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Telco e politica. Quando la Cina era la Germania


“Il controllo sulle reti di telecomunicazioni globali è una forma di potere politico”, scrive il Brookings nel suo paper dedicato al caso Huawei, rischiando persino di sfiorare l’ovvio. Che però tale non è, visto che il caso delle Telco è forse uno dei più eclatanti che serve ad illustrare il sostanziale matrimonio fra politica ed economia che si è celebrato nel secolo XIX, proprio mentre queste due categorie venivano separate a livello teorico.

Ne abbiamo già parlato altrove e non serve tornarci qui. Molto più utile raccontare un’altra di quelle somiglianze che fanno la gioia degli storici e che incontriamo proprio nel settore delle telecomunicazioni: la lite fra Cina e Usa, che si è consumata simbolicamente con il caso Huawei, ricorda moltissimo le tensioni che scoppiarono nel XIX secolo fra l’egemone dell’epoca – la Gran Bretagna – e la potenza emergente – la Germania – alla costante ricerca non solo di spazio vitale geografico, ma anche politico.

Tale ricerca non passava soltanto dallo sviluppo della marina, mercantile e militare, ma anche dallo sviluppo di reti di telecomunicazioni capaci di concorrere allo strapotere britannico di quegli anni nel settore, sin da allora più che strategico. Fu proprio questa supremazia a determinare la persistenza del dominio britannico, e più tardi la transizione verso quello statunitense, e probabilmente anche a indirizzare verso l’esito noto i due conflitti globali, nel quale le informazioni ebbero un ruolo fondamentale.

C’è però una sostanziale differenza fra ieri e oggi. All’epoca la Germania cercava di recuperare un ritardo tecnologico, “inseguendo” l’innovazione dei cavi sottomarini e del telegrafo promossa dagli inglesi. Oggi è la Cina all’avanguardia nella diffusione della tecnologia 5G, che promette di essere lo standard telco del futuro prossimo, e lo ha fatto sussidiando pesantemente i propri campioni nazionali, quindi con poco riguardo verso la ragione economica. Allo stesso modo i britannici, nel secolo XIX, investirono anche in perdita per convincere gli altri stati ad “affidarsi” alle sue infrastrutture di rete.

Anche qui, chi conosce la storia non si stupirà. “I grandi imperi hanno fatto di tutto per accelerare il flusso di informazioni”, scrive uno studioso delle telco, ricordando che i romani costruirono strade, i persiani e i mongoli stazioni di posta per cavalieri/messaggeri, i britannici anche un servizio di vaporetti per accelerare il flusso della corrispondenza. Ma fu l’invenzione del telegrafo – il 5G del XIX secolo, potremmo dire a costo di una qualche semplificazione – a far la differenza. “L’elettrificazione del flusso delle informazioni creò le telecomunicazioni moderne e con esse le rivalità per controllarle”.

I decenni che separano il 1840 dalla prima guerra mondiale raccontano la storia di questa rivalità, che molto ricorda quella di oggi. Le Telco – proprio come adesso – si svilupparono per tutto il lungo periodo di pace che seguì in particolare il conflitto franco-prussiano. E questo finì col favorire la Gran Bretagna, che per prima aveva iniziato ad investirci. Quando non c’è guerra c’è meno attenzione politica alla sensibilità delle informazioni, e gli stati non ci vedono nulla di male a servirsi di tecnologie estere per i propri affari. Proprio come oggi col 5G, appunto.

Il clima idilliaco (per la Gran Bretagna) non durò a lungo, tuttavia. Francia e Germania iniziarono ad avere paura della loro dipendenza dalle reti britanniche e iniziarono a sussidiare le proprie aziende per sviluppare network proprietari. E lo fecero anche investendo su quello che sembrava la tecnologia più promettente per il futuro, il “telegrafo wireless”. Ossia la radio. Sperando in tal modo di affrancarsi dalla dipendenza dai cavi sottomarini che ancora oggi, lo abbiamo osservato più volte, veicolano la quota più rilevante di traffico di informazioni, stavolta digitali.

La Germania provò a sviluppare il suo network costruendo collegamenti con le parti meno connesse del globo – un po’ come fa oggi Pechino con la Digital Silk Road – ma non poté fare a meno di subire la supremazia britannica che la costrinse a puntare sulle tecnologie di criptazione dei dati nella convinzione che bastasse questo a “neutralizzare” il network inglese. La storia si incaricherà di smentire questa teoria una volta che, finita la pace, comincerà la guerra e le informazioni diverranno di importanza vitale.

La Germania vinse la battaglia di Tannenberg contro l’impero russo, che affrettò la fuoruscita del paese degli zar dalla prima guerra mondiale. Ma ne pagò il prezzo quando fu intercettato e decrittato il telegramma Zimmerman che spinse gli Usa nel conflitto, con ciò preparandosi la rovina dell’impero tedesco. Pegno analogo fu pagato nel secondo conflitto, quando i britannici infransero il codice tedesco di comunicazione e in questo modo, secondo molti storici, affrettarono la fine del conflitto. Ovviamente a proprio vantaggio.

Il secondo dopoguerra vide subentrare gli Usa nella supremazia infrastrutturale delle telecomunicazioni, grazie all’innovazione che consentì loro di posare cavi più efficienti e più in profondità. “Le telecomunicazioni sono sempre state politiche”, conclude il paper, “e hanno un lato oscuro”.

Ma è il lato oscuro della forza.

(2/segue)

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