Le banche siamo noi


Se c’è un’entità che l’italiano medio mal sopporta meno dello Stato, quella è di sicuro la banca. Fateci caso. Provate a dir male di una banca e partiranno applausi. Esattamente come quando parlate male dello Stato.

Siamo quelli di Piove governo ladro, d’altronde, salvo poi pietir favori ai politici quando serve.

Esattamente come facciamo con le banche. Mentre le disprezziamo le imbottiamo di liquidi. Ci turiamo il naso e le patrimonializziamo, per parafrasare un vecchio detto.

In questo curioso sentimento bifronte, che accomuna ora lo Stato, ora le banche, dimentichiamo che siamo sempre noi, quelli che chiedono favori alla politica e insieme prestiti in banca. Salvo poi maledirli perché ci hanno concesso l’uno e gli altri. Vuoi perché ci vergogniamo, vuoi perché ci accorgiamo che quei prestiti non possiamo ripagarli.

La realtà che dovremmo avere il coraggio di riconoscere è che banche, stato e privati sono la laicissima trinità del nostro vivere socieoconomico. Simul stabunt, simul cadent, come dicono quelli istruiti.

Detto con parole mie: parlar male delle banche o dello Stato equivale a parlar male di noi stessi. E non so voi, ma io sono parecchio stufo di quest’esercizio.

Mi son convinto, perciò, che bisogna far pace con lo Stato e con le banche, per far pace con noi stessi, pure a costo di perdonar loro evidenti difetti costitutivi e cercando invece di trovare espedienti migliorativi, ricordando che pure noi, i privati cittadini, ne siamo specchio fedelissimo.

Solo così, forse, può venire fuori qualche buona idea.

Per ragionare, tuttavia, può essere utile conoscere alcuni dati. All’uopo mi servo dell’ultima relazione della Banca d’Italia che dedica un paio di illuminanti capitoli al sistema bancario nostrano che è assai utile sommarizzare.

A cominciare dall’inizio: “In Italia le banche ricoprono un ruolo rilevante nel finanziamento dell’economia”, scrive la BC. Siamo una Repubblica fondata sul lavoro e sulle banche, insomma. Piaccia o no è così.

Tale intreccio fra noi e le banche ci viene plasticamente rappresentato dai numeri. “A fine 2013 il credito bancario a famiglie e imprese era di oltre 1.400 miliardi di euro, pari al 91% del Pil. I prestiti delle banche costituiscono quasi due terzi dei debiti finanziari delle imprese e oltre un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie è investito in depositi e obbligazioni bancarie”.

Quindi abbiamo da una parte che i due terzi dei debiti finanziari delle imprese stanno in pancia alle banche, quindi circa 800 miliardi fra breve e medio termine su 1.260 circa. Dall’altra che oltre 1.300 miliardi di ricchezza delle famiglie è prestata alle banche, sotto forma di depositi (1.047 mld) od obbligazioni bancarie (326 mld) , ai quali si aggiungono altri quasi 280 miliardi che le imprese hanno come attivo che vengono appoggiati alle banche come circolante, depositi a vista e altri depositi.

Se fate due somme, scoprirete che i 1.400 miliardi di prestiti che le banche concedono a famiglie e imprese, corrispondono grossomodo ai crediti che le famiglie e le imprese hanno nei confronti delle banche stesse (circa 1.580 miliardi) e che anzi sono pure inferiori. Quindi le nostre banche sono ricche (e malviste) perché gli italiani sono ricchi (e malvisti), non il contrario.

Perciò le banche hanno patito, negli anni bui della crisi, esattamente come hanno patito molti italiani, chiudendo il 2013 con perdite, per l’intero settore, pari a due miliardi. Ma quello che ha fatto patire le banche non è stato la mancanza di fondi, anche se poi col procedere della crisi i patrimoni si sono erosi a causa dell’aumento delle sofferenze e degli incagli, specie nel settore immobiliare, che pure grandi soddisfazioni aveva regalato ai nostri istituti di credito.

Quello che le ha fatte soffrire è stato il brusco prosciugarsi della liquidità. La morte repentina dell’interbancario post-Lehman. Per questo è arrivata la Bce e ha iniziato a pompare liquidità nel circuito.

