Il QE, la Bce e la tosatura light del risparmiatore


Con meravigliosa domanda retorica la Banca centrale europea si chiede se davvero il quantitative easing finisca con lo scaricare sulle spalle dei risparmiatori il costo delle scelte della politica monetaria.

Quanto c’è di vero, si chiede la Bce, nella tesi di un esproprio ai danni dei risparmiatori?

Domanda retoricissima, perciò, simile a quella che si fa l’oste quando si interroghi sul proprio vino, e tuttavia tremendamente attuale se persino ai piani bassi dell’informazione era sorto il sospetto che il QE nascondesse un lato oscuro.

Sicché, sentendomi (per pura megalomania) chiamato in causa mi sono fatto un dovere di leggere il tomo che accompagna la sintesi.

Lettura utilissima, perché pregna di analisi e di istruttivi raffronti storici che vi racconterò nel prosieguo del nostro discorrere, anticipandovi qui soltanto un pezzetto delle conclusioni: “Lo studio dimostra che non è la banca centrale a determinare nel lungo periodo i rendimenti dei risparmi in termini reali, ossia al netto dell’inflazione”.

“Nel medio periodo – osserva – il tasso di rendimento sugli investimenti in termini reali dipende soprattutto da quanto sia innovativa e giovane l’economia, dalle condizioni delle strade e di altre infrastrutture, dalla flessibilità del mercato del lavoro e da quanto siano propizie alla crescita le politiche pubbliche. È l’economia reale che genera rendimenti reali”.

Dal che deduco che noi italiani siamo messi maluccio.

Lo studio conferma che “per tutti i risparmiatori dell’area dell’euro la debolezza dell’economia dell’area e il basso livello dei tassi di interesse che ne deriva è una questione seria. Quando i rendimenti sono esigui, risparmiare la somma voluta richiede molto più tempo”.

Attenzione: quindi il livello dei tassi bassi deriva dall’economia, la Bce ne prende semplicemente atto, facendo il suo lavoro di banca centrale.

Quest’ultima infatti “influenza i tassi di interesse nominali, ossia senza considerare l’inflazione. Ma i rendimenti sui risparmi in termini reali – sostengono gli autori – dipendono da fattori concreti quali l’innovazione, la demografia e i mercati del lavoro”.

Sempre peggio, mi dico.

Ciò implica che “solo nel breve periodo – uno o due anni – la politica monetaria può influire in misura limitata sui rendimenti in termini reali”. Quindi per un paio d’anni qualche danno comunque il piccolo risparmiatore li subirà.

Ma tranquilli: “Questo breve orizzonte temporale non è determinante per gran parte dei risparmiatori”, così almeno stabiliscono gli autori, che concludono spiegando come “la politica monetaria non può indicare la via d’uscita dalla fase di debole crescita economica e, quindi, di tassi di interesse contenuti per i risparmiatori”.

Se i tassi sono negativi, insomma, la colpa non è di chi fissa i rendimenti nominali, ma dell’economia debole, ossia pigra e deflazionaria.

Spiazzato di fronte a questa inusitata inversione gnoseologica, mi convinco che la Bce abbia ragione: non subirò alcune tosatura a causa del QE. Se non per un paio d’anni.

Al limite una tosatura light.

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  1. Jean-Charles

    Dal 1998 al 2008 l’inflazione è stata a circa il 2% con interessi sul debito pubblico di circa il 4%. Dal 2008 ad adesso l’inflazione è calata a circa 0% e l’interesse a 10 anni a circa il 2%. Circa 2% d’interesse reale sul debito pubblico pagato dall’insieme dei Italiani.

    Ma la scadenza dell’insieme del debito pubblico è di circa 6-7 anni. Nel 2015 verranno pagati circa 75 miliardi d’interesse sull’insieme del debito pubblico di circa 2200 miliardi ossia 75/2200=3.5% d’interesse medio tenero conto del debito consolidato precedentemente a tassi più elevati.

    Una rendita per le banche private italiane e straniere che detengono circa il 90% del debito italiano con finanziamento allo 0% presso la BCE e tasso impieghi / fondi propri di circa 2

    La Francia con circa 2000 miliardi di debito pubblico ( 10% en meno di quello italiano pagherà nel 2015 circa 45 miliardi sul suo debito pubblico.

    L’Italia 30 miliardi in più.

    500 € per ogni abitante in Italia annui fin quando la BCE non potrà comperare debito pubblico a tasso inflazione +0 impedita dall’articolo 123 del trattato di Lisbona.

    Fin quando i politici che contano saranno scelti dai finanzieri.

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  2. Jean-Charles

    La campagna presidenziale di Obama è costata 1 miliardo di $ come quella dell’avversario Romney finanziata per ambedue per l’essenziale dal sistema finanziario. Chiaramente, Obama o Romney van bene tutti e due a chi li ha finanziati.

    L’elezione di Obama dai grandi elettori designati dai votanti non cambia granché in sostanza, solo in apparenza.

    Chi disponeva di ben meno non poteva essere eletto con una campagna politica di minore entità.

    Chi elegge chi, in sostanza?

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  3. Jean-Charles

    Manca uno zero sulla leva dei prestiti concessi dalle banche rapportati ai loro fondi propri che è almeno di 20 e non 2.

    Le banche private prestano da 20 a 35 volte i loro fondi propri ( senza ponderazione).

    La proposta politica dei 5 Stelle non verrà chiaramente mai discussa dunque mai votata.

    Il volume del debito pubblico italiano, ma non solo, rimarrà alto ed i Italiani continueranno ad essere tosati.

    http://www.meetup.com/fr/Parlamento-5-Stelle/events/151095792/

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