La Chat di Crusoe con @SFait79: Il 2017 sarà l’anno dell’uranio?


C. Buongiorno Silvano, come lo vedi questo inizio di 2017?

S. Beh tra pochi giorni c’è il cambio di presidenza negli Stati Uniti, sicuramente l’evento più importante di questa prima parte del 2017. Vedremo se alle dichiarazioni di “realdonaltrump” seguiranno i fatti e in che misura. Negli ultimi giorni vengono riportate sulla stampa notizie di investimenti nel settore auto da parte dei costruttori Usa (Ford, Fiat, etc.). Per come la vedo io c’è una buone dose di lip service e retorica. Con il prezzo della benzina relativamente basso ed il mercato del lavoro in buono stato ha senso incrementare la produzione di SUV e veicoli a maggior valore aggiunto dove gli stabilimenti USA mantengono vantaggio comparato sugli aspetti tecnologici, rispetto delle regolamentazioni, facilità di accesso a programmi federali, etc.

C. A proposito ho sentito che Marchionne ha detto che avrebbe investito un miliardo negli Usa, real politik o vera convenienza? Da quello che dici potrebbe essere la seconda più della prima

S. Sì, poi ci può essere anche una dose di realpolitik che spinge ad accelerare. O quanto meno a ridurre il peso di eventuali incertezze politiche. E comunque non dimentichiamo il dato di fondo: le vendite dei veicoli leggeri a dicembre hanno segnato un record ed i consumi Usa sembrano in buona forma. Questo non significa che veda il 2017 tutto rose e fiori: non sarebbe la prima volta che capita un incremento degli investimenti in prossimità di un picco ciclico.

C. Il picco a me sembra psicologico più che basato sui numeri. Tutti si aspettano i miracoli da Trump. Ma se i miracoli non si avverano e si torna ai fondamentali, non mi pare che la situazione favorisca chissà quale ottimismo. Ad esempio: come si fa a gestire una massa crescente di debito globale a fronte di un aumento dei tassi di interesse?

S. Stavo appunto per dirtelo: sul fronte della politica monetaria ci saranno le mosse della Fed. Allora nel 2016 c’è stato un afflusso di oltre 150Bn verso ETF equity USA, circa 100 dopo le elezioni. Al di là del travaso in favore delle gestioni passive, è un dato notevole e sì se guardiamo ad esempio al P/E il mercato Usa è un po’ caro.

C. E su questo scenario come si innestano gli annunciati aumenti di tassi della Fed?

S. A me sembra una Fed molto data dependent, quindi aspetterei a vedere come andranno inflazione e disoccupazione. Bisognerà vedere l’aumento dei tassi in termini reali e come si ripercuoterà sul resto della curva. Il decennale Usa già incorpora aspettative di rialzo, però tutto sommato non è molto lontano dai livelli di un anno fa.L’andamento delle materie prime darà una boccata di ossigeno a un po’ di paesi emergenti. Da questo punto di vista mi fa sorridere la situazione europea: rischiamo di importare qualche decimale di inflazione su oil & food e magari i giornali ci racconteranno che è un successo della BCE…

C. Che però dovrà iniziare a decidere che fare a sua volta, importata o meno l’inflazione risale, anche se in maniera frammentaria. Pensi che la Bce resisterà un altro anno con il suo QE?

S. Non ce la vedo la BCE a fare strappi bruschi, certo ci saranno pressioni ma attualmente parliamo – se non erro – di un 1.10% per l’EZ di cui la componente core è allo 0.90%. La Germania ha un tasso più alto, ma anche lì siamo sempre all’1.70%. Inoltre un aumento eccessivo della dispersione dei tassi di interesse sui governativi, pensiamo ad esempio al Portogallo che già si attesta sul 4%, potrebbe creare problemi in termini di stabilità finanziaria.

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