Scacco al Re greco con la mossa del cavallo Bce


Se fossi un bravo scacchista, mi raffigurerei l‘ipocrita tenzone fra Grecia ed Europa come una raffinata partita di scacchi, atteso che tutto si gioca sulla strategia e sulla tattica. Su avanzate e ritirate.

I greci infatti, nella persona del nuovo governo, hanno fatto la prima mossa, iniziando la partita, e adesso siamo nel mezzo di una tenzone vieppiù accesa dove, improvvisamente, è arrivata la mossa della Bce, che ha deciso di non accettare più i titoli del debito pubblico greco come collaterale per le sue operazioni di liquidità, cui sono seguite vertici politici, dichiarazioni roboanti e tutto l’armamentario delle trattative.

Purtroppo non sono un valente scacchista. Ma ho imparato ad apprezzare, nelle mie occasionali partite, quella che usualmente viene chiamata la mossa del cavallo.

Il cavallo, negli scacchi, ha la pregevole caratteristica di poter scavalcare tutti gli altri pezzi e gode di una grande mobilità a 360 gradi che è facile spiazzi l’avversario. Spesso la mossa del cavallo decide le sorti di una partita.

La mossa della Bce mi ci ha fatto pensare immediatamente.

Giudico peraltro oziose le osservazioni di coloro che hanno profittato dell’evento per dire che la Bce è l’unica entità europea funzionante, e quindi decisiva della partita. La mossa della Bce è una mossa squisitamente europea, intesa l’Europa quale coacervo di istituzioni sovranazionali, inquadrate nei trattati, nei quali anche la Bce trova la sua origine.

Per farvela semplice: forse la Bce è il cavallo, e si muove anche con un certo grado di libertà. Ma il Re, nella nostra scacchiere, è l’Ue. Così come nella parte avversaria è lo stato sovrano greco. I continui riferimenti alla Germania, che certo ha voce in capitolo ma non è l’Europa, rischiano di confondere le acque. O di servire alle solite penose strumentalizzazioni che qui cerco di risparmiarvi/mi.

Il cavallo Bce adesso ha messo sotto scacco il Re greco. Il governo greco quindi dovrà fare una mossa per sottrarsi dalla minaccia del cavallo per evitare lo scacco matto. E di solito, nel gioco degli scacchi, quando si finisce sotto scacco si finisce sempre col dover sacrificare qualche pezzo del proprio schieramento.

Ma non si capisce bene il senso di questa affermazione se non si leggono con attenzione la breve nota della Bce e i suoi annessi e connessi, in particolare il regolamento che disciplina il funzionamento delle ELA, ossia le procedure per l’erogazione di liquidità di emergenza alle quali la nota Bce fa esplicito riferimento.

Come al solito, e dico purtroppo, bisogna rassegnarsi a infliggersi letture noiose se si vuole capire quello che succede.

Cominciamo dalla nota Bce, per fortuna assai breve. Ve lo traduco (scusate l’approssimazione) perché temo che pochi l’abbiano letta e perchè molto utile.

Parte prima: “Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) ha deciso di revocare la clausola di non pregiudizio che riguarda gli strumenti di debito negoziabili emessi o integralmente garantiti dalla Repubblica ellenica. La clausola di non pregiudizio ha permesso che tali strumenti fossero utilizzati nelle operazioni di politica monetaria dell’Eurosistema, nonostante il fatto che essi non soddisfacessero i requisiti minimi di rating del credito. La decisione del Consiglio direttivo si basa sul fatto che non è attualmente possibile ipotizzare una positiva conclusione della revisione del programma ed è in linea con le regole dell’Eurosistema esistenti”.

Questa prima parte merita alcune considerazioni. La prima è che la decisione è stata presa dal consiglio direttivo, non quindi dal presidente in splendida solitudine. Il consiglio direttivo, lo ricordo, è composto dai sei membri del consiglio esecutivo e dai 19 governatori delle altrettante banche centrali dell’eurozona. In assenza di minute non sappiamo come abbia votato il governatore della banca centrale greca, ma vorrei tanto saperlo.

La seconda è che la clausola di non pregiudizio era collegata al programma di rientro, quindi la Grecia, per i noti fatti, era sotto procedura di prestito condizionato. Tale consuetudine è antica quanto l’Europa monetaria stessa. Quindi avendo il governo greco di fatto disdettato le condizioni del prestito, quest’ultimo è decaduto.

