Cronicario: Mps? Macché, la banca del giorno è PrivatBank


Proverbio del 19 dicembre La farfalla conta gli istanti, perciò le basta il suo tempo

Numero del giorno: 1,5 Crescita % annuale del costo orario del lavoro nell’EZ

Beati voi se credete che cervelloni europei stiano dando fondo ai neuroni per cavare Mps (e l’Italia) fuori dai guai. A noi al massimo ci mandano a dire di fare i bravi e di cavarcela da soli. E si capisce perché: ben altri orizzonti occupano i pensieri dei capataz di Bruxelles. Se proprio si deve dare una mano a una banca, l’Ucraina vale cento volte l’Italia, e siete troppo intelligenti per non capire il motivo, quindi il vostro Cronicario non vi offenderà offrendovi una spiegazione.

spiegazione

Qui vi ricordo solo due cose: la prima è che entro giovedì sapremo quanti poveri cristi che si sono fidati del loro bancario convertiranno i loro bond subordinati Mps, che dovrebbero portare fra uno e due miliardi al Monte dei Laschi (rectius, Paschi) , e poi vedremo se si farà sotto qualche cinese o arabo a comprare il resto. Solo alla fine sapremo quanto pagheremo noi contribuenti per tutto ciò che i privati non vorranno comprare. Per poi magari scoprire che fra un anno saremo di nuovo a parlare di Mps, un po’ come succede per la Grecia. O l’Ucraina, appunto.

Adesso che c’entra l’Ucraina? Il caso vuole che proprio mentre Mps iniziava la sua improbabile apertura all’aumento privato di capitale il cronicario globale iniziava a cinguettare sulla banca del giorno. Che non è Mps, sorry, ma PrivatBank, la prima banca dell’Ucraina, il cui governo ha ottenuto il plauso, fra gli altri, dell’ERBD, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, per la decisione di nazionalizzarla “per proteggere i depositanti della banca, sia individuali che business”, nella consapevolezza che “la  stabilità a lungo termine della PrivatBank in Ucraina è cruciale per la salute economica del paese”, come ha spiegato il gentile Suma Chakrabati, presidente dell’ERBD. Hai capito PrivatBank…

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Mica finiva li. Poco dopo la Commissione Ue twittava allegramente dei suoi accordi sempre con l’Ucraina su praticamente lo scibile economico, dall’energia alle ferrovie, suscitando un altro appassionato plauso, stavolta addirittura dal Fmi. “La decisione di nazionalizzare la PrivatBank è un passo importante nello sforzo di salvaguardare la stabilità finanziaria”, e poi le solite promesse di aiutare, collaborare, eccetera, per ottenere la mitica “crescita forte e sostenibile”. Parola di Lagarde. Che peraltro non finisce di parlare che viene fuori la notizia che proprio lei, miss Fmi, è finita nei guai: i giudici francesi l’hanno trovata negligente. La storia la trovate qui.

lagarde

Sempre casualmente gli aiuti all’Ucraina arrivano lo stesso giorno in cui l’Ue prolunga di altri sei mesi le sanzioni alla Russia, decise proprio a causa del conflitto ucraino. Ora se vi chiedete perché l’Ucraina può nazionalizzare una banca e l’Italia no, vuol dire che state fuori dallo spirito del tempo, (chessò avete dimenticato che 25 anni fa cadeva l’Unione sovietica) e quindi vi meritate di leggere l’ultima lectio magistralis di Ignazio Visco che oggi è stato laureato honoris causa a Napoli e ci ha regalato, come di consueto, alcune primizie della sua saggezza. Ve ne sgrano un paio per non guastarvi la sorpresa. Uno: “Il singolo numero esercita grande attrazione, ma può generare fraintendimenti”. Due: “Se il quadro macroeconomico dovesse diventare meno favorevole, @ecb è pronta ad ampliare ritmo e durata del QE”.

mecojoni

Siccome il Cronicario stamattina si è svegliato col piglio geopolitoco, mi sembra giusto a questo punto infliggervi due notizie sul petrolio, ossia il lubrificante geopolitico per eccellenza, che ho pescato leggendo le previsioni di Ole Hansen, Head of Commodity Strategy di Saxo Bank sull’anno che verrà. La prima è che l’EIA ha notato un balzo recente di 99.000 barili nella produzione Usa nelle regioni specializzate in shale. Insomma, la curva della produzione Usa, dopo Vienna, rischia di invertirsi, come il vostro Cronicario vi ripete da un bel po’.

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La seconda news è che la Libia potrebbe riaprire dei campi petroliferi chiusi da un paio d’anni che pesano un 400 mila barili al dì, più o meno quanto l’Arabia si è impegnata a tagliare a Vienna. Questo aiuta a capire perché l’entusiasmo sulle quotazioni petrolifere inizi a raffreddarsi, al contrario di quello per il dollaro, ancora bello pimpante.

Concludo con Eurostat che ha rilasciato i dati sulla crescita delle retribuzioni in Europa, nel terzo quarto 2016 rispetto a quello del 2015, che sotto Natale fa piacere sapere queste cose.

retribuzioni-eurostat

Per la cronaca, l’Italia ha visto una decrescita delle retribuzioni su base annua dello 0,5%, questo a fronte di una crescita nell’area euro dell’1,5%. C’è di buono che la Commissione Ue ci fa sapere che molti governi, in Europa, sono i datori di lavoro più attivi e le entità economiche più pervasive. Che è fantastico, se ci pensate. Almeno sappiamo con chi dobbiamo prendercela.

A domani.

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