Cronicario: Miracolo in Giappone, mentre l’Ue campa di speranze


Manchiamo solo noi, mi dico, mentre spero che l’aura di Mister T sbarchi finalmente anche nella nostra povera Europa, dopo aver lambito nella prima mattina le coste giapponesi, miracolate d’autunno: il Pil è cresciuto del 2,2% nel terzo trimestre.

pil-giapponese

Certo, non è il 2,9% degli Usa. Ma d’altronde quelli hanno Abe

abe

e quegli altri il magico Trump,

trumprosso

ma comunque è sempre una “crescita inaspettata”, come si affrettano a sottolineare tutti i commentatori che continuano a sottovalutare il potere taumaturgico di Mister T, che pure col terzo trimestre non c’entra niente, firmatario recente del contratto con gli americani, come usava da noi dieci anni fa

berlutrump

Lo dico sempre: il mondo ci capirà fra vent’anni.

Sicché c’è rimasta solo l’Europa a corto di buone nuove. L’ultimo outlook sull’eurozona l‘ha diffuso Vitor Constancio, vice presidente della Bce, e non è che sia paragonabile. “Le sfide rimangono e sono emersi nuovi rischi”, dice. E quanto all’Europa la sfida principale risulta dai rischi di un crescente protezionismo (e basta guardare questo grafico diffuso dall’istituto statistico tedesco per capire perché)

exprot-globale

e poi dall’andamento delle economie emergenti, che all’Europa sono legate a filo doppio, sia sul versante commerciale che su quello finanziario.

Già, gli Emergenti. La Cura Trump rischia di danneggiarli parecchio e i mercati, come sempre sensibilissimi, reagiscono così.

monete-emergenti

Le valute sono le prime a soffrire, ovviamente, ma non saranno certamente le ultime. Intanto però la trumpmania si sfoga in parte sull’equity, che assorbe denaro dall’obbligazionario,

obbligazionario

e poi proprio sul valutario, col dollaro a fare la parte di Sigfrido. O, meglio, di Superman.

dollaro-euro

dollaro-yen

euro e yen sono ai minimi da mesi, la qualcosa sicuramente piacerà al Giappone, che proprio grazie all’export ha visto il suo quarto di pil crescere più delle attese, e anche l’Europa dovrebbe trarne beneficio. D’altronde quando ci si convince che sia in arrivo un fiume di dollari cos’altro potrebbe succedere?

dollari

La Reuters scrive che il piano fiscale di Trump potrebbe spingere alla crescita anche l’Europa, che quindi s’iscrive di fatto e di diritto al club dei possibili miracolati. La convinzione che Mister T accenderà la voglia di fiscal spending anche negli austeri governi europei assomiglia a un atto di fede, persino superiore a quello che il fiscal spendig sia davvero utile a risolvere i problemi. Ma così va il mondo in questo scorcio d’anno, e lungi da noi di volerlo questionare.

Più interessante osservarlo. Notare ad esempio il tormento deflazionistico di casa nostra, con i prezzi ottobrini in calo dello 0,1% su base mensile e dello 0,2% su base annuale. Oppure osservare come, ancora a settembre, la produzione industriale europea sia diminuita dello 0,8% rispetto ad agosto, spuntando un povero +1,2% rispetto al settembre 2015. Nulla che serva al buonumore.

Sicché tocca accontentarsi delle spigolature. Scopro che la Commissione Ue vuole dotarsi di una task force per studiare il FinTech, ossia la finanza tecnologica, quella roba astrusa che va dalle Blockchain ai servizi finanziari digitali. Roba futuribile, ma già assai concreta, come ci ricorda l’Economist.

investimenti-fintech

Ma sempre futuribile rimane. Oggi farebbe più piacere pagare meno tasse e avere più lavoro nell’EZ e nell’Ue. Ma questo miracolo qui non accade. L’unica cosa di un certo interesse la segnala Fitch: le banche australiane e canadesi si stanno rivolgendo sempre più al mercato europeo dei fondi monetari denominati in dollari per i loro prestiti a breve termine, dopo la riforma del settore entrata in vigore negli Usa. L’Europa sembra sempre più una banca, e poi ci stupiamo che le banche soffrano. Casualmente sono proprio quelle tedesche, ossia il paese economicamente più robusto, a soffrire di più.

banche-tedesche

Ma mi rendo conto che non è per nulla popolare l’idea che pensare troppo alle banche faccia male alle banche. Perciò la oblitero e ritorno sul cronicario, per regalarvi quest’ultima perla scovata sotto la sabbia.

Secondo Eurostat, i popoli dell’Ue possono aspettarsi di lavorare quasi due anni in più rispetto a quanto facevano dieci anni fa. In pratica si è allungata la durata della vita lavorativa.

durata-vita-lavorativa

E qui scovo l’ennesimo primato italiano. Nel 2015 la vita lavorativa più lunga è prevista in Svezia, con 41,2 anni, e quella più corta in Italia, con 30,7. Allegria.

A domani

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...