Bitcoin for dummies: Le mani dei governi sulla DLT


I distributed ledger, quindi, sono l’ultima frontiera dell’innovazione che la nascita di Bitcoin, chissà quanto consapevolmente, ha finito col promuovere. Nato come reazione e sfida al sistema, la tecnologia dei libri mastri digitali ormai viene cavalcata dallo stesso sistema che si voleva mettere fuori gioco. Nulla di strano: la storia è piena di rivoluzioni che finiscono col rafforzare ciò che si pensava di sovvertire, a dimostrazione del fatto che il sistema, piaccia o no, si dimostra sempre capace di resilienza e che le rivoluzioni, quelle vere, avvengono silenziosamente mutando le consuetudini prima ancora che le organizzazioni.

Sicché mentre gli user di bitcoin si scambiano moneta crittografica utilizzando la Blockchain di Bitcoin, i governi – e poi vedremo cosa fanno le banche – sono diventati appassionati sostenitori della DLT (distributed ledger tecnology). Innanzitutto studiandola, ma anche iniziando a costruire sistemi che si fondano proprio su questa tecnologia.

Una delle tante storia interessanti da raccontare si trova nello studio che il governo inglese ha diffuso alla fine dell’anno scorso, che riporta dell’esperienza dell’Estonia, che ha lanciato una serie di servizi digitali basati proprio sulla DLT. L’Estonia, peraltro, è un dei cinque paesi che fa parte dei “Digital 5“, o D5, insieme a UK, Israele, Nuova Zelanda e Corea del Sud, un gruppo di nazioni che si è costituito alla fine del 2014, che si propone proprio di rafforzare l’economia digitale. E in tale contesto la DLT potrebbe rivelarsi un’arma potente di aggregazione, da un lato, e di ricerca dall’altro.

E proprio l’Estonia è stata la prima a sperimentare per alcuni anni una DLT realizzando una tecnologia che si chiama Keyless Signature Infrastructure (KSI), realizzata da un’azienda estone, la Guardtime. Questa DLT consente ai cittadini di verificare, semplicemente partecipandovi, l’integrità dei loro dati nei database del governo. Il che ha consentito di sviluppare alcuni servizi digitali chiamati e-Business register ed e-Tax, che hanno consentito di diminuire il costo dei servizi amministrativi sia per lo stato che per i cittadini. La conseguenza è che “l’Estonia ha ora la Public Key Infrastructure (PKI) più regolarmente utilizzata in tutto il mondo”.

L’esempio estone serve a sottolineare la potenza di questa tecnologia. “Una blockchain – spiega lo studio – agisce come un silenzioso ed efficiente cavallo di battaglia, celato dietro una soluzione che sembra familiare: un sistema di pagamenti basato su un applicativo per cellulare, un sistema di crowdfunding on line o una piattaforma di trading” fino a un semplice “account di accesso a un portale”.

Tutto ciò richiede che i governi si interessino sempre più alla regolazione di questi sistemi, notano gli estensori. Che è un modo educati di dire che dovranno metterci le mani sopra. Gli anarcoidi di Bitcoin sono avvertiti. Adesso stanno entrando in campo i pezzi grossi.

(12/segue)

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