Cronicario: Col navigator m’è dolce naufragare in questo mare


Proverbio del 28 gennaio Ingannami pure sul prezzo, ma non sulla merce

Numero del giorno: 32.000 Aumento imprese in Italia nel 2018

Adesso che finalmente anche il primo giornale d’Italia dedica una pagina al reddito di parannanza, con pezzo autografo di un illustre consigliori dei governanti del cambiamento con spiegati perché, percome e soprattutto perquanto, appare chiaro che finalmente anche da noi è stato legalizzato l’uso dello stupefacente. Ragionamento stupefacente,  intendo. Leggete questo stralcio preziosissimo: “L’impatto macroeconomico del Reddito di cittadinanza può essere di notevole importanza, sia sull’efficienza del mercato del lavoro, in termini di aumento di occupazione e produttività, da realizzarsi con il miglioramento dei Cpi, la riqualificazione formativa dei lavoratori, e la batteria di incentivi inseriti, sia su alcuni aspetti macroeconomici che riguardano il moltiplicatore dei consumi, l’output gap e il recupero di spazio fiscale nel bilancio”.

Non avete capito? Andiamo avanti: “L’afflusso degli scoraggiati presso i Cpi (centri per l’impiego), permetterebbe di rivedere al rialzo il tasso di partecipazione alla forza lavoro, che nella metodologia europea contribuisce alla crescita del Pil potenziale. Si aprirebbe così uno spazio fiscale aggiuntivo che può essere utilizzato per aumentare l’occupazione evitando di far crescere in percentuale il deficit strutturale a livelli passibili di sanzioni comunitarie”.

Vabbé, facciamola semplice: diamo soldi alla gente sperando che così si iscriva alle lista di disoccupazione, in modo che aumentando i disoccupati possiamo fare più deficit (senza fare incazzare l’Ue) e così facciamo diminuire i disoccupati. Parola di professore universitario (e immaginatevi che fortuna gli studenti ad avercelo) prestato alla politica della cornucopia con scappellamento keynesiano.

Pensate quanto sono scemi in Europa. Non avevano neanche pensato che si poteva fregarli in questo modo e per giunta con le loro stesse regole. E, soprattutto, state pur certi che neanche se ne accorgeranno.

Nell’attesa che si compia la beata speranza e l’inattivo diventi finalmente disoccupato, rimane da trovare i fenomeni che, grazie ai prodigiosi centri per l’impiego, troveranno lavoro entro 100 chilometri (o 100 minuti in bus) a tutti quelli che lo chiederanno.

Nessun miracolo: sono gli stupefacenti navigator, che proprio come un gps attaccato al vostro curriculum, vi condurranno – novelli Virgilio – lungo gli altopiani del lavoro che non c’è ma che si vede. Nel senso che il lavoro lo vedono solo loro: i navigator: ne devono assumere 6.000.

Molti sospettano che saranno gli unici a trovare lavoro grazie al reddito di parannanza. Ma solo perché non hanno letto un’altra dichiarazione stupefacente, stavolta rilasciata dal Gran Mogol degli industriali. “I tempi sono maturi – ha oracolato – per costruire un vero patto per il lavoro insieme a Cgil, Cisl e Uil”.

Che fa il paio con quest’altra, diffusa dal capataz della banca d’intesa nazionale. “Il reddito di cittadinanza può essere fatto meglio. Ma ora destiniamo le risorse ha chi ha bisogno e poi pensiamo se bisogna migliorarlo”.

E’ chiaro perciò che viviamo tempi stupefacenti. Sarà dolce naufragare in questo mare. Col navigator però.

A domani.

 

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