Lo stesso patimento che ha sofferto il nostro debito pubblico, sul finire del 2011, che, ci hanno raccontato, rischiava di non trovare più sottoscrittori. Sicchè le banche, coi soldi della Bce, hanno comprato bond pubblici per dare ristoro alla nostra contabilità pubblica, mentre tagliavano i fondi ai privati, che, visti come un tutt’uno sono anche i i loro principali creditori.

In pratica, hanno usato i soldi della Bce per rimanere liquide e i soldi degli italiani per rimanere solide. E gli italiani, molto disciplinatamente, hanno continuato a dargliene. I depositi, infatti, sono cresciuti per tutto il 2013.

Tutto questo mentre lo Stato, grazie alle banche che comprando titoli pubblici contribuivano a raffreddare i rendimenti, sentitamente rendeva grazie e, prosaicamente, ricambiava con corposi interessi attivi sui bond pubblici comprati dalle banche pagati con le tasse dei cittadini.

Ecco la trinità laica al lavoro.

Prima di proseguire nell’analisi, tuttavia è assai utile fornire un altro elemento che fa capire come il processo di finanziarizzazione delle nostre economie non sia in alcun modo un incidente della storia. Piaccia o meno, tutti siamo chiamati a farci i conti.

In Italia, nel 2013, le banche pesavano il 71,3% dell’intero settore finanziario. Solo in Spagna le banche sono più invasive (75,7%). Ma con una differenza: in Spagna le banche sono dimagrite, dal 2001 in poi, quando erano al 77,3%. In Italia è andata al contrario: eravamo al 64,2% e siamo arrivati al 71,3.

L’Italia, quindi, è sempre più bancocentrica.

L’area dell’euro è al 55%, con Francia e Germania rispettivamente al 67% e al 66,6%. Nel Regno unito le banche pesano il 55,6, in calo di un punto dal 2001, mentre negli Stati Uniti appena il 28,2&, dal 26,8 del 2001.

Poi c’è un altro dato: dal 2001 a oggi il peso sul Pil del settore è costantemente aumentato in tutto il mondo avanzato. In Italia nel 2001 il settore finanziario quotava 2,4 volte il Pil, oggi il 3,9. Stavolta siamo fanalini di coda. La Francia sta a 6, dal 4,1 del 2001), la Germania sta a 4,4, dal 4,3 del 2001, l’area euro a 6, dal 4,3 del 2001, mentre il Regno Unito sta a 12,4, quasi il doppio rispetto al 6,1 del 2001. Gli Usa stanno a 4,7, un punto in più rispetto a 13 anni fa.

Il combinato disposto ci dice una cosa molto semplice: la finanza è destinata a crescere di peso nell’economia e in Italia le grandi protagoniste sono le banche.

Faremmo bene a farcele piacere, se vogliamo provare a tirarne fuori qualcosa di buono.

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  1. Jean-Charles

    In contropiede a quanto Lei a esposto molto accuratamente e ragionevolmente desidero far notare quanto segue :

    L’articolo 123 del trattato di Lisbona impedisce alla BCE di acquisire direttamente obbligazioni pubbliche italiane al 1-2% per esempio come FED e BOJ. Ne risulta per banche private la possibilità di acquisirlo a ben di più d’interesse.

    Nel 2013 il debito pubblico italiano è costato circa 85 miliardi d’interessi per circa 2000 miliardi ossia un tasso d’interesse unitario medio sull’insieme del debito pubblico di più del 4% ( 85/200 x100 =4.25%.

    Circa 2% di più che necessario in confronto al tasso medio francese di circa 2.5%. 30-40 miliardi sottratti in più dalle tasche delle famiglie e imprese ogni anno.

    Che la finanza venga a piazzare politici non eletti tali Monti e Renzi sorretti da loro è ovvio. Se mai saranno rottamati opportunamente in seguito. Ma i privati continueranno a subire.

    Si parla troppo poco dell’articolo 123 del trattato di Lisbona imposto da qualche d’un.i Dovrebbe essere messo in discussione e al voto tramite diritto d’iniziativa popolare.

    Nessun partito si muove. Neanche quelli finanziati per raccogliere il voto di protesta. Così si continua a sottrarre almeno 30 miliardi annui agli Italiani.

    Gli Italiani lo sentono.

