Cronicario: Una base per il nuovo governo: il reddito di paranza


Proverbio del 15 marzo Chi parte per un viaggio torna diverso

Numero del giorno: 2.280.000.000.000 Debito pubblico italiano a gennaio

Diciamolo va: questa cosa del reddito di cittadinanza ormai è squalificata. Se n’è parlato tanto ma non ci ha capito niente nessuno, salvo arguire tutti che non si farà mai. Ma poi diciamolo: ma voi lo vorreste davvero un reddito in cambio di niente?

Non ci credo dai. In fondo da qualche parte nel nostro cuore siamo anche un po’ svizzeri, come insegna il Canton Ticino. Come che c’entra la Svizzera?

Eh già: non solo hanno fatto il referendum per istituire questo benedetto reddito, ma hanno anche detto no.

Non vi stupite: hanno fatto lo stesso bocciando la proposta di togliere il canone tv.

Ora il punto rimane: questo benedetto reddito di cittadinanza è uno degli inciampi costante di qualunque discussione fra i politici quando pensano a come fare un governo, malgrado ormai sia chiaro che è come il sole che non ci credono manco loro. Per dire, oggi un pezzo da novanta della Lega ha detto che è ben disposto a mettersi seduto a discutere con i 5S, a partire da quello che hanno in comune

fino anche a parlare del reddito di cittadinanza, “ma alla leghista”. Variazione sul tema che fa il paio con la sottolineatura più gettonata dall’ex maggioranza, ossia che in fondo in fondo il reddito di cittadinanza fa il paio con quello di inclusione. Diciamo che è una versione allargata, va. Ed ecco allora che tutti insieme appassionatamente si trovano a discutere del Grande Tema, che è il reddito – leggi: fare arrivare soldi al popolo – che ha il potere magico di coagulare il Partito Unico del Deficit.

Perciò, cari politici, se proprio volete trovare un accordo, capace di salvare capre e cavoli, e soprattutto la vostra faccia, mi permetto un suggerimento. Non parlate più di reddito di cittadinanza. Da oggi in poi si chiama reddito da paranza. E chi non capisce, si informi.

A domani.

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  1. Gior

    Buongiorno Walking. Sempre interessanti le tue divagazioni economiche. Io preferirei leggere delle belle sintesi. Il reddito di cittadinanza si dipana su questo sotttostante.
    – attivo pensionistico 2016 (dal 1996) +39 miliard contributi. Finora lo Stato si e’ fregato 750 miliardi di contributi accantonati dai lavoratori per la pensione, CSX, CX e CDX tutti d’accordo.
    – spesa pensionistica reale circa 12% del PIL, in media europea.
    – spesa primaria dello stato entro circa 45% del PIL nella media europea, come sempre e’ stata.
    – spesa sistema sanitario terz’ultima in Europa sotto il 7%,del PIL meno del Montenegro. Ancora un po’ piu’ giu’ e gli ammalati verrano respinti.
    – dipendenti pèubblici 5.2/1000 /abitanti in diminunzione, e ampiamente sotto media europea (eppure eravamo rimasti a “…tutti quei forestali siciiani che dobbiamo pagare”).
    – spesa per scuola, formazione e ricerca talmente bassa che l’OCSE raccomanda un suo aumento.
    – costo stato sociale meno del 30% del PIL.
    – investimenti dello stato ridotti al minimo. Ma, ad esempio, Invitalia, cioe’ lo stato, regala a fondo perduto centinaia di milioni a miliardari italici e stranieri.
    – la tassazione e’ elevata, si, ma lo stato parte da -100/-150 miliardi tutti gli anni.

    Quindi la Spending Review non e’ altro che terrore verso gli italiani ,cittadini e imprese, perche’ paghino quei 90 miliardi/anno di interessi e restituiscano il capitale dei titoli a copertura del debito. E’ fiato sul collo degli italiani perche’ rinuncino a quanto dovuto da uno stato europeo e facciano sacrifici per permettere ai capitali di ventura di penetrare nel sistema sociale e conquistare fruttuosi monopoli, Gli sprechi dello stato sono pari agli sprechi che facciamo a casa nostra: con quelli non ci paghiamo la rata del mutuo. Semplicemente NON ESISTONO.

    Il vero reddito di cittadinanza e’ tornare ad avere uno stato nelle mani e nell’ineteresse dei cittadini.