Parte seconda: “Questa decisione non comporta conseguenze per lo stato di controparte delle istituzioni finanziarie greche nelle operazioni di politica monetaria. I fabbisogni di liquidità delle controparti dell’Eurosistema, per le controparti che non dispongono di sufficienti garanzie alternativa, possono essere soddisfatti dalla banca centrale nazionale competente, per mezzo di liquidità di ultima istanza (ELA) nel rispetto delle regole dell’Eurosistema esistenti”.

Traduco: le banche greche continuano ad essere considerate controparti per le operazioni di fornitura di liquidità dietro deposito di collaterale, bond greci inclusi, ma lo sono nei confronti della banca centrale greca, la quale, per procurare i mezzi necessari, può utilizzare la procedura ELA. In sostanza il debito dello stato greco scontato dalle banche greche se lo deve tenere in pancia la banca centrale greca.

Nel documento che spiega come funziona l’ELA leggo infatti che l’emergency liquidity assistance, (ELA) “consiste nell’erogazione da parte delle banche centrali nazionali (BCN) dell’Eurosistema di moneta di banca centrale a favore di un’istituzione finanziaria solvibile che si trovi ad affrontare temporanei problemi di liquidità, senza che tale operazione rientri nel quadro della politica monetaria unica. La responsabilità dell’erogazione di ELA compete alle rispettive BCN. Ciò significa che qualsiasi costo e rischio derivante dalla concessione di ELA è sopportato dalle rispettive BCN”.

In sostanza il debito pubblico greco diventa un problema della banca centrale greca. In perfetto spirito QE.

Saranno contenti i sovranisti, penso.

Ma c’è un ma. “L’articolo 14.4 dello Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea attribuisce al Consiglio direttivo della BCE la competenza di limitare le operazioni di ELA qualora valuti che interferiscono con gli obiettivi e i compiti dell’Eurosistema”. Le decisioni in tal senso sono prese con la maggioranza dei due terzi.

Ma soprattutto, per poter decidere, “il Consiglio direttivo deve essere informato tempestivamente in merito a tali operazioni”. Tale informativa è assolutamente stringente e dettagliata. Inoltre, “nel caso in cui il volume complessivo delle operazioni di ELA previste per una data istituzione finanziaria o un determinato gruppo di istituzioni finanziarie superi un livello di 500 milioni di euro, le rispettive BCN devono informare la BCE il più presto possibile, anteriormente (il corsivo è mio) all’erogazione dell’assistenza che si intende concedere”.

Non vi basta come condizionalità? Allora aggiungo questo: “Se il volume complessivo delle operazioni di ELA previste per una data istituzione finanziaria o un determinato gruppo di istituzioni finanziarie supera un livello di 2 miliardi di euro, il Consiglio direttivo valuterà la possibilità di un rischio di interferenza con gli obiettivi e i compiti dell’Eurosistema”.

Capisco perciò che la mossa del cavallo europeo, la Bce, ha già sortito un effetto, oltre a quello di far finire sotto scacco il Re: si è mangiato il cavallo della Grecia, ossia la Banca centrale nazionale, di fatto finita sotto tutela pure se sembra il contrario, e destinata a gravarsi di rischi che limiteranno la sua capacità di giudizio.

L’ELA lo può attivare, ma sempre condividendo la decisione con l’Eurosistema ed entro certi limiti, poco confacenti all’ammontare dei rifinanziamenti necessari alla Grecia.

Leggo le dichiarazioni rassicuranti del governo greco, che giura di non aver problemi perché tanto c’è l’ELA, come una penosa quanto forse inconsapevole sottovalutazione del problema. Ossia che il Re greco, ossia lo stato sovrano, è sotto scacco, e ha già perso il cavallo. E questo spiega bene perché nelle ultime ore le dichiarazioni dei politici greci siano diventate assai più concilianti.

Ora tocca ai greci fare la loro mossa.

Ma sono circondati.

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  1. Jean-Charles

    Re Vladimiro sa giocare a scacchi….e i cinesi contendono un accesso nel mediterraneo.

    Ti dò rubli con i quali compererai il mio gas più tardi, mi ricambi con dollari a tasso convenuto che cambio in euro ed accontento la Grecia.

    Farsi mettere scacco per agevolare oltre. Chi perde, chi vince ?

    Cosa?

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  2. Angelo

    Per lo meno il cavallo greco è neutralizzato; ma nel campo avverso, la mossa tende a liberare gli alfieri dell’unione politica in coerenza con la filosofia di Draghi. No?

