Cronicario: Sorpasso italico a bordo dello Zerotré


Lo zerotre, mica bruscolini. Giusto ieri il Cronicario auspicava una buona notizia per l’Europa ed eccola qua: ci ha pensato Eurostat. Nell’eurozona il Pil, nel terzo trimestre 2016, è cresciuto dello 0,3%.

pil-eurostat

Quello dell’Ue a 28 dello 0,4%, ma vabbé: non stiamo a questionare. Quel che conta rilevare è che lo Zerotré diventa un mezzo ospitale dentro al quale finisce pure il nostro paese. E sullo Zerotré amaranto si sta un incanto, per parafrasare il vecchio Paolo Conte, tanto più quando viene fuori che l’agile vascello che condividiamo con la Repubblica Ceca, si lascia alle spalle la Germania e la Francia, entrambe bloccate allo 0,2%.

pil-germania

La Germania batte le aspettative, ma al ribasso, per colpa di un export che rallenta e pesa sulla crescita, che è tutta dovuta alla domanda interna, proprio come da noi. Ma chi volete che stia a squadernare questi approfondimenti. Il cronicario nazionale è tutto un cliccare sul pil migliore delle aspettative in Italia e peggiore in Germania. Manco si vincesse qualcosa. O forse sì: il sorpasso italico darà maggior fiato alle trombe dei Turchetti nazionali, che si ripeteranno Allegria, Allegria, Allegria prima di condurci al nostro personale armageddon dicembrino, quando il vento della Brexit spirerà dalle nostre parti di ritorno dagli Usa e in attesa di arrivare in Germania e Francia l’anno elettorale prossimo. Puro avanspettacolo.

Sicché, non essendoci votato, m’inerpico sui sentieri più ripidi del cronicario globale per scovare qualcosa che valga l’inchiostro e il nostro tempo. E trovo questa:

shin-bis

Che vuol dire? Semplice: il dollaro si sta rafforzando grazie al SuperTrump (oggi però ha rifiatato) e un paper recente della Bis, che di mestiere studia la stabilità finanziaria fra le altre cose, mostra che un dollaro più forte è associato a maggiori tensioni sui mercati finanziari e a una minore attività di prestito da parte delle banche. Insomma: nessun pasto è gratis, neanche quelli che promette Mister T.

A proposito, il FT ci fa sapere che Mister T è stato telefonato dal compagno Putin che pare voglia instaurare una corrispondenza d’amorosi sensi col collega yankee. Ce li vedete voi come coppia di fatto?

putintrump

Io no. Secondo me l’unica cosa che li unisce è l’antipatia verso i cinesi e i fighetti europei come Juncker che dopo aver dato del dilettante a Trump oggi ha sottolineato che la sua campagna elettorale è stata disgustosa. Vedremo come finirà.

Intanto però la Russia, come aveva anticipato qualcuno che sa di non sapere, sta assai meno peggio di quanto previsto. Di sicuro non andrà da Trump col cappello in mano. Magari col colbacco, va.

Di nuovo c’è che il petrolio ha strappato un bel rialzo dopo che l’Opec ha fatto trapelare che sta lavorando a un accordo in vista del vertice del 30 novembre

rialzo-petrrlio

Personalmente ho qualche dubbio. Ma ne riparleremo a dicembre.

Poi mi ricordo che in fondo è la nostra giornata – quella dello Zerotré – sicché mi sembra giusto continuare a parlare di quanto siamo belli e bravi noi europei. E così dedico mezz’ora a leggere quest’analisi che confronta lo stile di vita di americani ed europei il cui succo è questo grafico:

settimanalavorativa

In pratica negli Usa quasi il 70% delle persone impiegate lavora 40 o più ore a settimana, dato in crescita dal 2009, nell’Ue solo il 56%, dato in calo dal 2009. Certo dipende da una serie di cose, a cominciare dai tassi di disoccupazione, ma la morale, mi pare, è che loro si meritano Trump, così come noi ci meritiamo Juncker. Piccola appendice. La percentuale più alta di gente che lavora oltre 40 ore a settimana ce l’ha la Corea del Sud, con l’80%, la più bassa la Danimarca, con poco più del 10%.

Gira e rigira, sempre al problema del lavoro si ritorna. Mister T ha promesso milioni di posti di lavoro, come fanno tutti i politici, e allora può essere utile ricordare, in un’epoca in cui tutti auspicano flessibilità e riforme dei mercati del lavoro, che l’ILO, International Labour organization, ha lanciato poche ore fa un report che spiega molto bene come sia la situazione per i “fortunati” che hanno forme contrattuali flessibili:

ilo-parti-time

Il 90% di chi è precario vorrebbe un lavoro vero, altroché. Ma questa evidenza la narrazione sulla bellezza del part time difficilmente la palesa. Tutti a parlare della bellezza del tempo libero. Salvo dimenticare che costa caro.

A domani.

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