Cronicario: Il petrolio s’impenna come l’orgoglio cinese


Proverbio del 12 dicembre Se incontri qualcuno senza sorrisi, regalagliene uno

Numero del giorno: 1.185. I miliardi di dollari di debito Usa detenuto dai cinesi

E niente: puoi provare ad evitarla, questa storia del nuovo governo, ma dovunque vai trovi la faccia di Gentiloni, il nuovo fidanzatino della speranza italiana.

gentiloni

Schivo con scioltezza il delirio fantasticatorio dei nostri notisti politici, che rimasticano il solito menù di consultazioni e liste di ministri, e mi fiondo sui lidi internazionali dove invece trovo l’autentica notizia del giorno, figlia di ieri l’altro ma comunque ancora croccante: l’impennata del petrolio.

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La botta del petrolio, dicono i bene informati, dipende dal doppio accordo, quello di Vienna fra i paesi Opec e quello del week end fra i non Opec, che hanno acconsentito ad aggiungere altri 600 mila barili di taglio, gran parte dei quali in carico alla Russia, agli 1,2 milioni di barili tagliati da Opec. Insomma: il petrolio inizierà a stillare col contagocce, ammesso che gli accordi vengano rispettati, e questo shortage dovrebbe favorire il rialzo dei prezzi, secondo la nota equazione fra domanda e offerta.

Qualcuno lascia filtrare anche la voce che Opec vorrebbe un petrolio a 60 dollari, giudicato il livello ideale. Il ministro nigeriano per il petrolio teme che un livello superiore possa riesumare l’industria Usa dello shale, con ciò confermando il vero driver dei ribassi petroliferi di questi due anni: la paura dello shale Usa.

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Sicché i recenti accordi vanno letti in chiave geopolitica, oltre che puramente economica. I produttori non potevano più permettersi un petrolio a 30 dollari, e così hanno cospirato per aumentarne i corsi, di sicuro incoraggiati dall’arrivo di Mister T. che in campagna elettorale ha fatto capire di aver le idee chiare sulla politica energetica. Che non è detto piacciano ai produttori. E questo è solo la prima puntata del film in programmazione per il 2017: Il mondo contro Trump.

Già, perché gli stessi mercati che festeggiano senza pudori l’elezione del nuovo presidente, proprio come avevano fatto ai tempi di Reagan, come nota sottilmente la Bis,

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dovranno vedersela l’anno prossimo con gli scompensi che il gigionismo del capo Usa rischia di provocare al resto del mondo. Visto che l’analogia con Reagan funziona, ve ne propongo un’altra uscita sul WSJ.

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Ed ecco qua il capolavoro di Reagan: doppio deficit, fiscale e commerciale e dollaro alle stelle, che negli ’80 ha provocato il fallimento di mezza America Latina e poi di un altro bel po’ di paesi emergenti. Certo, c’era da sconfiggere il comunismo.

geurra-fredda

Ma pure oggi, a pensarci c’è ancora. In Cina.

E infatti che mi combina Mister T.? Mi fa incazzare i cinesi sull’unica cosa che gli fa perdere il sorriso dai tempi di Chiang Kai-shek: Taiwan.

Ed ecco perciò che dalle algide altezza del politburo informativo cinese planare sul cronicario globale il monito dei figli del cielo.

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E già una filippica sulla storia degli ultimi 45 anni di rapporti fra Usa e Cina, un volemose bene col coltello in mano, viene da pensare, solo se osservate questo piccolo grafico diffuso da Limes

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In pratica i debiti Usa sono in mano in gran parte a Cina e Giappone. Col Giappone gli Usa hanno fatto capire di essere in ottimi rapporti, visto che Trump ha incontrato Abe prima ancora di finire lo spoglio delle schede. E i cinesi?

stalin

Cambio argomento perché mi è caduto l’occhio su questo grafico che la dice lunga sui casi nostri

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Eurostat ha calcolato i redditi lordi per settore economico e viene fuori che i più guadagnosi sono quelli che lavorano in finanza e assicurazioni, seguiti da chi lavora in informazione e comunicazione. La cosa mi deprime: tengo un blog di informazione su roba di finanza e assicurazioni e non ci faccio un euro. Devo aver sbagliato business plan.

Noto che gli educatori stanno nella parte media della classifica che è curioso visto che il FT (il famoso Financial Terror) ha notato come la crisi abbia tagliato la spesa degli stati europei per l’istruzione.

istruzione

Ai teorici degli opposti estremismi piacerà notare che questa spesa è aumentata solo per i greci e i tedeschi.

Concludo con una notizia che sicuramente vi restituirà il buonumore. Secondo Bloomberg il reddito degli italiani è il 12% inferiore rispetto a dieci anni fa. Ho tirato un sospiro di sollievo.

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Pensavo peggio.

A domani.

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