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    • Maurizio Sgroi

      salve,
      lei dice il vero: le bce non può comprare titoli pubblici sul primario e perciò gli stati devono venderli alle sue banche che guadagnano col carry trade (si indebitano a tassi Bce e prestano allo stato al tasso nazionale), il tutto pagato con le tasse dei cittadini, che devono versare la differenza fra quanto lo stato avrebbe pagato alla banca centrale e quanto alle banche nazionali. allo stesso tempo però lo scopo del post era provare a illsutrare come lo stato di salute di un paese dipenda dalla trinità stato-banche-privati. se tutte e tre le cose funzionano, un paese funziona: semplicemente. quindi sono ben lieto di aver contribuito con le mie tasse a dare una mano alle banche italiane che l’hanno data allo stato. non mi indigna che le banche ci abbiano guadagnato. Semmai il fatto che ci abbiano guadagnato solo loro.
      grazie per il commento

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  2. legione del sole

    salve Maurizio,
    con tutta onestà non ci sentiamo di condividere tanta magnanimità nei confronti delle banche, perchè stima e rispetto si devono conquistare con onestà e buoni principi. Molte di loro non sono forse il braccio armato della finanza speculativa? E comunque tutte obbediscono ad un sistema che viene dettato dal potere imperante (oggi la finanza). Quindi ci pare di svincolare dal problema mettendo le banche nel centro del mirino. E’ evidente che quando si ha una malattia o la si guarisce o ci si convive fino alla morte, quindi comprendiamo il tuo discorso di accettazione. Quando costruiamo un secchio che deve contenere acqua utilizzando del materiale scadente e questo col tempo arrugginisce e perde acqua dai buchi, risulta inutile cercare di intervenire con saldature che non terrebbero sulla ruggine. Dobbiamo costruire un altro secchio con del materiale migliore. Il nostro sistema economico-finanziario è come il secchio che arrugginisce: va ricostruito sulla base di nuovi principi, nuove idee che contemplino una visione più olistica della vita. Perchè continuare a difendere e dare fiducia a questo sistema fallimentare basato sulla falsità, la disonestà e la truffa diciamo legalizzata? E’ impensabile che 7 mld di persone possano essere in sintonia con tale sistema (vedi finanza islamica, nascita di nuovi sistemi monetari-bitcoin, crowd-funding).
    Con le banche c’è un idillio solo finchè le cose vanno bene (in genere solo a pochi); al minimo cedimento la banca ti mette con le spalle al muro. E’ un sistema rigido, poco performante, che viaggia a senso unico, sempre e solo a favore del potere. Questo non può piacere, anche se dobbiamo farcelo piacere, ma saremmo poco onesti con noi stessi: cosa direbbe la nostra dignità?
    Evviva i liberi pensatori e grazie di consentircelo.
    Ps: altri discorsi in merito all’Italia come repubblica fondata sul lavoro, addirittura come articolo n°1: lo stato come azienda e i cittadini come dipendenti lavoratori. Anche qui c’è da pensare.
    Buone cose,
    Legsol

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    • Maurizio Sgroi

      salve,
      lo scopo del post non era discorrere di come e quanto siano cattive o buone le banche, anche perché ne ho già discusso altrove. Scopo del post era illustrare la trinità stato-banche-privati, per argomentare circa l’evidenza che, come ogni trinità, nasconde un’unità.
      perciò criticare le banche è come criticare noi stessi. nessuna magnanimità, quindi. Nè verso le banche, né verso noi stessi.
      grazie per il commento

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      • legione del sole

        …i cittadini sono forzatamente obbligati a partecipare a questa trinità, anche se ormai hanno capito che non è possibile condividere i principi sui quali essa si fonda. E perchè mai lo Stato debba colludere e fondersi in questa unità (traballante) che ne scaturisce? Il solito 90% di quei cittadini ignari di questa trinità che riceve regole dal potere dominante (la finanza), se arrivasse ad avere le idee un pò più chiare su come funziona il potere finanziario potrebbe spingere verso una società che valorizzi altri principi e virtù umane, migliorando l’economia sociale…Dovremmo prepararci per nuove sfide epocali, una nuova era in cui l’intelligenza/conoscenze che abbiamo sviluppato servano per renderci più felici e consapevoli. Non è detto che serva tanto denaro per essere felici…ma in quest’epoca se non ne hai conviene prendere i voti e dedicarsi allo spirito.Che servano a questo le crisi economiche?
        Sempre e comunque complimenti per le tue riflessioni.
        Buone cose,
        Legsol

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