Etichettato: chi sono i detentori del debito pubblico italiano

Cartolina: Le metamorfosi dei padroni del debito italiano


Dieci anni fa l’Italia aveva la metà del suo debito pubblico all’estero. Le famiglie ne avevano un altro 20 per cento, banche e assicurazioni poco meno del resto, con la Banca d’Italia a chiudere l’elenco dei creditori. Dieci anni fa il debito dello stato italiano era distribuito equamente all’esterno e all’interno, e quello detenuto dai soggetti interni era diviso fra il settore retail e quello finanziario. Dieci anni (e un QE) dopo, l’estero ha ceduto buona parte del suo debito italiano, che ormai supera di poco il 30% del totale. Le famiglie, ormai intorno al 5%, altrettanto. Banche, assicurazioni e Banca d’Italia quotano insieme la differenza, all’incirca il 65%. Ciò significa che il rischio, ossia il gemello diverso del rendimento, si è concentrato in pochi soggetti finanziari che tengono sostanzialmente in piedi il debito pubblico. Si potrebbe discettare a lungo se stavamo meglio quando stavamo peggio oppure no. Ma è preferibile concentrarsi sul fatto che quest’anno si prevedono emissioni del Tesoro per 380 miliardi di euro di debito. Il Qe è terminato però. Ciò significa che mentre ancora nel 2016 la Banca d’Italia comprava sul mercato secondario il 45% delle emissioni, quest’anno si stima arriverà al 9,5%. “Questo significa che il mercato dovrà assorbire una quota maggiore di debito pubblico”, dice Ocse. Meglio prepararsi.

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