Cronicario: Un applauso alle pensioni d’argento


Proverbio del 17 maggio Un giovane corre un anziano va piano, insieme vanno lontano

Numero del giorno: 4,6% Disoccupazione in Uk nel primo quarto 2017

Sappiamo tutto dei pensionati d’oro perché ce li hanno dissezionati per latitudine e longitudine, cercando persino (inutilmente) di tassarli. E con questi ricconi della previdenza pensavo di aver esaurito il genere. Finché un giorno di primavera, caldo come le ascelle di un manovale, l’Istat non produce il suo rapporto annuale 2017.

Ed è sfogliando questa meravigliosa pubblicazione, che ci dice tutto quello che dobbiamo sapere sul nostro amato paese dello Zerodue, che trovo questo gruppo sociale di cui ignoravo non soltanto l’esistenza, ma anche la consistenza: le pensioni d’argento.

Giuro, le hanno chiamate così con rara finezza giornalistica e profondità tassonomica. Perché non sono pensioni d’oro – che fa brutto sbatterli sul rapporto annuale e comunque sono quattro gatti pure se belli cicciotti – ma neanche di bronzo. Sono d’argento: ossia la versione socio-minerale dell’aurea mediocritas di Orazio. Ve li presento.

Notate la finezza: non hanno dovuto neanche sgobbare sui libri per avere un reddito elevato, non si sono sforzati più di tanto a mettere su famiglie numerose, e contribuiscono alla crescita con i loro consumi culturali. Non so voi, ma io li ammiro profondamente.

E scoprire che parliamo di oltre cinque milioni di persone mi commuove ancora di più. Altro che meglio gioventù. Noi abbiamo la meglio vecchiaia.

Prima che la vostra miserabile invidia sociale vi divori, fermatevi a pensare a cosa avreste fatto voi se foste nati, chessò, nel 1950. Io ad esempio l’ho fatto. E poi smettete di pensarci a versate con gioia i vostri contributi che pagano le loro pensioni d’argento, ammesso che abbiate un lavoro, perché gli anziani d’argento – e non mi riferisco ai capelli – sono il nostro miglior asset sociale, e dobbiamo volergli bene come vogliamo bene al paese dello Zerodue: per patria disciplina.

Di chicche come questa nel rapporto annuale Istat ce n’è in quantità, ma non vi voglio guastare la sorpresa. Quindi rimango in casa Istat ma cambio argomento perché sempre oggi sono usciti i dati sul commercio internazionale che sono persino buoni. A marzo 2017 le esportazioni sono cresciute del 4% rispetto a febbraio e le importazioni si sono piantate a zero. A far la nostra fortuna sono stati i paesi extra Ue. Su base tendenziale, quindi riferita a marzo 2016, l’export è salito del 14,5%.

Magari un giorno avremo pure i lavoratori d’argento.

A domani.

 

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