Cartolina. Caro lavoratore

Caro lavoratore. Devi sapere intanto che il tuo costo “rimane elevato”, secondo l’Ocse. A fronte di un leggero aumento di produttività, il costo unitario del lavoro cresce ben più col risultato che i salari nominali s’impennano. Se però uno va a vedere i salari reali scopre che nella ricca Italia, tanto per fare un esempio, siamo ancora sotto il livello del 2019. Quindi, caro lavoratore, sei più povero di cinque anni fa, ma di sicuro non serve che te lo dica io. E’ colpa dell’inflazione, dicono. Nel senso che i salari nominali pagano pegno alla crescita dei prezzi. Ma nel costo unitario del lavoro non c’è solo la retribuzione lorda. Ci sono anche altre amenità, come in contributi, che nel nostro paese pesano circa un terzo. Caro costi, caro lavoratore. Ma un terzo sono contributi per la pensione che forse un giorno prenderai, e intanto servono a pagare quelle degli altri. E un altro terzo, a dire poco, se lo prende il governo per i suoi infiniti bisogni. Col resto arrangiati.

Gent. dott. Sgroi,
mi permetto (forse “presuntuosamente”) di obiettare alla plenipotenziaria OCSE quanto segue.
L’espressione “costo del lavoro” nel senso che comunemente le viene assegnato ed il concetto in essa implicito costituiscono una sorta di base programmatica, economica e sociale, che in sé contiene i prodromi di un rapporto conflittuale nient’affatto virtuoso e propositivo. Tanto si deve intendere se al termine “costo” si associa la connotazione negativa di onere, sacrificio, perdita, ecc.
Pongo la domanda all’eminente OCSE: un “costo” per chi?
Il solo soggetto legittimato a considerare e a definire “costo” la prestazione di lavoro è lo stesso che la fornisce: infatti a lui fanno carico il tempo della sua vita dedicato ad essa, il logorio ed i rischi particolari per la sua salute fisica e psichica, gli oneri accessori o propedeutici (trasporto, abbigliamento, studio ed esercizio, attrezzature personali, pubbliche relazioni) sostenuti direttamente o connessi all’esercizio della stessa, i rischi generali che incombono sulla continuità e sulla sicurezza del posto di lavoro (salute personale, crisi settoriale, crisi generale, ecc.) Al contrario colui che la riceve ha richiesto in precedenza tale prestazione per ottenere un servizio diretto espressamente alla propria persona o indirettamente, per trarne un vantaggio in termini di prodotto, cioè di valore aggiunto alla produzione.
Cordiali saluti ed auguri di prosperità.
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