Cronicario: Daziamo la spia di Mister G perché Mister T intenda


Proverbio del 22 marzo Quando si muove il salice, arriva la primavera

Numero del giorno: 22,7 Paga oraria media di un lavoratore italiano nel 2017

Se vi suona esagerata la notizia che il nostro amatissimo Mister T stia pensando di scaricare sulla spalle capienti dei cinesi una cinquantina di miliardi di danni, fra dazi e altro, è perché magari vi è sfuggito questo Tweet che disegna bene il carattere del nostro uomo a Washington.

Perché Trump fa Trump, come sottolineano estasiati gli eredi di monsieur Lapalisse che si ergono a suoi ermenuti. E poiché il popolo (e non certo Facecook) l’ha voluto presidente del paese più potente del mondo, ecco che improvvisamente il mondo gli s’intona per simpatia e parte la rissa collettiva.

E infatti la Cina continua a ripetere da giorni – l’ha fatto pure oggi dal sito del ministero del commercio estero – che si difenderà. “La Cina – scrivono – non si siederà pigramente a vedere i suoi legittimi interessi danneggiati”.

Tutto questo mentre si moltiplicano gli allarmi sui rischi di una guerra commerciale – oggi è toccato alla Bce, che ne ha accennato nel suo Bollettino – e gli scambi internazionali, che sono uno dei motori della crescita, già rallentano.

Anche noi europei, lo sapete sì, siamo in corsa per finire nella tagliola di Mister T, e non a caso.

Per questo i nostri politici europei stanno negoziando a rotta di collo per trovare un accordo con il daziator scortese. Girano pure pallide speranze. La sora Cecilia Malmstroem dice che oggi stesso Mister T potrebbe dire che l’Ue nel suo insieme non ci rientra, nei dazi sull’acciaio, ma per non sapere leggere né scrivere, come dicevano i miei avi, bisognerebbe portarsi avanti e colpire Mister T dove fa più male: Mister G.

Ora non fraintendetemi. Non amo la rissa. A scuola i bulli, che c’erano come ci sono sempre stati pure se ancora non facevano notizia, li rabbonivo raccontando barzellette. Però oggi mi è cascato l’occhio sulla notizia che dal prossimo 27 marzo nei negozi italiani saranno in vendita gli assistenti digitali di Google, che manco a sforzarsi troppo si chiamano Google home.

Ora trovo fantastico che questi aggeggi che costano fra i 59 e 149 euri, entrino in casa nostra dissimulando il loro essere spie al soldo del Made in Usa comportandosi come servizievoli maggiordomi. Per dire: vi accendono la tv con un tono di voce, la luce con uno schiocco di dita, vi sintonizzano su Netflix – basta la parola – oppure vi lanciano l’ultima minchiata su Youtube, magari passando da Chromecast (che sempre roba Google è). E così facendo, mentre vi blandiscono obbedendo ai (pochi) comandi che capiscono, raccolgono dati su di voi e li spediscono alla casa madre, che vi iconizza in User e sa sostanzialmente tutti i cazzi vostri e può farci ciò che vuole. Ora dovreste pure aver imparato qualcosa dal caso Facebook, che almeno era gratis. Ma adesso dobbiamo pure pagare per aver le spie in casa?

Vabbé. Siamo irrecuperabili. E allora almeno daziamo la spia di Mister G. Vederete che Mister T non ci dazia, ma ci grazia.

A domani.

 

 

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