La Russia si mette in forma per la partita globale


Ora che la telenovela delle elezioni Usa è terminata diventa interessante provare a immaginare quale saranno gli effetti globali dell’arrivo di Trump sulla scena internazionale. E uno dei teatri dove di sicuro di consumerà una delle rappresentazioni più interessanti è senza dubbio quello russo. Molti credono che Putin e Trump finiranno col piacersi, altri sono convinti del contrario. Ma quel che conta, la svolta politica Usa arriva nel momento in cui la Russia inizia a uscire dal lungo e doloroso tunnel economico nel quale si è infilata da alcuni anni, anche in conseguenze delle sue scelte di politica internazionale.

Quasi un mese fa, pressoché inosservata, è uscita una nota di Fitch che rivedeva l’outlook sulla Russia portandolo da negativo a stabile, pur mantenendolo al livello BBB-. Se fosse tutto qua sarebbe poca cosa. Ma per comprendere quanto sia sostanziale, questa valutazione, è sufficiente leggere le motivazioni che hanno indotto l’agenzia di rating a migliorare il proprio outlook sull’economia russa, che di recente ha sofferto parecchio, sia per il calo delle quotazioni petrolifere, sia per le sanzioni seguite alla crisi ucraina.

“La Russia – scrive Fitch – ha implementato una risposta di policy coerente e credibile alla grave caduta dei prezzi del petrolio. Un cambio flessibile, un target di inflazione e il consolidamento fiscale insieme al supporto del sistema finanziario hanno consentito all’economia di aggiustarsi e alla fiducia domestica di tornare gradualmente. La forza e la qualità della risposta politica si distingue rispetto a quella di altri produttori di petrolio simili colpiti dalla crisi petrolifera”.

Alcuni numeri serviranno a fotografare meglio la situazione. Il primo dato interessante è quello relativo alle riserve internazionali, che negli anni scorsi hanno subito un notevole dimagrimento, ma che nei primi sei mesi del 2016 sono aumentate dell’8% e sono previste in crescita anche nei prossimi mesi, dopo aver declinato drammaticamente lungo il 2014 e buona parte del 2015. Al momento le riserve russe coprono pagamenti esterni per 13,3 mesi, il doppio rispetto ad altri paesi simili. “L’aggiustamento esterno – sottolinea Fitch – è stato sostenuto da un tasso di cambio flessibile, che ha mantenuto il conto corrente in attivo, e ha ridotto i deflussi di capitale”.

Le conseguenze di questa politica sono visibili sul conto corrente, il cui surplus è previsto in riduzione al 2,3% del pil nel 2016, a fronte di una media dei paesi con outlook BBB di deficit dell’1,8%, e tuttavia in discesa dal +5,2% del 2015. L’ennesima conseguenza del calo dei corsi petroliferi. Fitch si aspetta tuttavia che il saldo crescerà nei prossimi mesi, anche se modestamente, in quanto la previsione è che l’aumento della domanda interna, repressa durante la fase di consolidamento, dovrebbe compensare i maggiori introiti derivanti dal prevedibile aumento dei corsi petroliferi. Al tempo stesso l’agenzia prevede che i deflussi di capitale rallenteranno, visto che la fiducia nei confronti dell’economia russa si sta lentamente ristabilendo. La posizione netta esterna, per dire, è prevista al 32,5% del pil a fine 2016 dal 15,8% del 2015, a fronte di un piano di rimborso dei debiti meno oneroso quest’anno rispetto ai due precedenti.

Sul versante fiscale, il governo sembra intenzionato a ridurre il deficit congelando la spesa nei prossimi anni e insieme rivedendo in aumento le entrate fiscali. Il combinato disposto, secondo Fitch, dovrebbe condurre il deficit dall’attuale 4% del pil all’1,5% nel 2018. Rimane il problema dell’inflazione, ancora superiore rispetto alla media dei paesi BBB, ma che è vista in calo con il tradursi in azione dell’imposizione del target di inflazione, e che dovrebbe arrivare al 4% entro il 2017.

“L’economia sta recuperando – conclude l’agenzia – ma la crescita è prevista rimanga debole, all’1,3% nel 2017 e al 2% nel 2018, dopo la contrazione prevista dello 0,5% nel 2016”. La crescita sarà guidata sostanzialmente dal consumo privato, sostenuto da una crescita nelle retribuzioni e una ripresa del credito, e anche gli investimenti dovrebbero contribuire dopo una lunga fase di caduta. Infine, una notazione politica “Il partito di governo Russia Unita ha rafforzato la propria presenza in parlamento alle elezioni del 18 settembre. Tutti gli altri partiti rappresentati in Parlamento sostengono ampiamente il presidente. Le elezioni presidenziali sono previste a marzo 2018”. Insomma: la Russia somiglia a un paradiso di stabilità politica. Ficth conclude la sua nota prevedendo il permanere delle sanzioni che Usa e Ue hanno comminato alla Russia, ma non un ulteriore irrigidimento.

Tutte queste informazioni ci dicono una cosa molto semplice: la Russia sta tornando in forma, per usare una terminologia che sarà familiare ai lettori di Oswald Spengler. Il paese sta emergendo più forte dalla difficile crisi degli ultimi anni e adesso affronta il gioco globale con un piglio assai più robusto di quanto non potesse fino a poco tempo fa. E questo spiega perché, di fatto, sia al finito al centro dei dossier più complessi della nostra contemporaneità: dalla crisi siriana, con tutte le minacce di complicazioni con l’Occidente che porta con sé, a quella petrolifera, guidando insieme con l’Arabia Saudita il processo di accordo che questo mese dovrebbe condurre al taglio della produzione petrolifera e quindi alla stabilizzazione dei prezzi.

Sicché sorge il sospetto che chi pensava di indebolire la Russia per il tramite dell’economia abbia sottovalutato l’avversario. L’orso russo cade stagionalmente in letargo. Ma poi si risveglia.

 

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