Bitcoin for dummies: Dalla blockchain alla DLT


Mano a mano che la blockchain di Bitcoin si allunga, tessuta pazientemente da legioni di utilizzatori dei sistema di pagamento basato sulla moneta virtuale, agli osservatori più attenti e interessati non è sfuggito il senso profondo dell’innovazione inaugurata dal sistema elaborato dal misterioso Satoshi. La blockchain, riepilogando l’universo delle transazioni svolte in bitcoin dal suo esordio, appare come un gigantesco libro mastro digitale che riporta fedelmente i desideri e le transazioni di infiniti user celati a malapena da uno pseudonimo che, come accade nella logica del web, manifesta a stento le pulsioni profonde dei suoi utilizzatori.

Paradossalmente è proprio questo libro mastro, assai più della moneta che lo popola, che è diventato l’oggetto del desiderio di tanti osservatori allocati nei piani alti del potere politico, finanziario e anche industriale. Quindi non solo le banche centrali, che vivono letteralmente nel sistema dei pagamenti, ma anche i governi, che in qualche modo tale sistema sono chiamati a garantire e che minaccia di essere terremotato dalla diffusione di questo strumento – la blockchain – che ormai si è evoluto nella sua connotazione più generale che viene denominata distributed ledger technology (DLT), che potremmo tradurre con libro mastro digitale distribuito, ossia pubblico e sociale.

Questo strumento ormai ha travalicato il confortevole recinto di bitcoin connotandosi come l’autentica innovazione della rivoluzione promossa da Satoshi. Nel frattempo, infatti, gli strumenti di pagamento virtuali si sono moltiplicati, ormai le monete virtuali si contano a centinaia, mentre il sistema di pagamento, che la blockchain rappresenta, sta entrando nella sua fase espansiva, non tanto per la moneta che veicola, ma per la tecnologia che incarna e che minaccia di rivoluzionare proprio il sistema dei pagamenti. “Con la DLT – recita in apertura uno studio recente promosso dal governo inglese proprio su questa tecnologia – potremmo assistere ad una di quelle esplosioni di potenziale creativo che catalizzano eccezionali livelli di innovazione”. Questa tecnologia infatti “potrebbe dimostrare di avere la capacità di fornire un nuovo tipo di fiducia a una vasta gamma di servizi”. E tuttavia, ciò può comportare alcuni decisivi cambiamenti: “Gli algoritmi che consentono la creazione di registri distribuiti sono potenti”, si tratta di “innovazioni dirompenti che potrebbero trasformare l’erogazione di servizi pubblici e privati e migliorare la produttività attraverso una vasta gamma di applicazioni”.

Non solo pagamenti, ossia scambio di moneta per beni e servizi, quindi. Ma è il senso stesso dell’intermediazione che cambia con le DLT. Questa tecnologia si propone nientemeno che espungere dal circuito dei pagamenti l’autorità centrale che ad essi sovrintende, che nel caso della moneta è la banca centrale. Ma la DLT va oltre la semplice gestione dei pagamenti in moneta. In teoria questa tecnologia è applicabile a qualunque tipo di transazione perché quest’ultima può esser resa direttamente fra i soggetti che la attivano senza bisogno di una mediazione di un ente terzo.

Vi parrà fantascientifico. Ma in realtà è tutto molto concreto. Già da tempo – ma è solo un esempio fra i tanti possibili – è sorto un organismo che si propone di sviluppare e applicare in maniera sempre più diffusa questa tecnologia. E se andate a vedere chi sono i sostenitori scoprirete che non sono piccoli nerd di periferia. Sono i colossi: da Jp Morgan alla Ibm.

E questo dovrebbe aiutarci a capire cosa sta succedendo.

(11/segue)

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