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L’irresistibile inflazione turca


L’indice dei prezzi al consumo turco ha aggiornato nuovi massimi, svettando ormai verso quota 100, ossia il raddoppio dei prezzi su base annua, che a questo ritmo l’economia turca potrebbe raggiungere molto presto. Una circostanza che dovrebbe far tremare le vene dei polsi a qualunque governante, ma non evidentemente al presidente di questo paese.

Questa esibizione di noncuranza verso le logiche dell’economia piacerà di sicuro ai primatisti della politica, quelli che pensano che basti la volontà, meglio se di un uomo forte, per piegare le circostanze ai bisogni. Il che è sicuramente suggestivo e pare funzioni perfettamente, ma solo a patto di esercitare un controllo sulla società che noi occidentali, viziati dall’esercizio della libertà, giudicheremmo ripugnante. E tuttavia, per colmo di paradosso, proprio noi occidentali viziati sembriamo essere i più esposti a questo tipo di seduzione.

Aspettando che il tempo sciolga questo curioso enigma, contentiamoci di osservare come la fiera volontà del presidente turco, alimentata da logiche economiche vagamente bislacche, abbia già provocato il raddoppio dei prezzi non solo per le voci collegate al trasporto, nell’indice dei prezzi, ma anche per quelle che fanno riferimento al cibo o alle bevande.

Detto diversamente, per i turchi mangiare e muoversi costa già il doppio e anche più, rispetto a un anno fa. E poiché le retribuzioni continuano a crescere, anche se finora sembra meno dell’indice dei prezzi, tutto sembra congiuri affinché l’irresistibile inflazione turca, esplosa grazie a politiche monetarie che hanno condotto a una robusta svalutazione della Lira, e fermentata in un contesto internazionale che sfavorisce i paesi trasformatori privi di risorse energetiche (vi ricorda qualcosa?), diventi un fattore stabile del paese. Vedremo solo a questo punto, quanto conti la forza dei primatisti della politica.

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Cartolina. Case turche


E’ anche questo, l’inflazione. Osservare un indice immobiliare nella sua gloriosa marcia verso il cielo e chiedersi quale mai sarà il limite, ben sapendo che non c’è. E poi domandarsi come se la cavino i turchi, quando un indice immobiliare aumenta di oltre il 180 per cento in un anno in termini nominali e del 57,2 per cento in termini reali. Un dato che contiene non una, ma due brutte notizie. La prima è che il costo delle case ormai è fuori controllo. La seconda che sono fuori controllo tutti gli altri prezzi. Perché è anche questo l’inflazione. Andare fuori controllo.

L’Inflazione accelera ancora in Turchia


Gli ultimi dati diffusi dall’istituto statistico turco confermano che l’accelerazione dei prezzi nel paese è ben lontana dal terminare. Al contrario, aumenta di velocità di mese in mese, come d’altronde sta accadendo in tutto il mondo, ma con l’aggravante della particolarità di una politica governativa e monetaria – ammesso che in Turchia abbia senso questa distinzione – che sembra fatta apposta per alimentare questa spirale.

Il grafico sopra mostra come a maggio, su base annua, i prezzi al consumo siano aumentati del 73,5%, superando quindi il già ragguardevole 69,97 osservato, sempre su base annua, il mese precedente.

Ad aggravare la crisi, la circostanza che i peggiori rincari si osservano nei generi di prima necessità, quindi beni alimentari e trasporti, dove ormai i prezzi esibiscono aumenti superiori al 90%.

Se si osserva l’indice al netto di cibo ed energia, l’aumento dei prezzi annuo è più contenuto, ma comunque importante, essendo pari al 61,63%.

Ai primi di luglio uscirà la nuova release. Ma a questo punto è difficile immaginarsi miglioramenti.