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    • Maurizio Sgroi

      salve,
      draghi, più che un filosofo, è un creativo esecutore. la filosofia Ue è vecchia di sessant’anni, e ha avuto molti epigoni. l’unione politica c’è già, se non nel diritto nei fatti. sennò perché i greci dovrebbero andare a pietire a bruxelles?
      grazie per il commento

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  3. Fla

    Rispondendo alla (provocazione?) frase: “Saranno contenti i sovranisti”, Le posto quanto ebbe a dichiarare un grande primo ministro canadese, William Mackenzie King, prima delle elezioni del 1935: “Una volta che a una nazione rinuncia al controllo della propria valuta e del credito, non importa chi fa le leggi della nazione. … Fino a quando il controllo dell’emissione della moneta e del credito non sia restituito al governo e riconosciuto come la responsabilità più rilevante e sacra, ogni discorso circa la sovranità del Parlamento e della democrazia sarebbe ozioso e futile”. – Riportato da Sergio Cesaratto, http://www.econ-pol.unisi.it/cesaratto/curriculum.htm , uno cosiddetto “specialista” del settore. Non uno qualunque. Giusto per chiedere: ma cosa centra la sovranità o i sovranisti in questo caso, visto che la Grecia è ancora dentro l’Euro, e cioè adotta una moneta “straniera” che deve prendere in prestito?
    Secondo: le segnalo articolo di altro specialista, questa volta francese e di nome Jacques Sapir, su chi possa essere realmente in “scacco” http://russeurope.hypotheses.org/3395 . A me sembra che Varoufakis, autore del libro Il minotauro globale, stia adottando la politica del “salvami o buttami fuori”. O i paesi del Nord, in surplus corrente strutturale, accettano di fare i trasferimenti fiscali ai paesi del Sud (come accade in Italia) o l’Eurozona salta.

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    • Maurizio Sgroi

      Salve,
      Non era una provocazione, ma una constatazione.
      Conoscevo anche la citazione che è sensata ma bisogna contestualizzarla nella sua epoca. Dal secondo dopoguerra le istituzioni internazionali si sono moltiplicate. L’ue e di sicuro l’esperimento più avanzato e nessuno sa come andrà a finire. quello che sappiamo è che questo esperimento dura da sessant’anni e credo che molti continuino a sottovalutare questa permanenza.
      Quanto ai greci, capisco le osservazioni. penso tuttavia che stiano giocando una partita molto pericolosa. spero ne siano pienamente consapevoli.

      Grazie per il commento

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      • Fla

        Sottovaluta il fatto che, senza una unione fiscale, più che bancaria, e senza un budget europeo, tralasciando il dettaglio tecnico della BC che non può essere a maggior ragione indipendente (e deve necessariamente lavorare di pari passo con un ministro del Tesoro europeo) il progetto moneta unica Euro è un aborto (economico). Chi sono i primi a rifiutare tali prospettive (tralasciando il fatto che il progetto moneta unica doveva essere il passo finale a tutta l’unione fiscale, non il primo passo, cosa che ci mette spalle al muro e di fronte ad un aut aut che a mio modo di vedere è ANTI democratico)? I greci o i tedeschi (o paesi del Nord)?

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      • Maurizio Sgroi

        salve,
        l’unione fiscale si può fare in tanti modi o ci si può arrivare in tanti modi. quella bancaria, ad esempio, è un raffinato espediente per provare a spezzare il legame fra debito sovrano e banche residenti, e quindi, indirettamente, costringere gli stati a una maggiore disciplina fiscale.
        Poi l’ue presenterà a breve una proposta di legge per l’unione dei mercati finanziari: converrà che armonizzare le regole (anche fiscali) di emissione di un bond, ad esempio, ha enormi conseguenze su un’unione monetaria. infine ho letto più volte di idee per arrivare ad armonizzare anche alcuni settori del welfare, come ad esempio la previdenza, che se ci pensa un attimo è forse il cuore del problema fiscale del nostro tempo.
        come vede l’unione fiscale si può farla più o meno surrentiziamente e l’idea che servano trasferimenti fiscali per avere un’unione fiscale è corretta, ma non esaustiva.

        tutto ciò l’ho appreso leggendo quello che dicono i banchieri centrali, che poi sono quelli che portano avanti questi processi. se avessi letto i nostri validissimi economisti, impegnati a far quadrare i loro modelli matematici, non l’avrei saputo.
        grazie per il commento

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      • Fla

        Salve.

