Cronicario: E per non pagare il canone Rai invecchiate precocemente


Proverbio del 19 febbraio Il cuoco inesperto accusa sempre il forno

Numero del giorno: 3.200.000.000 Investimenti previsti dal Demanio in 10 anni

Ultimi sgoccioli di campagna elettorale e meno male. Rima a parte, l’abbrutimento del nostro dibattito pubblico, già carente di suo, tocca un apice sensazionale quando leggo che il nostro beneamato gentilissimo premier ha annunciato che taglierà il canone televisivo a 350 mila ultra 75 enni con reddito inferiore agli 8 mila euro l’anno, mostrando di ignorare la geografia anagrafica della distribuzione del denaro in Italia,

 

ma in compenso di conoscere benissimo quella demografica/elettorale.

Eccolo qua il ragionamento del politico medio: gli anziani sono un sacco, votano e guardano la tivvù. Che ci vuole a fare politica così?

Capirete il leggero rosicamento, che mai mi sarebbe sorto se questa mancetta elettorale una volta tanto fosse arrivata alle famiglie monoreddito con prole, che forse ne hanno più bisogno, anziché sostenere i soliti, che poi magari la imprestano al nipote inattivo. Ma capisco bene che da un premier che dice che “è inutile promettere improbabili miracoli” al massimo ti puoi aspettare la triste realtà. E quindi il miracolo tocca farcelo da soli, magari cominciando a invecchiare prima del tempo, perché solo quando saremo grigi e artritici meriteremo (e neanche tutti) l’attenzione del governo.

Fuori da queste miserie se ne consumano altre, un filo più preoccupanti. Oggi si è consumata l’ennesima giornata nera di Creval, alle prese con un aumento di capitale che ha fatto sprofondare il borsa il titolo del 7% e i diritti per l’aumento del 70. Un grande successo, evidentemente, che accende un’altra lucetta d’allarme sul nostro quadro bancario, che ha appena ritrovato un minimo di fiducia in sé stesso. Non bastasse questo, da Ocse arrivano segnali di rallentamento della crescita nell’area nel quarto trimestre 2017.

Per fortuna buone nuove arrivano da Bankitalia, che ha pubblicato gli ultimi dati sulla bilancia dei pagamenti e la posizione estera.

Nel 2017 il nostro surplus corrente è arrivato al 2,9% del pil, ben 50 miliardi, spinto dall’incremento dei redditi primari, ossia le nostre rendite sull’estero, cresciuti da 5 a 11 miliardi, dalla riduzione del deficit sui servizi, a -1,8 miliardi da -2,8, con l’avanzo delle merci che si contrae dai 59,8 miliardi del 2016 a 56,7. Se avessimo politici alfabetizzati, questi semplici numeri suggerirebbero loro che serve una strategia per rilanciare la nostra economia dei servizi per compensare gli andamenti avversi del saldo delle merci, che dipende, oltre che dalla domanda estera, dagli andamenti petroliferi. E poi magari fare una riflessione sulla rilevante quota di ricchezza estera degli italiani, che ha originato le rendite di cui sopra. Ma così sarebbe troppo difficile fare politica. Tagliamo il canone va.

A domani.

 

 

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