Cartolina. Tante care cose (turche)

E’ sicuramente colpa della primavera se ad aprile l’inflazione annua in Turchia ha sfiorato il 70 per cento. Il preannuncio di bella stagione scalda i cuori, com’è noto. E quindi anche i prezzi, che nel nostro tempo hanno molto a che vedere con sentimenti. A cominciare, ovviamente, da quelli buoni. Come quelli del governo turco, per dire, che una arida propaganda accusa di aver destabilizzato la lira turca a furia di ripetere che bisogna abbassare i tassi per combattere il carovita. E poiché il governo ha ragione per principio, allora è proprio colpa della primavera, se i turchi dovranno faticare un po’ di più per mettere insieme il pranzo e la cena. Con l’estate però le cose miglioreranno: il governo sa perfettamente cosa fare. Non appena si arriverà al 100 per cento d’inflazione scatterà il piano segreto: dimezzare il costo dei pasti. Riducendoli a uno solo.

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  1. Eros Barone

    Sì, va bene, l’inflazione turca, ma perché, caro Sgroi, non parla del fatto che il rublo russo è, nei confronti del dollaro, ai massimi degli ultimi due anni, mentre l’euro è ai minimi degli ultimi vent’anni? Forse la notizia non è in sintonia con la narrazione di impronta piattamente apologetica che Lei cerca costantemente di accreditare in nome della “magnifiche sorti e progressive” del cosiddetto “mondo libero” targato UE-NATO?

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    • Maurizio Sgroi

      salve,
      non capisco, caro Barone, cosa c’entri il rublo in un pezzo che parla della lira turca. Forse la notizia non è in sintonia con la narrazione di impronta piattamente apologetica che Lei cerca costantemente di accreditare in nome della “magnifiche sorti e progressive” del cosiddetto “mondo tirannico” targato Russia-Cina?
      Grazie per il commento.

      ps. Se il “cosiddetto mondo libero” non le piace, vada a farsi un giro altrove. Poi mi dirà 🙂

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      • Eros Barone

        Caro Sgroi, il vecchio ordine mondiale, al quale Lei, difensore della visione che riflette i privilegi garantiti da esso, era abituato, è giunto al capolinea. Le classi dirigenti dell’Occidente capitalistico debbono “purtroppo” fare i conti con il consenso popolare. Che non c’è, nonostante il martellamento infernale del sistema mediatico meno libero del “mondo libero”: i sondaggi in merito all’atteggiamento dell’opinione pubblica verso la guerra sono infatti semplicemente impietosi per l”establishment’. Se ne faccia una ragione, e sulla questione del rublo e dell’euro non non si comporti come gli struzzi.

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      • Maurizio Sgroi

        caro Barone,
        quindi, se ho capito bene, i sondaggi resi noti “dal sistema mediatico meno libero del mondo libero” danno ragione a lei. ma allora siamo liberi o meno liberi?
        grazie per il commento

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  2. Eros Barone

    Caro Sgroi, pur nella divergenza inerente al caso specifico e pur nella differenza profonda della visione generale, Le dò atto della correttezza e della completezza con cui ha recepito i miei commenti ed interagito con essi. Inoltre, debbo in parte rettificare il mio giudizio sulla blindatura del sistema mediatico italiano. Infatti, nel corso della trasmissione “Non è l’arena”, che mi è accaduto di seguire sulla Sette ieri sera, un giornalista russo ha ringraziato il conduttore Giletti per lo spazio che l’Italia, unico paese in Europa, concede agli interventi dei rappresentanti di quel sistema mediatico. Aggiungo che questa lodevole particolarità è valsa alla Sette un furibondo anatema da parte di un alto esponente dell’amministrazione USA, che è arrivato ad accusare il malcapitato Giletti e i suoi collaboratori di appartenere nientedimeno che ad un gruppo… neonazista (??!). Lei mi obbietterà: ma tutto ciò che c’entra con il mio blog? C’entra, caro Sgroi, perché certe ‘doppiezze’ della politica estera italiana si spiegano, come Lei mi può insegnare, con il carattere esplosivo della questione energetica, e un analogo discorso si può fare per quanto riguarda il rafforzamento del rublo, giacché, alla fin fine, ciò che conta, anche a livello finanziario, è il fondamento reale della moneta, cioè il possesso delle materie prime, da cui deriva l’importanza del fattore geopolitico quale base dei valori scambiati nell”economia di carta’. Un saluto cordiale.

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    • Maurizio Sgroi

      Caro Barone,
      sono di una vecchia scuola. Di quella che credeva giusto lasciar dire, replicare, persino senza polemizzare e magari, avendocelo, pure con un pizzico di spirito. Pronta persino a lottare perché l’interlocutore, col quale magari si è in sostanziale disaccordo, possa dire la sua. In cambio si chiedeva la stessa apertura mentale, e magari un po’ di sana responsabilità nell’esercizio delle proprie opinioni, suffragandole col dovuto bagaglio di approfondimento, per non lasciare decadere il dibattito a chiacchiera da bar. Cosa lodevolissima, ma non abbastanza interessante e importante da scomodare le libertà civili.
      Questa scuola si è estinta, purtroppo. Noi superstiti siamo rimasti in pochi. Ma scopriamo ogni volta che molti ne hanno nostalgia. Questo, anziché consolarci, ci rattrista. Si ha nostalgia solo di ciò che ormai è scomparso. Come volevasi dimostrare.
      Grazie per il commento

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