        Lei afferma: “costringere gli stati a una maggiore disciplina fiscale”. Ma la crisi dell’Euro non è una crisi fiscale (troppa spesa pubblica). Ma finanziaria (qualcuno ha prestato a chi non doveva). Mi scusi, ma prima di fare l’Italia, era stata fatta la lira? Il fatto che i sistemi pensionistici sono tutti diversi fra tutti gli Stati aderenti all’UEM non è già di per se uno squilibrio? I regimi fiscali diversi? I regimi IVA diversi? Le imposte sulle persone fisiche, giuridiche, dividendi diversi? Non so se ci rendiamo conto, ma pur adottando l’Euro ogni stato membro emette bond nazionali? Allora, ad esempio, tutti gli imprenditori che se ne vanno oltre confine ad aprire ditte, ad esempio Austria, Slovenia, Ungheria perchè lo fanno, per sport? O forse perchè c’è un regime fiscale diverso? Pur essendo DENTRO l’Euro!?!? Se io mi sposto da Lombardia ed Emilia il sistema fiscale è identico. Idem se dal Wisconin vado in Michigan. In UEM no. Il regime francese è diverso da quello olandese.
        Il sistema previdenziale è un problema relativo, siamo una popolazione che invecchia (come tutte quelle occidental), su questo non ci piove. Ma non è sottraendo risorse ai giovani (cioè lavoro, reddito come stanno facendo ora a Bruxelles/Francoforte) che renderemo stabile il sistema. Tutt’altro. Sinceramente io non mi fido molto dei banchieri centrali. Preferisco, dopo aver letto fra le righe e cercato di capirne l’orientamento, leggere chi di professione “spiega” (o cerca di farlo) a chi di professione parla per non rendere trasparente il sistema. Saluti.

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      • Maurizio Sgroi

        salve,
        io, per non sbagliare, non mi fido di nessuno, ma cerco solo di prendere da ognuno le informazioni e poi provare a capirci qualcosa. questo come mio metodo di lavoro.
        le sue osservazioni sono condivisibili, ma la invito a riflettere sulla possibilità che la peculiarità dell’unione europea, imperfetta come lei stesso ha evidenziato, non possa essere l’inizio di un qualcosa di cui nessuno ancora comprende i contorni. una nuova forma di sovranità forse.
        poiché non ho risposte, ma solo domande, questo mi limito a chiedermelo. e di conseguenza osservo, per pura appassionata curiosità.
        grazie per il commento

        ps i banchieri centrali, molto spesso sono economisti 😉

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      • _beneathsurface

        @Fla : non è vero che spostandosi all’interno delle regioni italiane l’imposizione fiscale (e specularmente anche i traferimenti e le deduzioni/detrazioni fiscali) non cambino.
        Ne sono esempi l’IRAP, addizionale regionale irpef, ticket sanitari, la stessa IMU/TASI/TARI addirittura a livello comunale, e così in ogni settore in cui la riuscitissima (NdR, ironico) devolution federalista ha demsndato competenze ai Consigli Regionali.
        Resta valido il discorso dei trasferimenti fra l’Ente “federatore” e gli eventuali disagiati soggetti federati, cosa che in UE non esiste e invece dovrebbe, pena la fine dell’euro.

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      • Fla

        @ Sig. Sgroi: buongiorno. Ci ho riflettuto molto in questi anni anche io. Ma la prima imperfezione che ritrovo, e mio avviso vincolante, è che il percorso sovranazionale europeo è, purtroppo, al di fuori della democrazia. E’ antidemocratico. Ne è consapevole anche Lei? Lei che potere ha, come cittadino europeo, di poter dire la sua nelle scelte economico/politiche dell’Unione, esprimendosi attraverso il voto? Se la risposta è 0 (zero), dovremmo iniziare tutti a farci delle domande, di cui le prime sono: cosa ho deciso io in merito al TTIP? Cosa ho deciso in merito alle sanzioni alla Russia? Saluti,
        @beneathsurface: certo ne sono consapevole. Il mio esempio era generico naturalmente e non potevo specificare tutto in pochi righe. Saluti.

