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Nel cuore di Undernet: l’arrivo degli squali


A differenza degli squali che nuotano nelle profondità dell’oceano, attratti dalla corrente elettrica, gli squali finanziari sono attratti dalla corrente del denaro. E quando si seppe che la Spread network, col suo cavo lungo 827 miglia, aveva ridotto la latenza da 17 a 13 millisecondi, l’attrazione divenne irresistibile.

Correva l’anno 2010, e i mercati, usciti parecchio ammaccati dall’armageddon del 2008, altro non cercavano che nuove opportunità. Utilizzare l’accelerazione dei dati sulla fibra per “arrivare prima degli altri” – il verbo eterno degli speculatori – parve così irrinunciabile. Il cavo della Spread Network, peraltro, era stato posato espressamente per il trading. E’ così che si arriva all’investimento da 300 milioni realizzato dalla Hibernia per abbassare ancor di più la latenza di altri sei millisecondi. E spiega bene perché nello spazio di pochi anni torme di squali vogliosi di arrivare prima abbiamo realizzato il capolavoro di un crescente utilizzo del trading automatico, che alla velocità di trasmissione assomma quella di esecuzione.

Ciò non vuole dire che non si fosse pronti a questa rivoluzione. Già dal 2006, il 99% del traffico internazionale di comunicazione si svolgeva su cavi sottomarini, e solo il residuo 1% via satellite. Tuttora, la fibra ottica è il principale veicolo di comunicazione per la trasmissione di dati internet e nel trading elettronico e, in particolare, nel mercato dei cambi.

All’origine di questa rivoluzione tecnologica, tuttavia, non ci sono solo i cavi. I binari sono inutili se non ci camminano sopra i passeggeri o le merci. E nel caso di Undernet, costoro sono masse di dati che devono essere organizzate, sistematizzate e rese disponibili. Qui le compagnie telefoniche e i loro assimilati potevano fare poco. “Il trading elettronico – spiega la Bce nel suo paper – si è sviluppato anche perché le infrastrutture di mercato (i server di EBS e della Thomson Reuters) potevano finalmente gestire (grazie alla velocità di connessione, ndr) un grande numero simultaneo di ordini e questa possibilità non era disponibile prima del 1990 perché richiedeva grande capacità di deposito di dati di elaborazione”.

Sicché nel 1992 EBS e Thomson Reuters divennero “padroni” dell’infrastruttura di mercato, proprio in virtù della decisione di attaccare i loro server ai “bocchettoni” dei cavi sottomarini. In breve, spiazzarono tutti i sistemi concorrenti, ancora basati su traffico voce. Con i computer i dealer potevano conoscere subito i prezzi consultando i loro terminali e quindi completare la transazione alla quale erano interessati. In sostanza il computer divenne lo strumento dell’inter-dealer market.

Al contrario, fuori dall’inter-dealer market, i normali partecipanti del mercato continuarono ad usare il telefono per tutti gli anni ’90. Il trading quindi era spaccato in due segmenti: quello fra operatori primari, i dealer, che avveniva sfruttando Undernet, e quello fra questi ultimi e i clienti, che avveniva al telefono.

La spaccatura si sanò nel corso del decennio successivo. Nel 1999 fu lanciato Currenex, una piattaforma multibancaria associata a un trading system che consentiva ai clienti di consultare le quotazioni dei cambi su una singola pagina. Quindi seguirono altre due piattaforme: FXall e Hotspot.

Gli squali più grossi si fecero avanti già fra il 2001 e il 2006, quando grandi dealer lanciarono i loro sistemi proprietari di bank trading system. Fra questi colossi si annoverano Barclays’BARX, Deutsche Bank’s Autobahn and Citigroup’s Velocity. Ciò convinse anche EBS e Thomson Reuters, a partire dal 2005, ad aprire i propri sistemi di brokeraggio non più soltanto ai dealer, ma anche agli hedge fund e agli altri trader. Sicché anche le loro piattaforme evolsero in modo tale da adattarsi alle esigenze delle compagnie di High frequency trading che, incoraggiati dall’accelerazione di Undernet, fiorivano come funghi lungo l’ultimo lustro del primo decenni del XXI secolo e ancor di più dal lustro successivo.

Oggi attorno a cavi sempre più “portanti” ci sono torme di squali affamati.

Noi siamo la loro bistecca.

