La banca centrale svedese sogna una e-corona


Chi segue la nouvelle vague fintech, così di voga fra i moderni eruditi, non sarà sorpreso nello scoprire che la banca centrale svedese si sta ponendo con una certa serietà il problema se non debba emettere una corona elettronica, una e-krona insomma, per far fronte a un problema, questo sì serissimo: gli svedesi amano sempre meno il cash. Tematica già approfondita in uno speech recente, dove si osservava proprio la circostanza che “in Svezia la domanda di contante è bassa e continua a diminuire”.

Sicché l’allocuzione di Cecilia Skingsley (“Should the Riksbank issue e-krona?“) è molto più che un’esercitazione teorica. La banca centrale svedese potrebbe essere la prima del suo genere a emettere moneta virtuale, in forza del ragionamento che”i progressi tecnologici creano nuove opportunità”. “Come una volta l’invenzione della stampa ha reso possibile la stampa delle banconote”, che erano e sono il complemento della moneta coniata, “allo stesso modo un mezzo di pagamento elettronico, diciamo una e-krona, sarebbe il complemento al contante fisico”.

Ma perché non dovrebbero bastare le semplici carte di credito? Il problema è di duplice ordine. C’è un problema di crollo del signoraggio, che implica minori ricavi per la banca centrale in un momento in cui il bilancio è fortemente stressato dalle politiche monetarie adottate. E poi c’è un problema squisitamente istituzionale. L’uso di carte di credito e simili implica un utilizzo crescente della cosiddetta moneta bancaria, ossia quella originata dalla creazione di depositi bancari, che è sostanzialmente fuori dal controllo della banca centrale, rendendosi così difficoltoso il controllo della base monetaria.

Vale la pena ricordare che una specie di e-krona c’è già, ed è la moneta elettronica che la banca centrale iscrive nei conti intestati ad alcune istituzioni (banche, governo, eccetera) che tiene presso di sé. Ma non è una moneta che usa il pubblico. Si utilizza per i movimenti contabili fra la banca centrale e i suoi “clienti”.

La moneta che si usa più correntemente, perciò, è la moneta bancaria, ossia quella che si trova nei depositi, che in Svezia pesa circa 2.200 miliardi di corone, circa la metà del pil nazionale, a fronte dei quali esistono appena 130 miliardi di moneta di banca centrale, 60 dei quali sono contanti. Il resto sta nei conti istituzionali della banca. Dal 1950 l’uso di contante in Svezia è decisamente crollato, passando dal 10% del pil a circa l’1,5% di oggi a fronte di una crescita costante della domanda di mezzi di pagamento.

Ed ecco il senso della domanda che titola l’intervento. Emettere una e-krona per il pubblico, che usi i supporti elettronici o veri e propri conti correnti con dentro moneta di banca centrale – come le banconote appunto – e non moneta bancaria significherebbe per la banca centrale tornare al centro del sistema dei pagamenti e della politica monetaria, oltre che a rinverdire le finanze esauste. Ecco perché la Riksbank sta studiando bene la questione. Ci sono ancora molte domande che devono trovare una risposta. Ma è rilevante il fatto che siano state poste.

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