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Il boom italiano degli aiuti di stato a fondo perduto

Il fatto, nudo e crudo, è che fra il 2020 e il 2025 gli aiuti di stato a fondo perduto alle aziende – leggi: contributi di provenienza fiscale che non devono essere restituiti – sono arrivati a 18 miliardi. Lo riporta Bankitalia nella sua relazione annuale.
Colpa della pandemia, si dirà. Fino a un certo punto. Nel biennio 2018-2019, infatti, questi contributi, regolarmente censiti nel Registro nazionale aiuti di stato (RNA) erano stati di ben sei miliardi, non proprio bruscolini. E se considerate che il periodo 2020-2025 copre un arco di sei anni, allora i 18 miliardi di questo periodo sono in esatta proporzione con i sei miliardi impiegati nei due anni precedenti. A far la differenza, semmai, è la natura emergenziale – leggi: Covid – che una parte di questi fondi ha rivestito nel corso degli ultimi anni.
Detto diversamente: il governo ha continuato ad erogare soldi a fondo perduto alle aziende con la stessa intensità nei due periodi considerati. Va anche ricordato che gli aiuti con natura emergenziale vengono concessi in deroga alle normative europee.
La novità che emerge, nel confronto fra i due periodi, è semmai il cambiamento nella platea dei beneficiari. Nel biennio 2018-19 le imprese percettrici erano state 380 mila. Nei sei anni successivi sono più che decuplicate, arrivando a 3,9 milioni, anche perché fra i beneficiari sono stati incluse anche le aziende individuali. Considerato che il totale delle aziende italiane censita da Istat è di 4,7 milioni, si comprende che praticamente quasi tutte le aziende italiane hanno ricevuto aiuti.


Un’altra novità osservata, nel confronto fra i due periodi, è l’aumento della quota di risorse assegnate alle imprese di grandi dimensioni, che hanno assorbito molte più risorse ordinarie, mentre sulle piccole si sono concentrati gli aiuti di natura emergenziale. Quanto ai settori “la fase successiva alla pandemia si è caratterizzata per una ricomposizione degli aiuti a carattere ordinario a favore del comparto dell’energia e ambiente e di quello dei servizi ad alto contenuto di conoscenza”, scrive Bankitalia, anche se la quota di fondi per i servizi a basso contenuto di conoscenza rimane prevalente.
Notate, in particolare, l’ampia quota di aiuti di natura emergenziale destinata ai servizi a basso contenuto di conoscenza, quindi a produttività bassa. Questa è l’Italia, bellezza.
