenticarsi di loro? Tranquilli, c’è sempre quello di Natale.

Buone feste.

Ci rivediamo alla fine del ponte.