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      • Maurizio Sgroi

        salve,
        le domande me le pongo, ovviamente. ma il fatto è che sui trattati internazionali, come il ttip, non posso dire la mia neanche come cittadino italiano, atteso che la costituzione li esclude dalle consultazioni popolare. così come non mi pare che l’ingresso nell’euro sia stato sottoposto a referendum. così come non ho nessuna possibilità, col mio voto, di decidere sulle scelte di politica estera.
        ciò significa che in italia abbiamo un deficit democratico?
        me lo chiedo, appunto
        grazie per il commento

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      • Fla

        Salve. Lei non può dire la Sua come cittadino italiano perchè, di fatto, l’Italia è ora come ora Unione Europea, e Lei non ha diritto di voto sugli organi che regolano di fatto l’Economia e gli Esteri europei (come accade in Italia quando Lei elegge uno o più rappresentati in base ai programmi di partito). Lei elegge solo parlamentari europei che, da quanto ne so, sono mero organo di controllo http://it.wikipedia.org/wiki/Parlamento_europeo . Per lei questa è democrazia?
        Ad esempio quando l’UEM appoggia un governo di estrema destra in Ucraina in aperto contrasto con gli stessi interessi italiani http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-02-09/ucraina-spagna-accusa-sanzioni-sono-costate-21-miliardi-ue-zero-usa-112545.shtml?uuid=AB94rcrC e gli organi di informazione mentono sulle reali cause di questa guerra civile, possiamo parlare di nuova forma “democratica” di ente sovranazionale?
        E’ l’Unione Europea, inoltre, che porta avanti il TTIP, non l’Italia come paese sovrano, la cui Costituzione è già stata violata in questi anni migliaia di volte in campo internazionale . Quindi non vedo come si possa dare una “colpa” all’Italia, quando nella realtà il vero attore è l’ UE.

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      • Maurizio Sgroi

        salve,
        capisco il suo punto di vista. sottolineo che l’italia ha sempre perseguito dal dopoguerra in poi una politica internazionalista, pensi all’adesione al Fmi o ai trattati di roma, per non parlare dell’oece. l’ue è solo una conseguenza storica di una decisione politica che affonda le sue radici nel tempo.
        questa non vuole essere un’incolpazione, ma una pacifica presa d’atto. Quindi l’ue siamo (anche) noi. piaccia o no.
        grazie per il commento

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  4. Charly

    Ciao, nel caso di scacco da parte dei cavalli non si può sacrificare un pezzo mettendolo sulla direttrice (il classico esempio è il matto affogato). Rimane solo un modo: muovere. E presumo che ai greci rimangano solo due mosse: far saltare il banco o mettersi la coda fra le gambe. Personalmente sono proprio interessato all’evolversi della situazione.

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    • Maurizio Sgroi

      salve,
      grazie per la dritta scacchistica. vedo che lei, a differenza di me, è un professionista.
      il matto affogato non lo conoscevo. ma di matti affogati dai debiti, purtroppo, è pieno il mondo.
      concordo con lei sul fatto che i greci dovranno muovere. e anche io seguo la situazione con interesse. non azzardo previsioni, ma credo che ci sarà molto lavoro per le code. in tutta europa, non soltanto in grecia.
      grazie per il commento

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  5. _beneathsurface

    Personalmente mi sono rimproverato per non aver intuito in anticipo la mossa della BCE, tanto più quanto questa è basata su informazioni note a tutti e da tempo (il rifiutp di Atene a ogni accordo con la Trojka), su una cornice legale nota (il regolamento che norma gli aiuti alla Grecia e la clausola di eccezionalità per i titoli greci scontabili presso bce), e sulla necessità (anzi, l’obbligatorietà di tale scelta).
    Ma io al pari di moltissimi, sono solo un lettore, poco fantasioso e con le altre rogne a cui badare che tutti dobbiamo affrontare nella vita reale…ma cosa dire di chi si candida a elezioni, scrive programmi populisti e di fuoco per infiammare le platee, e di chi dovrebbe sorvegliare (giornalisti economici, accademici, la stessa BC greca mi si vuol far credere che ignorasse a dicembre che le posizioni di Syriza avrebbero portato a questo? Se sì…licenziateli tutti!)
    A me spiace e sono terribilmente preoccupato per questa serpeggiante perdità di indipendenza, e sovranità del voto, ma É TUTTO LEGALE se ci siamo dati una certa cornice di convivenza (euro, maastricht, fiscal compact, schengen e via così), dovremmo tutti sapere che siamo vincolati al rispetto di certe regole.
    Ma, e lo dico sapendo che verrò pesantemente biasimato e forse offeso, ma la maggiore, prevalente parte di chi ha diritto di voto o non è adeguatamente informata, e malgrado la libertà e la tecnologia, non lo fa neppure, oppure non ha neanche il livello necessario per comprendere, oppure preferisce vivere di conoscenza semplicistiche (dalle mie parti sidice tagliate col manaro, una specia di accetta), opportunistiche, populiste e neppure passate preventivamente per una valutazione di logicità o addirittura di coerenza con altri personali pregiudizi di cui si riempiono la bocca.
    Il diritto di voto universale è una fondamentale conquista liberale e democratoca, non ci penso neppure a negarlo, ma o chi si candida è serio e non cavalca il populismo becero, o serve un organo indipendente che “certifichi” tali programmi dato che la carta stampata ha ormai abiurato a questo nobile fine su ordine dei propri venduti editori e i social media ancora non sono riusciti a sostituirsi in questo aspetto, mal governati come sono sotto ogni aspetto: norma che obblighi a citare fonti e fatti, norme che controllino e moderino le discussioni, norme che censurino affermazioni palesemente partigiane eccetera.

