Cronicario: La classe media emigra in Cina


Proverbio del 21 marzo Una rondine non fa primavera

Numero del giorno: 2,3 Tasso di inflazione in UK a febbraio 2017

Vabbé ce la possiamo raccontare come volete, ma l’unica notizia del giorno che ha una parvenza di permanenza nel flusso caotico del cronicario globale è la pubblicazione della survey sulla Cina a cura dell’Ocse che ci dice un paio di cosette che disegnano perfettamente lo spirito del tempo.

La prima farà innervosire parecchi, ma la realtà spesso fa quest’effetto: la Cina è quello che con modo orribile viene definita una locomotiva della crescita globale. La crescita cinese, per dirla con la parole forbite dell’Ocse, “rimane il driver principale della crescita globale”.

La seconda, sicuramente altrettanto irritante, è che in Cina nell’ultimo quindicennio la diseguaglianza è crollata parecchio, e in particolare dall’esplodere della crisi in poi. Così almeno ci racconta l’indice di Gini, che varia da 0, massima uguaglianza, a 100 massima diseguaglianza.

Ora ci son diversi fattori dietro questo miglioramento, ma fondamentalmente l’esito è uno solo: in Cina è nato e si è sviluppato quel ceto medio che l’Occidente rimpiange come un parente morto. E se guardate quest’altro grafico, lo capite meglio.

In pratica fino al 1980 oltre il 90% dei cinesi che viveva in campagna era povero: in pratica mangiava terra. Oggi sono meno del 10%. Una buona parte magari s’è trasferita in città, come usava da noi nel dopoguerra, e infatti i prezzi delle case sono schizzati alle stelle,

e soprattutto ha imparato a fare debiti, anche se i campioni di questa pratica sono stati i governi locali e le imprese.

La Cina perciò è il migliore dei nostri successi. Di noi Occidentali, intendo, che predichiamo la crescita e lo sviluppo del ceto medio, della casa di proprietà, dei debiti e del consumo, dell’automobile, del telefonino e tutto il repertorio del nostro meraviglioso way of life. Salvo poi incazzarci perché pensiamo che il loro successo in qualche modo ha generato la nostra rovina.

Facciamola semplice: i cinesi sono i nostri migliori amici perché vogliono somigliare a noi. Finirà invece che somiglieremo noi a loro.

A domani.

 

 

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