Bitcoin for dummies: Il dilemma delle banche centrali


Se le banche commerciali iniziano a farsi due conti, cercando di trasformare la minaccia potenziale dell’evoluzione Bitcoin in un’opportunità di business, le banche centrali, che sovrintendono al sistema dei pagamenti, ormai da tempo osservano con preoccupato interesse lo sviluppo di questa tecnologia. Boe e Bce negli ultimi anni hanno prodotto diversi paper per spiegare e valutare gli impatti della moneta virtuale sul sistema finanziario e più di recente, sempre la Bce, ne ha prodotto un altro che prende in esame l’impatto potenziale di bitcoin su un segmento della loro attività, ossia il post trading di securities. Ciò nella consapevolezza che “le blockchain e le altre Ditributed ledegr technologies (DLTs) possono essere la fonte di un’imminente rivoluzione”. E poiché non è detto che le rivoluzioni siano sempre una buona cosa, gli analisti della Bce hanno prodotto una trentina di pagine per spiegare i perché e i percome, riferendosi al mercato europeo del post trade, ossia ciò che accade ai titoli nella fase finale della loro negoziazione.

Tema delicato, che già nell’abstract induce gli estensori a una prima considerazione: “Indipendentemente dalla tecnologia utilizzata e dagli attori di mercato coinvolti, alcuni processi che caratterizzano il mercato post-negoziazione per i titoli avranno ancora bisogno di essere eseguiti da istituzioni”. Insomma, “l’anarchico mondo” che ha dato origine all’ideazione della blockchain, spiega la banca centrale, lascia ancora un ampio spazio di intervento per le istituzioni consolidate che, pare di capire, hanno da giocare nella difficile partita per la leadership dei mercati, il peso della loro autorevolezza e dell’esperienza consolidata, che dovrebbe servire a dare stabilità e sicurezza agli operatori.

Ciò non vuol dire che non ci siano spazi per un’applicazione intelligente – ossia regolata da loro – di questa tecnologia. “La DLT – spiega la Bce – può stimolare una riorganizzazione dei mercati finanziari, riducendo i costi di riconciliazione, rendere evidente in tempo reale la catena del valore del post trade e, infine, consentire un uso più efficiente dei collaterali  e del capitale”. Ciò però a patto di ricordare che “le DLT sono ancora nella fase iniziale” e che non è ancora chiaro quale possa essere l’impatto di questa tecnologia sui mercati.

Già da queste battute iniziali, tuttavia, si può intravedere il dilemma nel quale si agitano le banche centrali. Da una parte subiscono questa tecnologia. Dall’altra devono cercare di governarla, prendendo le opportunità che questa tecnologia offre – ad esempio nel caso europeo si ipotizza che potrebbe contribuire a superare la frammentazione che ancora insiste nel mercato post trading – rimanendo però al centro del sistema. “E’ vero che la DLT ha delle potenzialità, e, al tempo stesso, che l’innovazione è benvenuta nel mercato post-trading europeo: ovunque si può portare maggior sicurezza ed efficienza”.

Ma il retro pensiero evidente è che questa potenziale rivoluzione debba essere assimilata e convertita in un evoluzione che includa l’esistente, senza spiazzarlo. “E’ più probabile che la DLT causi un graduale cambiamento nei processi piuttosto che una rivoluzione”, concludono. In questo le banche centrali somigliano a quelle commerciali. E non dovrebbe stupirci.

(14/segue)

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