Cartolina. Tante care cose (turche)


E’ sicuramente colpa della primavera se ad aprile l’inflazione annua in Turchia ha sfiorato il 70 per cento. Il preannuncio di bella stagione scalda i cuori, com’è noto. E quindi anche i prezzi, che nel nostro tempo hanno molto a che vedere con sentimenti. A cominciare, ovviamente, da quelli buoni. Come quelli del governo turco, per dire, che una arida propaganda accusa di aver destabilizzato la lira turca a furia di ripetere che bisogna abbassare i tassi per combattere il carovita. E poiché il governo ha ragione per principio, allora è proprio colpa della primavera, se i turchi dovranno faticare un po’ di più per mettere insieme il pranzo e la cena. Con l’estate però le cose miglioreranno: il governo sa perfettamente cosa fare. Non appena si arriverà al 100 per cento d’inflazione scatterà il piano segreto: dimezzare il costo dei pasti. Riducendoli a uno solo.

L’Ocse continua a importare inflazione dalla Turchia


Gli ultimi dati sull’inflazione turca, con l’indice in crescita del 61,4% a marzo su base annua, confermano la drammatica crescita dei prezzi nel paese, che ormai ha preso un andamento alquanto progressivo. I dati degli ultimi mesi lo manifestano chiaramente.

Gli osservatori temono che l’attuale contesto internazionale, che favorisce i rincari a cominciare da quelli energetici, che incidono pesantemente sulle importazioni turche, provocherà ulteriori peggioramenti per l’inflazione, anche se il governo sembra ancora convinto che la politica di svalutazione perseguita scientemente finirà col generare l’equilibrio del conto corrente, ossia degli scambi con l’estero.

Possibile, ma non probabile, stante l’attuale corso della politica internazionale e la costituzione dell’economia turca, profondamente di trasformazione. Non è certo un caso che l’inflazione sia schizzata dopo che la banca centrale ha abbassato e tenuto fermi i tassi di interesse.

Per quel che ci riguarda più da vicino, gli andamenti dell’inflazione turca finiscono col gravare sull’indice di inflazione complessivo dei paesi Ocse, che a febbraio scorso è risultato in crescita del 7,7% su base annua, in crescita rispetto al 7,2 di gennaio, confrontandosi col dati anno dell’1,7% di febbraio 2021.

“Questo incremento – nota l’istituto parigino – riflette in parte un altro notevole aumento dell’inflazione in Turchia”. E se ricordiamo (vedi tabella sopra) che a febbraio il dato mostrava un accelerazione dei prezzi del 54,4%, possiamo tranquillamente inferire che il dato di marzo di Ocse sarà più elevato di quello di febbraio, che già rappresentava il massimo raggiunto da dicembre 1990. Prima, ossia, che iniziasse la Grande Moderazione degli anni ’90.

Cosa dobbiamo dedurne? Se guardiamo al dato core, ossia depurato da cibo ed energia, osserviamo che comunque è in crescita di mese in mese: dal 5,1% di gennaio al 5,5% di febbraio. E se spostiamo il punto di vista, dai paesi Ocse al G20, notiamo che cambia poco: dal 6,5% di gennaio (sempre annuo) al 6,8% di febbraio, con l’Argentina stavolta a recitare il ruolo della Turchia, che ormai “esporta” soprattutto inflazione nell’area Ocse.

Tutto ciò conferma che la tendenza inflazionistica è robusta e ben incardinata. Dobbiamo augurarci che le aspettative rimangano bene ancorate. Perché l’alternative non sarebbe piacevole. Per nulla.

Cartolina. Case turche


Poiché fanno notizie le vicissitudini della lira turca, alimentate da certe manie presidenziali, vale la pena ricordare che nel frattempo, ossia dal 2015, i corsi immobiliari turchi sono aumentati del 60 per cento. Quindi i poveri turchi dovranno fare molti salti mortali per comprarsi una casa, visto che all’inflazione del mattone si è associata quella generale, che divora i redditi fissi peggio delle tasse del governo. Ovviamente tutto si tiene. Sempre nel 2015 per comprare un euro bastavano 3 lire turche. Adesso ne servono 15. In pratica è come se l’euro di fosse apprezzato di quasi cinque volte sulla lira. Sicché la Turchia di oggi è un ottimo investimento per gli europei e un pessimo affare per i turchi. Purtroppo per loro, non sono ancora entrati in Europa.