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    • _beneathsurface

      Quando dico che, nell’ambito della cornice legale europea che ci siamo democraticamente dati, è del tutto legale questa perdità di “arbitrarietà” o se si preferisce di “ampiezza onirica” nel votare qualsiasi tipo di programma politico non intendo assolutamente dire che gli organi politici europei così come sono costruiti non siano perfettibili ulteriormente.
      Anzi sono convinto che siano ancora pesantemente non democratici, perchè il peso che il Parlamento e Commissione hanno è ancora inferiore a quello del Consiglio dei ministri e quello dei Capi di Governo.
      Magari prendere e ratificare decisioni in questi organi permette di bypassare tempi parlamentari più lunghi, ma che sia democratico e trasparente ce ne corre.

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      • Maurizio Sgroi

        salve,
        la democrazia è un metodo, diceva qualcuno. nel caso ue il metodo è chiaramente delineato, come osservava anche lei. dovremmo intenderci su cosa sia la democrazia, prima di dare patenti di democraticità a questo o a quello. personalmente cerco di non venerare nessun idolo. neanche quello della democrazia, come ho provato a spiegare in tedioevo. e ricordo anche che gli antichi romani eleggevano “democraticamente” nel loro senato un dittatore quando se ne ravvedeva la necessità. tutti ricordano la parabola di cincinnato.
        ciò per dire che si fa molta demagogia quando si parla di democrazia.
        non a caso le due parole rimano.
        grazie per il commento

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  6. _beneathsurface

    Ovviamente gli uomini, pro domo sua, applicano la parola democratico a tanti modelli politici e sociali: anche la Cina è democratica ma nessun occidentale si sognerebbe di credere che la nostra e la loro definizione coincidano.
    Ovviamente io intendo il concetto di democratico all’interno dell’alveo di diritti e doveri che sono ormai comuni, prevalenti, fra le nazioni europee.
    Questo mi permette di inserire un ulteriore nuovo discorso, che però è collegato a quello greco, e a tutti noi: l’assenza di una Costituzione Europea.
    É mia opinione che proprio l’assenza di una magna charta sia alla base di alcune guerre legali, come quella non ancora conclusasi contro le OMT: se essa esistesse, non si potrebbe invocare la specificità di essere cittadini (e contribuenti) tedeschi, piuttosto che franxesi o italiani; saremmo tutti cittadini europei.
    Ma a quel punto riconosco che sarebbe obbligatorio il passo successivo, la federazione fra Stati, l’Unione politica. No taxation without rapresentation.

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    • Maurizio Sgroi

      salve,
      probabilmente lei ha ragione. se ci fosse una carta europea sarebbe tutto più chiaro. ci abbiamo provato, ma i francesi hanno rotto il giocattolo, come avevano già fatto nel ’53 con la comunità europea di difesa, che comunque non era ‘sto granché.
      sicché si è proseguiti sulla vecchia via, far comondare l’economia. la costituzione la stiamo scrivendo sulla pergamena dei conti correnti.
      grazie per il commento

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      • Fla

        I francesi hanno rotto il giocattolo perchè, forse, sembrava incostituzionale ed antidemocratico. Ed ha ragione _beneathsurface: no taxation without representation, slogan dei coloni americani, è il succo di quanto le dicevo in precedenza. E non è una questione di mere tasse. Ma di DEMOCRAZIA. Che, come rispose Lei una volta ad un mio commento, è ben al di sopra dell’economia (al servizio dell’uomo, non l’uomo al servizio dell’economia).

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