Inizia l’epopea dell’economia a 5G


Oscurata dall’aria di festa, dai tormenti bancari e dal tono festoso delle borse, è passata parzialmente inosservata la pubblicazione sul sito dell’Autorità garante per le telecomunicazioni del documento che annuncia l’avvio di un’indagine conoscitiva “concernente le prospettive di sviluppo dei sistemi wireless e mobili verso la quinta generazione (5G) e l’utilizzo di nuove porzioni di spettro al di sopra dei 6 Ghz”. In sostanza, il futuro delle telecomunicazioni mobili, che nell’arco di pochi anni saranno le telecomunicazioni tout court.

Lo studio si è reso necessario, nota l’Agcom, perché l’evoluzione tecnica e regolamentare ha creato un ambiente caratterizzato da “nuovi servizi che richiedono
una sempre maggiore capacità di banda e una migliore copertura del territorio”. “Le nuove reti 5G – sottolinea – dovranno infatti supportare lo sviluppo del mondo di “Internet delle Cose” (IoT), incluse le comunicazioni di tipo M2M (Machine-to-machine) e i nuovi servizi che si stanno sviluppando in diversi e importanti settori, tra cui l’automotive, i trasporti, la manifattura e l’industria, l’energia, la sanità, l’agricoltura e il media &entertainment”.

L’indagine si inserisce in un importante percorso internazionale: nel novembre dello scorso anno la Conferenza mondiale delle radiocomunicazioni ha infatti avviato gli studi per identificare le bande – oltre i 6GHz – per lo sviluppo dei sistemi mobili avanzati, mentre la Commissione europea ha recentemente lanciato il suo Action Plan 5G, che prevede una road map finalizzata alla definizione di una tempistica comune per il lancio in Europa del 5G, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2025 le principali aree urbane.

L’indagine dell’Agcom durerà 180 giorni, al termine dei quali, quindi alla fine della primavera di quest’anno, ne sapremo di più. Ciò che sappiamo sin d’ora è che alcune delle frequenze sulle quali dovrebbe girare il 5G in Italia sono occupate dal digitale terrestre, da canali cui di recente sono state rinnovate le concessioni. Quindi l’Italia rischia di ritardare l’appuntamento con il 2020, quando L’UE vorrebbe accendere il 5G in almeno una città per ogni stato nel territorio dell’Unione. Ma il percorso è irto di ostacoli e per quanto facciano gola agli operatori i 225 miliardi annui di ricavi previsti da questa tecnologia entro il 2025, non è detto che si riesca.

Rimane il fatto che la corsa per il 5G è cominciata e si riescono appena ad intravedere le straordinarie possibilità che si apriranno per le aziende e i consumatori sotto forma di nuovi servizi. Ogni innovazione crea un mercato che prima non c’era. Pensate a quello che è successo nella vostra vita quando siete passati dalla comunicazione a 2G sui telefonini d’inizio millennio, al 4G LTE che usate oggi, che vi consente di guardare, fra le mille altre cose, una partita di calcio sul vostro device e ha permesso lo sviluppo impensabile della sharing economy. La tecnologia 5G consentirà di moltiplicare per un fattore di almeno dieci l’attuale velocità di connessione, e di far parlare fra loro infiniti device mobili: telefoni, ma anche sensori. Tutto ciò incorpora una nuova geopolitica del business, e un cambiamento del paradigma di spesa dei consumatori, che si potranno segmentare, ad esempio, non più in base al consumo dei dati ma in base alla velocità di accesso alla rete, come si ipotizzava all’epoca dell’Internet 2 su rete fissa.

Tutto ciò accadrà nei prossimi cinque-dieci anni. Non capita spesso di poter assistere in diretta a un cambiamento epocale. Nel nuovo numero di Crusoe, che uscirà il prossimo venerdì 13 gennaio daremo un’occhiata ai contorni di questa rivoluzione. Ma sarà solo l’inizio. Il resto dovremo scoprirlo insieme. Buona lettura.

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