L’asimmetria fra Usa e Ue è un fatto statistico prima che economico


Di cosa parliamo quando parliamo di economia è una di quelle domande che dovremmo porci con maggiore frequenza considerando quanto siano incerti i fondamenti dei nostri ragionamenti. Nel senso che, aldilà del vezzo tipicamente macroeconomico di discutere di aggregati che semplificano fino al punto da ridurre il ragionamento economico alle identità contabili, sono proprio i dati – ossia ciò che più di ogni cosa viene percepito come oggettivo – ad avere fondamenti poco chiari, se non addirittura vaghi. E questo per una semplice ragione: I criteri per la loro organizzazione non sono sempre univoci. E ciò malgrado la grande globalizzazione statistica inaugurata ormai da diversi decenni.

Se questa discussione vi sembra astrusa è solo perché se ne parla poco, e non è un bene. Ponetevi solo una semplice domanda: come agiremo se sapessimo che un nostro deficit è in realtà un surplus, o viceversa? Se il dato statistico influenza la percezione economica, figuratevi quanto pesa sull’analisi e quindi sulla strategia. Se poi viene fuori che i dati che non combaciano sono quelli fra le due aree più avanzate del mondo, per le quali dovrebbe valere più che per gli altri il principio di uniformità dei dati statistici, ecco che il problema emerge nella sua gravità: l’asimmetria statistica diventa economica, e politica di conseguenza.

Sarebbe sbagliato estremizzare, ovviamente. I problemi di adeguatezza dei dati appartengo a qualunque disciplina, persino a quelle scientifiche, figuriamoci alle scienze umane. E tuttavia è opportuno ricordare che non è tutto così chiaro come certi spacciatori di grafici vorrebbero farci credere. Le economie sono sistemi complessi e i dati vanno sempre ben compresi, quindi leggendo accuratamente le definizioni che sottintendono, e poi non comparati se non con dati analoghi.

Lo spunto per queste riflessioni ce lo fornisce un recente paper di Eurostat, (“Current account
asymmetries in EU-US statistics”) che poi è la versione 2019 di un lavoro ricorrente, e quindi ben conosciuto agli specialisti, che serve propri a illustrare come i diversi metodi di lettura e costruzione dei dati fra le istituzioni statistiche europee e quelle statunitensi conduca a queste asimmetrie, ossia sostanziali diversità di vedute, che non sono certo di poco conto. Per dare un’idea dell’ordine di grandezza di cui stiamo discorrendo è sufficiente ricordare che Usa e Ue condividono transazioni bilaterali di conto corrente stimate – e mai termine fu più letterale – nell’ordine di circa 1.600 miliardi di euro. Ricordo che le transazioni di conto corrente della bilancia dei pagamenti registrano l’interscambi di beni e servizi e quindi denaro, di un paese. Per l’Ue gli Usa rappresentano il 23% delle transazioni di conto corrente. Per gli Usa l’Ue pesa il 26% delle sue. E ciò basta a comprendere quanto queste due regioni economiche siano interrelate per ragioni che sono storiche, innanzitutto.

Detto ciò è del tutto intuitivo che “le esportazioni dell’Ue negli Stati Uniti dovrebbero idealmente rispecchiare le importazioni statunitensi dall’Ue, così come le importazioni dell’Ue dagli Stati Uniti dovrebbero essere uguali alle esportazioni statunitensi verso l’Ue”. E il fatto che si usi il condizionale dice tutto quello che c’è da sapere. In pratica, infatti, “raramente si verificano statistiche completamente simmetriche, quindi parliamo di asimmetrie bilaterali nelle statistiche che potrebbero ostacolare in modo efficace l’interpretazione economica delle statistiche”, spiega Eurostat. La tabella sotto riepiloga l’andamento del conto corrente bilaterale.

Senonché i dati pubblicati alla fine del 2018 da Eurostat e il BEA degli Usa hanno confermato “considerevoli asimmetrie statistiche fra i conti correnti di Usa e Ue nel periodo 2015-17”. Infatti “mentre il conto corrente Ue mostra un surplus, anche quello Usa mostra un surplus”.

Per dirla con le parole di Eurostat “nel 2017 l’Ue ha registrato 724 miliardi di euro in pagamenti agli Stati Uniti, mentre gli Stati Uniti hanno mostrato entrate per 857 miliardi dall’UE-28. Allo stesso tempo, l’Ue ha registrato 878 miliardi di euro di entrate dagli Stati Uniti, mentre i dati statunitensi hanno mostrato solo 846 miliardi di euro di pagamenti all’Ue. Ciò ha portato a un avanzo delle partite correnti di 154 miliardi di euro nelle statistiche dell’Ue nel 2017 e, analogamente, a un avanzo di 12 miliardi di euro nelle statistiche statunitensi”.

Ed ecco che il problema statistico diventa economico. L’Ue è eccedentaria o in deficit nei confronti degli Usa? Qualunque sia la risposta, il tema diventa politico. E adesso provate a spiegarlo a Trump.

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