Cronicario: Se vi piacciono le bollicine assaggiate Bitcoin


Proverbio del 27 novembre Quando un elefante combatte soffre l’erba

Numero del giorno: 386.000.000.000 Profitti industriali mondiali fra 2001-14

A chi non piacciono le bollicine? Vanno giù che è una bellezza, tolgono la sete, provocano piacevoli capogiri, seducono gli amanti dei sapori millesimati e infine fanno sparire i dispiaceri almeno per la durata di una cena. Come resistere? Cin cin.

Perciò oggi mi sono deciso a presentarvi una nuova marca che promette di non farvi rimpiangere le vecchie abitudini da alcolisti finanziari quali in fondo siamo tutti: le bollicine Bitcoin.

Checché ne dicano i detrattori, Bitcoin non è una bolla, per niente proprio: è una collezione di bollicine. E’ uno spumante assai frizzante, talmente esuberante che ogni tanto fa saltare il tappo con la violenza di un geyser e straripa per ogni dove, inondando di migliaia di bollicine noi poveri, astemi per incapienza, e facendoci sognare sogni da lotteria del tipo: “Ah se avessi comprato un Bitcoin annata 2015, quando ti portavi via una cassa per poche centinaia di dollari: oggi sarei un alcolista finanziario ricco e felice”.

Lo so che l’avete pensato. E perciò non mi stupisco quando leggo certi geni che sospettano che il boom di questi ultimi giorni delle bollicine Bitcoin, che già fanno sognare quota 10 mila per un assaggio di niente, venga dalla clientela retail, ossia noi polli da batteria, nutriti a sogni e valute virtuali che neanche sapremmo tradurre in linguaggio corrente.

M’inquieta di più leggere, come ho letto in una qualche articolessa assolutamente rispettabile che il boom dipenderebbe da imprecisati investitori istituzionali – tipo il vostro fondo pensione per dire – che hanno scoperto il piacere della sbronza da bollicine dopo decenni di noiosissimi birre statali.

Oppure quando sento alludere a misteriose speculazioni sui mercati giapponesi, dopo aver letto per settimane di tortuosi giri di denaro cinesi. La spiegazione è molto più semplice e arriva dalla fisica: le bollicine frizzano. E poi stendono.

Adesso che vi ho dato un consiglio finanziario per gli acquisti in perfetto spirito Mifid II, lasciate che altre notizie vengano a voi come sono arrivate a me. La prima, vagamente depressiva (e questo spiega perché mi sono rivolto alle bollicine già di mattina), m’è arrivata da Istat che mi ha comunicato che a novembre c’abbiamo avuto come società un calo di fiducia.

E vorrei vedere: iniziare un mese con il giorno dei morti e finirlo con l’acconto Irpef azzopperebbe chiunque. Neanche la sponsorizzatissima droga Black Friday è riuscita a far tornare il sorriso all’italiano. Si coltivano speranze per il mese di dicembre, quando una nota festa dal sapore mistico usualmente fa trascendere il nostro sentire dalla materialità a vette più elevate.

E siccome saremo tutti più fiduciosi, invito anche i nostri cugini britannici, che hanno talmente fiducia in se stessi da voler parlare solo fra loro, a ricordare che la fiducia è una bella cosa, ma che non basta se uno poi produce a ritmi tardo sovietici.

Per dire: l’UK ha un livello di produttività più bassa della nostra, che è tutto dire. Servirà più di una Brexit temo. Magari un po’ di bollicine…

A domani.

 

 

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