(5/fine)

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Il ragno di Undernet sul mercato dei cambi


Laggiù, nelle profondità remote degli oceani, chilometri di cavi sottomarini veicolano ad alta velocità informazioni più preziose dell’oro per la semplice circostanza che sono queste informazioni a fare i prezzi. L’Undernet sottomarino, chiamiamolo così, assai meno noto dell’Internet, croce e delizia dei nostri giorni, è stato edificato silenziosamente e da almeno un ventennio è diventato uno straordinario punto di riferimento dello sviluppo finanziario. Potremmo dire anzi che rappresenta i binari lungo i quali il capitalismo del XXI secolo svolge i suoi esiti, che sono diseguali, come è stato più volte ripetuto, e anche misteriosi.

I cantori delle magnifiche sorti e progressive dello sviluppo tecnologico, coloro i quali guardano solo le luci di tale evoluzione perché, ignorandole, sperano di cancellarne le ombre, dicono che è proprio grazie a questa tecnologia che la finanza si è democratizzata. Che si è resa perciò capace di far piovere ricchezza su tutti, anche sui più svantaggiati.

Altri, forse più avveduti, fanno notare che, al contrario, tutto ciò che abbiamo ottenuto dall’impressionante sviluppo tecnologico, che nell’Undernet trova la sua ennesima applicazione infrastrutturale, è che abbiamo alimentato un gigantesco ragno. Una creatura ctonia, che vive al centro di questa ragnatela, impersonata da poche e potenti corporation per lo più ignote al grande pubblico, che dalla finanza traggono assai più di quanto potranno mai fare altri per la semplice circostanza che “sono” il mostro.

Si confrontano insomma due visioni che un recente paper della Bce, dedicato al mercato dei cambi, descrive molto bene. La prima, chiamata “Flat World hypotesis” teorizza che la distanza dai centri finanziari – in sostanza la geografia – non ha più importanza in un mercato che gira 24 ore al giorno. La seconda, la “Flash boys hypotesis”, ispirata da un celebre libro di Lewis, giudica invece che la geografica conta eccome, tanto più nel mercato dei cambi del XXI secolo, caratterizzato dalla competizione fra high frequency traders per i quali il millisecondo ha un valore economico rilevante. In questa visione, le transazioni sul mercato dei cambi si vanno concentrando “in una manciata di posti”, quelli che “possiedono i server di data-matching e delle infrastrutture ad alta velocità per le comunicazioni”.

Per provare a vedere quale teoria descriva meglio la realtà, gli studiosi della Bce hanno osservato come lo sviluppo della rete sottomarina dei cavi, quella che abbiamo chiamato Undernet, abbia impattato sulla distribuzione delle transazioni sul mercato dei cambi. Questa rete, edificata per migliorare in origine le comunicazioni telegrafiche, telefoniche e poi dell’Internet, si è scoperta assai utile come veicolo per il trading elettronico nel mercato dei cambi e di altri strumenti finanziari. E poiché la fisionomia del network sottomarino è notevolmente influenzato dalla geografia – è più facile posare un cavo oceanico da un paese che ha l’oceano a portata di mano – ecco che questa rete sottomarina è ragionevole ipotizzare abbia influenzato lo sviluppo di posizioni competitive di alcuni paesi piuttosto che altri.

Un esempio conferma questa ipotesi. Negli anni ’90 i dati mercato valutario di Zurigo e di Singapore mostravano che quest’ultimo aveva circa il 60% in più di transazioni offshore. Oggi il mercato asiatico è quasi due volte più grande di quello svizzero. Cosa è successo nel frattempo? Singapore è diventato un hub di cavi sottomarini, mentre la Svizzera, che è lontana dal mare, no.

E sarà pure un caso, ma i centri di trading più importanti nel mercato dei cambi si sono localizzati sostanzialmente in tre città: Londra, Tokyo e New York. “In queste città – spiega la Bce – sono stati localizzati i server dell’Electronic Broking Services (EBS) e della Thomson Reuters fin dal 1990. Ne segue che la connessione di un paese con l’UK, gli Usa e il Giappone, riduce i tempi di latenza e aumenta la larghezza di banda”. E questo genera vantaggi evidenti, sia di costo che di ricavo, specie nell’ipotesi “Flash boys”.

Insomma, devi essere collegato al ragno se vuoi avere i vantaggi della ragnatela. Ma si sa come si comportano i ragni con i loro ospiti.

(2/segue)

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