Il crepuscolo del 2014


Poiché finisce il 2014, e finalmente chiudo il blog per tirare un po’ il fiato, può far comodo capire come finisca, intanto, questo benedetto anno, che è stato un tempo in chiaroscuro, con una prevalenza del torbido che ben si confà al crepuscolare mese di dicembre.

Le brutte nuove che arrivano dalla Grecia, per dire, ma anche dalla Cina, con le banche centrali indecise a tutto e i governi gonfi di debiti impagabili, e noi, poveri mortali, spaventati dalla carestia che bussa alle nostre porte.

E il 2015 non sorge certo sotto auspici migliori.

A che punto siamo perciò?

La sintesi migliore l’ho trovate nell’ultima rassegna trimestrale della Bis, nel capitolo che parla delle statistiche bancarie. Non tanto (o non solo) perché seguace della vecchia scuola, convinto come sono che occorra seguire il denaro, ma solo perché il denaro, piaccia o meno, è l’autentico arbitro delle nostre esistenze e la Bis ha l’invidiabile privilegio di osservarlo dalle meravigliose alture della Svizzera, dalla splendida Basilea.

La prima notazione riguarda la ripresa dell’attività bancaria internazionale che, malgrado le economie vivacchino, è cresciuta per il secondo trimestre consecutivo, segnando un progresso dell’1,2% che segna una chiara inversione di rotta rispetto al calo registrato fra il 2012 e il 2013. Chi crede che far girare più soldi serva alle economie, troverà perciò in questo risultato un motivo di soddisfazione, visto che, tra l’altro, è la prima volta che l’attività bancaria torna in territorio positivo da fine 2011.

Al momento tale attività viene quotata in 30 trilioni di dollari (30.000 miliardi) e tale aumento, osserva la Bis “pare coincidere con un protratto aumento della propensione al rischio”. E tuttavia, “i flussi di credito internazionale intermediati dalle banche sono rimasti inferiori a quelli veicolati dal mercato obbligazionario”. Ciò a significare che attorno alle nostra teste girano innumerevoli nuvole di denaro che poi, di tanto in tanto, si addensano in oscure perturbazioni provocando la pioggia.

La seconda osservazione è che anche le economie emergenti, ex grandi speranze dell’Occidente spompato, hanno visto tornare gli afflussi di capitali, riprendendosi dalla terribile turbolenza che le aveva investite a maggio 2013 a causa delle avventate dichiarazioni della Fed sull’avvio del tapering.

Giova sottolineare, però, che gran parte di questi incrementi hanno riguardato l’Asia, e in particolare la Cina. Quest’ultima ha registrato tassi annui di afflussi transfrontalieri al livello di un incredibile 50%, portandosi l’esposizione dell’estero verso la Cina alla notevole cifre di 1.100 miliardi di dollari, “l’importo più elevato fra le economia emergenti – nota la Bis – e il settimo globalmente”. Casualmente è lo stesso importo che si registra in Giappone, che ha visto crescere l’esposizione di 32 miliardi nell’ultimo trimestre a un tasso di crescita del 20%. L’ennesimo esito giapponese del miracolo cinese.

Che la Cina riscuota tanta fiducia fra le banche estere potrà inquietare i più informati, ma per adesso contentiamoci di registrare questa notizia pronti a tenerla in mente per l’anno nuovo, quando i conti cominceranno ad essere regolati. Vale la pena ricordare che ancora nel 2009 la Cina non figurava neanche fra le cinque prime economie emergenti verso cui erano esposte le banche dichiaranti alla Bis.

Così come è utile notare che, a contrario di quanto accade in Cina, i flussi transfrontalieri verso l’Europa emergente, a cominciare dalla Russia, continuano a diminuire. Il focolaio del redde rationem potrebbe essere più vicino a noi di quanto pensiamo.

Ma non guastiamoci la festa.

Finché dura.

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