Cronicario: Mettiamo un veto sullo spread, che è pure vintage


Proverbio del 19 novembre Riscalda un serpente gelato e ti morderà

Numero del giorno: 8,2 Aumento % export Giappone in ottobre

I protagonisti di oggi sono vicepremier Uno e vicepremier Due che, tanto per cambiare, allietano i nostri sceneggiatori di barzellette con le loro uscite a futura memoria e cabaret presente di cui il vostro Cronicario qui è un modesto epigono. Per cambiare oggi abbiamo inserito anche il vicepremier X, che non sta al governo ma parla a nome delle banche che come insegna la vulgata populista che tanto piace alla gente che non piace comandano più e meglio del governo.

Questi tre fenomeni oggi hanno allietato le nostre cronache con dichiarazioni le più svariate che lette singolarmente dicono una cosa, ma guardate insieme ne dicono un’altra. Inutile sottolineare che il servizio di interpretazione autentica lo fa solo il vostro Cronicario al modico prezzo di una risata, anche isterica.

Vabbé. Allora vicepremier Uno (o Due, secondo la vostra preferenza dice): “Oggi parlare di inceneritori è come parlare della cabina telefonica col telefono a gettoni. Qualcuno può essere anche ancora affascinato dal vintage ma sempre vintage rimane”.

Ditelo a i danesi che sciano e pattinano sul termovalorizzatore acceso grazie alla spazzatura e ci guadagnano pure. Ma son dettagli. Anche perché più o meno contemporaneamente vicepremier Due (o Uno fate voi) dice che “se la proposta franco-tedesca di bilancio dell’eurozona danneggia l’Italia, come pare, ovviamente non ci sarà il nostro consenso”. Un bel veto e passa la paura. A proposito, sappia la Commissione Ue che “eventuali sanzioni dell’Europa all’Italia sarebbero ingenerose nei confronti di un Paese che da anni manda miliardi e miliardi a Bruxelles che non tornano indietro.

E infine vicepremier X che dall’alto del suo podio lancia il suo urlo di dolore. “Uno spread a 300 punti non è coerente con i fondamentali dell’economia e occorre ridurlo altrimenti si avrà un impatto sul patrimonio delle banche, un aumento del costo della raccolta e quindi dei finanziamenti a famiglie e imprese oltre a una loro riduzione che fino a ora non si è ancora verificata grazie anche alle misure Bce”.

Ed ecco che arriva l’interpretazione autentica del pensiero dei tre vicepremier: L’Europa ci tagli lo spread sennò arriva il veto. In fondo lo spread è un attrezzo vintage: ormai non ci governa più.

A domani.

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