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    • Gior

      Buongiorno walking. Ecco la 2a parte del discorso. Ci si chiedera’, se gli sprechi colossali oggi sostanzialmente NON ESISTONO e sono INVENZIONE e PROPAGANDA per farci sentire COLPEVOLI (noi masse che dobbiamo subire le odierne angherie, intendo, cittadini ed imprese), cosa facciamo? Beh, intanto partiamo da questi punti fermi: in generale, i cittadini italiani e imprese non sono i principali (stiamo prudenti) COLPEVOLI dell’esistenza di un debito cosi’ elevato. Discorso a parte per l’evasione fiscale, quantificata in circa il 10-15% del PIL, che e’ zavorra importante e che ha sempre avuto inevitabilmente un peso nella creazione del debito.

      Fissiamocelo bene in testa: oh voi adoratori del particolarissimo capro espiatorio, sappiate che la spesa primaria complessiva italiana (cioe’ tutte le spese dello stato meno gli interessi) non e’ mai stata elevata (come?) rispetto ad altri paesi europei, non rispetto al Ghana. Il debito e’ passato dal 60% al 120% circa, livello simile all’attuale, tra il 1981 al 1993. In quegli anni, la NOVITA’ (a volte dietro al nuovo si nasconde il vecchio, l’insaziabile egoismo, che novita’!) di far finanziare il debito a privati (il mercato) ha permesso a speculatori, banche, grandi societa’ e ricchi (STROZZINI) di ottenere interessi in media del 3-6% superiori all’inflazione: UN’ENORMITA’. I governi di allora, per far fronte all’enorme incremento del bisogno di denaro per pagare gli interessi carissimi e capitale su titoli a breve in scadenza e rate di interessi carissimi su debito a lungo termine, fecero altro debito con gli stessi malfattori (INTERESSI su INTERESSI), incrementarono la pressione fiscale del 1-2% all’anno, fino ad arrivare nel 1993 ad una pressione fiscale simile all’attuale. Ma nel frattempo il danno (cioe’ la RAPINA) era fatto e gli italiani si trovarono a dover pagare ogni anno 90-100 miliardi di interessi, fino ai giorni nostri e oltre. Cioe’, siamo stati resi grandi debitori (fatto ripetutosi in altro contesto nella crisi dello spread nel 2011, ma gli STROZZINI e i loro meccanismi sono gli stessi), per lavorare, rinunciare e soffrire per pagare i debiti a STROZZINI, che ne approfittano oggi per modificare la struttura socio-economica a proprio vantaggio.

      E’ vero che la spesa primaria aumento’ in quegli anni 1981-1993 raggiungendo il livelli attuali attorno al 45%, ma cio’ avvenne in TUTTA EUROPA parallelamente perche’ quello fu un periodo di forti investimenti e innovazioni nell’organizzazione sociale. In ITalia, questa innovazione fu finanziata a debito nel momento di massima SPECULAZIONE finanziaria subita dallo stato. Manco l’avessero fatto apposta!!!!! Se non ci fosse stata la SPECULAZIONE da parte degli STROZZINI l’incremento del gettito fiscale, per quanto fu molto forte, avrebbe compensato l’incremento NECESSARIO delle spese e il debito sarebbe rimasto entro % ragionevoli, come fu ed avvenne in altri paesi europei. Da allora, il declino economico italiano ha preso il via e ad esso si sono sovrapposti altri fenomeni piu’ recenti. Beh, certo, bisogna lavorare per pagare 90 miliardi di interessi, restituire il capitale dei titoli e regalare 100-150 miliardi ad evasori!! Questo e’ il punto da cui si parte ogni 1° gennaio, dal 1993.

      Chiedetevi, come mai l’Italia fu STROZZINATA e altri paesi europei che vivevano le stesse dinamiche italiane no, o lo furono molto meno? E qui arrivano gli espertoni con tutte le spiegazioni, lo SME, l’alineamento con il dollaro, governi che spendono troppo, bla bla…..ma nulla spiega la necessita’ per una entita’ STRUTTURALMENTE BISOGNOSA (qual e’ lo stato, che non e’ un’azienza) di chiedere prestiti a STROZZINI senza meccanismi di protezione.

      Che fare? Ci sono proposte per adottare soluzioni ragionevoli e giuste ma e’ storia troppo lunga ora. Prima di tutto mettiamo da parte gli STROZZINI,

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