Cronicario: L’evoluzione della mancetta elettorale: la previsione del reddito futuro


Proverbio del 20 febbraio Fai attenzione a ciò che si dice non a chi lo dice

Numero del giorno: 64.400.000.000 Sofferenze bancarie italiane a dicembre 

Dimostrando una raro talento futurista il nostro augusto ministro del Tesoro ha presentato al Parlamento una relazione che segna un passo evolutivo notevolissimo nell’abusata prassi della mancetta elettorale. Dopo il taglio del canone agli ultra75enni poveri, d’altronde cos’altro restava da fare? Ormai tutti si sono resi conto che siamo in campagna elettorale e che ogni promessa è debito impagabile.

E allora quel che rimane per incantare l’elettore è semplice e insieme geniale: vendere il futuro.

E questo è il risultato.

La stampa com’è noto si beve ogni cosa. Nel pregevole studio, che presenta il risultato di un nuovo metodo di calcolo degli indicatori del benessere, c’è pure scritto che la partecipazione al lavoro aumenterà insieme all’inflazione e che diminuirà anche la diseguaglianza…

E pazienza se il governo che verrà, che probabilmente sarà uguale a quello che l’ha preceduto oltre ad essere la fotocopia di quelli prima di lui, non centrerà gil obiettivi. Sono previsioni, mica promesse. Hanno il vantaggio di essere gratis e di sollevare comunque l’umore in tempi vagamente incupiti dai capitomboli delle borse, che ci avevano abituato al sorriso un po’ ebete degli eterni giocondi e adesso ci stanno terremotando lungo i crinali dell’incertezza. E mica solo le borse. Oggi Bankitalia ha presentato la consueta rilevazione fatta con gli agenti immobiliari secondo la quale sui prezzi insistono spinte ribassiste,

con sconti sui prezzi di richiesta ancora superiori al 10%. L’ottimismo fa capolino, ma su un orizzonte da due anni a questa parte. Anche gli agenti immobiliari come il governo sognano un 2020 rose e fiori. E ancora non abbiamo votato.

Ma la notizia più triste della giornata arriva dagli Usa. No, non è la storia che Trump sta pensando di derogare alla normativa Usa contro la proliferazione nucleare pur di riuscire a piazzare una ditta stelle&strisce mezza fallita nella competizione per il nucleare in Arabia Saudita – di queste roba non leggerete nulla sui giornali italiani e io sono troppo pigro per raccontarvela – ma riguarda un altro mito americano nonché della giovinezza di chiunque sia cresciuto a pane e rock: la mitica Gibson, che da 120 anni sforna chitarre meravigliose, rischia di chiudere i battenti, avendo sul groppone 375 milioni di dollari di debiti da restituire entro l’estate.

Speriamo che pure lei arrivi al 2020.

A domani.

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