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La pandemia del debito in dollari


Le ultime statistiche sulla liquidità internazionale pubblicate dalla Bis confermano la straordinaria crescita del debito estero denominato in dollari, specie nei paesi emergenti. La pandemia insomma, anziché funzionare come elemento di disturbo per gli aspetti salienti della globalizzazione finanziaria, della quale i pagamenti in dollari sono uno degli aspetti salienti, ha finito con l’accelerare queste tendenze, a dimostrazione del fatto che sono assai più profonde e interconnesse di quanto si possa sospettare con un’osservazione superficiale.

Il dato generale conferma la sensazione. Alla fine di giugno 2020 il debito in dollari dei prenditori non bancari fuori dagli Usa è cresciuto del 6% su base annua, arrivando a quotare 12,7 trilioni.

“ll credito in dollari è rimasto robusto per tutto il periodo delle tensioni di mercato all’inizio del 2020, sostenendo i tassi di crescita osservati nell’ultimo decennio”, scrive la Bis. Ciò a dimostrazione del fatto che la pandemia di dollari è assai più pervasiva e profonda di quella sanitaria. E questo vale in particolar modo per i paesi emergenti, che hanno un disperato bisogno di dollari per portare avanti le loro economie.

I dati infatti mostrano che il debito in dollari dei paesi emergenti, per lo più grazie al debito obbligazionario, è cresciuto del 7% su base annua, dimostrando ancora un volta quanto queste economie siano ormai integrate a tutto tondo nel sistema dell’economia internazionale.

Tutto come prima allora? Non proprio. Fra le novità fotografate nell’ultima release della Bis ce n’è una che merita di essere sottolineata. Nelle principale giurisdizioni valutarie osservate, per la prima volta dai tempi della Grande Recessione del 2008, si è assistito a una maggiore crescita del credito interno rispetto a quello esterno, Questa domanda di credito interno è stata in larga parte guidata dalle esigenze del governo.

E’ questa la principale novità generata dall’emergenza sanitaria. “Questi sviluppi sono stati più pronunciati per gli Stati Uniti. In particolare, il credito in dollari al settore non finanziario statunitense ha subito un’accelerazione, spingendo il suo tasso di crescita al 12%. Ciò rifletteva un aumento del 19% del debito pubblico, un ritmo paragonabile a quello successivo alla GCF”, scrive la Bis.

Dal che deduciamo la morale di questa storia. La pandemia non solo non ha fermato ma anzi ha approfondito la tendenza ad aumentare il debito in dollari. E soprattutto ne ha generata un’altra. Quella dei debiti pubblici. Difficile dire quale sia la più pericolosa.