La pandemia accelera il tramonto dei negozi “analogici”

Un bel bollettino pubblicato dalla Bis ci consente di fare il punto su un altro cambiamento apportato dalla pandemia alle economie globali: il notevole sviluppo del commercio elettronico. Un tema all’attenzione anche della Bce nel suo ultimo bollettino, dove si osserva fra le altre cose la crescita notevole degli acquisti on line.

Una tendenza “storica”, peraltro. Lo sviluppo del commercio elettronico in Europa prosegue ormai da anni.

Il bollettino Bis aggiunge altri elementi al puzzle. Mentre la diffusione degli acquisti on line è ovviamente globalizzata, ci sono diversi livelli di profondità settoriali e comportamenti diversi nei diversi momenti della pandemia. Ovviamente il ricorso all’on line è stato più massiccio nei paesi dove le misure di lockdown sono state più intense. Ma soprattutto è assai probabile che alcune delle abitudini acquisite dai consumatori durante la pandemia durino anche dopo che l’emergenza sanitaria sarà terminata. E questo “può avere implicazioni per i cambi strutturali e la crescita dell’economia digitale”.

I dati ci dicono che i 1.400 miliardi di valore del fatturato dell’e-commerce del 2017 sono arrivati a circa 2,4 trilioni, pari al 2,7% del prodotto globale. Si stima inoltre che circa 3,5 miliardi di persone, il 47% della popolazione, usi piattaforme di commercio elettronico, con la Cina in testa per evidenti motivi, seguita da Usa, Giappone, UK e Germania.

Il pannello centrale del grafico mostra come la pandemia abbia accelerato il trend di crescita del commercio on line sul totale delle vendite che si osserva sin dal 2015. Anche nei paesi dove meno diffuse sono le piattaforme di commercio elettronico – il Bollettino prende in esame la sudamericana Mercado Libre – i consumatori hanno fatto in due mesi (durante i lockdown) un numero di acquisti pari a quelli fatti in un anno.

Alcune osservazioni sono particolarmente interessanti. “Differenti settori dell’economia sono stati interessati diversamente” dalla domanda dei consumatori digitali.

E’ ovviamente aumentata la domanda di beni in qualche modo correlati alla pandemia – mascherine o articoli sportivi – mentre è crollata quelli di servizi turistici (-80%). Si osserva anche (pannello di destra) che i prezzi on line di alcuni beni sono aumentati durante la pandemia, con quello dei computer a guidare i rialzi.

Un fenomeno collegato a questo è l’incremento dei pagamenti digitali, che degli scambi on line sono il corrispettivo. Se globalmente l’uso di strumento di pagamenti elettronico è diminuito – il lockdown ha fatto crollare il valore globale delle transazioni con carte elettroniche in presenza – sono cresciuti gli scambi con carte da remoto.

Si tratta di sviluppi che potrebbero denotare un cambiamento strutturale dell’economia globale, anche in conseguenza del fatto che gli effetti della pandemia sono lungi dall’essere terminati.

Dalle rilevazioni svolte in un campione di 18 economie risulta che una quota crescente di adulti si aspetta di acquistare on line più frequentemente anche dopo la pandemia, specie nei paesi emergenti.

I giovani, in particolari, sono quelli dai quali si aspetta il maggior contributo del commercio on line. Se questo condurrà al tramonto degli store analogici è da vedersi. Ma le premesse ci sono tutte.

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