Cronicario: L’UK si stressa mentre l’Ue gioca in difesa come nel ’52


Proverbio del 30 novembre Chi non non ha un buon cervello deve avere gambe buone

Numero del giorno: 1,2 milioni. Barili di petrolio che dovrebbero essere tagliati dai produttori Opec dopo accordo

Alzi la mano chi si ricorda la CED, la Comunità europea di difesa proposta dalla Francia che sempre la Francia bocciò poco dopo. Alzi la mano, poi, chi si è accorto dell’ultima trovata della Commissione Ue.

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Questo ritorno al futuro del 1952-3 mi emoziona persino più dell’ultima omelia dello zio Mario, che mi sorbisco in religioso silenzio fino a che qualche squinternato non mi twitta addosso la notizia della risorgente Ced, che oggi si chiama in un altro modo ma il senso è lo stesso degli anni ’50: usare la via militare per unire l’Europa e far da contrappeso al gigantismo Usa che ormai minaccia di esondare qualunque limite dopo l’avvento di Mister T. Metteteci pure che c’è stata una Brexit e avrete il quadro completo: l’Europa si sente sola soletta in un mondo circondato da cattivoni. Il fatto che oggi la Francia dica si e magari domani dirà no

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fa semplicemente parte della nostra storia, che è il nostro futuro perché siamo condannati a ripetere ciò che dimentichiamo. A questo punto manca solo che ritorni la guerra fredda.

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A proposito di Brexit due doppie notizie arrivano dritte dalla BoE, la banca centrale che così tanto inutilmente lanciò moniti contro la Brexit e oggi ci regala un paio di documenti preziosi: il rapporto sulla stabilità finanziaria dell’Uk, e il resoconto degli stress test sulle banche locali che finiscono con una sonora bocciatura di Rbs, versione britannica di Mps e anche un richiamo per capitale inadeguato per Barclays e Standard Chartered. Il succo è molto semplice. Come ha spiegato il governatore, “il maggior rischio per l’Uk è globale”. Hai voglia a fare l’isolazionista. E’ la fuori che fischia il vento e soffia la bufera. Se poi sei un paese che deve finanziarsi robustamente all’estero, come l’Uk

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e dove tutti sono pieni di debiti

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allora è molto facile finire sotto stress. Le tre banche di oggi sono solo apripista.

Ma è inutile divagare. Perché la notizia che tutti stavate aspettando e che il Cronicario vi prepara ad ascoltare da settimane è quella sul vertice di Vienna: che fanno quelli dell’Opec, tagliano o non tagliano?

Il petrolio parte subito caldo già dalla mattina.

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Allora tagliano, inizia a mormorare il cronicario globale. Iniziano a circolare dichiarazioni ottimistiche.

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Un milione e 400mila barili in meno, ai quali aggiungere la richiesta di tagliarne 0,6 fuori dall’Opec, quindi praticamente petrolio russo (400mila barili). Nella mattinata arriva una soffiata a Bloomberg, secondo sui l’accordo si chiude a 1,2 milioni. Il Brent arriva a 50 dollari, guadagnando l’8%. Lo shale oil Usa diventa di nuovo remunerativo. E questo apre una nuova pagina nel lungo capitolo del romanzo del petrolio.

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Non è ancora chiaro quale paese Opec dovrà farsi carico dei tagli, ma dalle voci pare non sia l’Iran ed è molto probabile sia l’Arabia Saudita che dovrebbe compiere un grande sacrificio per far felice qualcuno. E anche questo è un dettaglio di un quadro più grande che andremo a osservare un pezzo alla volta. Ma poi nel pomeriggio l’entusiasmo si raffredda. Qualcuno dubita persino…

Poiché non è elegante chiudere il Cronicario con una nota dubbiosa, mi sembra giusto regalarvi alcune certezze che sicuramente vi faranno piacere. La prima ce la offre l’Ocse. Nel 2015 la pressione fiscale nei paesi dell’area è cresciuta ancora arrivando al 34,3%. Tremo al pensiero del 2016. Ma gli stati si confermano idrovore insaziabili.

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La seconda è questo istruttivo grafico che ho preso da Reuters

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che fa il paio con quest’altro preso da Bloomberg.

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Il rialzo del dollaro sta affossando il valore dei Treasury Usa, aumentandone il rendimento, e insieme dell’oro. L’oro ha cambiato colore: è diventato verdone. Notate in particolare come alla crescita della forza del dollaro corrisponda un aumento della vendita di titoli denominati in dollari. Segno che qualche paese emergente sta dando fondo alla valuta pregiata, e prima o poi darà fondo anche alle riserve. E se vi ricordate il Cronicario di ieri avrete pure qualche indizio in più.

A domani

 

 

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