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Cronicario: L’Ocse dichiara guerra alla ciccia


Proverbio dell’11 ottobre Domanda all’esperto più che all’erudito

Numero del giorno: 88.000.000.000 Valore economia circolare italiana secondo Coldiretti

Siete sovrappeso? Le vostre maniglie dell’amore sono una tracolla? Il vostro girovita gira come una trottola? Pentitevi! O quantomeno spaventatevi. Perché oggi, che si celebra l’obesity day, l’Ocse ha rilasciato un dato che somiglia a una minaccia per tutti i residenti dell’area.

No, molto peggio: l’obesità ucciderà 90 milioni di persone nei prossimi trent’anni.

Quindi mollate lo spuntino zuccheroso delle 11, scordatevi proprio il pranzo, obliterate il richiamino del pomeriggio e godetevi carotine e finocchio per cena, senza pensare neanche più lontanamente al tocco di cioccolata prima di andare a letto.  E non crediate di rifarvi a colazione.

Perché se non vi date una regolata, sappiate che oltre a danneggiare voi stessi (che poi sarebbe un problema vostro), danneggiate pure il bilancio dello stato, che è pure peggio.

Sempre Ocse infatti ci informa che i vari paesi spendono l’8,4% del pil per i problemi legati all’obesità e in futuro andrà peggio. Per dire, da noi è previsto che avremo un impatto di spese pari al 2,8% del pil. Meglio del Messico, ma comunque parecchio.

Ma stare sereni: c’è sempre una soluzione. Facile facile: investire nella lotta all’obesità, visto che “un dollaro investito ne fa guadagnare sei”.

E allora ha ragione il boss dell’Ocse, quando dice che “non ci sono più scuse per l’inattività”.

Ma l’inattività non ha mica bisogno di scuse. Specie il venerdì.

Buon week end.

 

Cronicario: Faremo la Flat tax quando saremo ricchi come il Lussemburgo


Proverbio del 13 giugno L’uomo nobile tarda a parlare e agisce rapidamente

Numero del giorno: 25.000 Crescita occupati in Italia nel IQ 2019 rispetto IVQ 2018

Stamattina mi son svegliato e finalmente ho capito la portata del progetto del governo del cambiamento, colpevolmente celato in un profluvio di dichiarazioni che solo un occhio superficiale potrebbe giudicare squinternate, se non addirittura fantasiose.

Ed eccolo qui, il progetto: farci diventare tutti ricchi. D’altronde: cos’altro dovrebbe fare un governo del cambiamento? L’illuminazione mi giunge improvvisa mentre odo un soave usignolo con le fattezze da VicePremier dire che “la flat tax può evitare di essere iniqua mettendo un tetto, perché se si devono abbassare le tasse, le dobbiamo abbassare per il ceto medio. Non si deve andare oltre i 60.000, massimo 70.000 euro l’anno”.

Proprio così. Quello che si prepara per noi è un paese dove il ceto medio avrà un reddito di “60.000 massimo 70.000 euro l’anno”. Uno stracazzo di boom economico ci aspetta, altroché. E infatti ce lo avevano anche annunciato, se ve lo ricordate. Dico che si prepara, il boom, perché al momento il ceto medio italiano sta ben lontano dai 70.000 euro di reddito. E tanto per farvi capire l’impresa che ci attende, cui ottempereremo eroicamente, eccovi un dato che ho tratto dagli archivi del Mef.

I dati ci dicono che i contribuenti italiani che hanno redditi “al massimo fino a 70.000 euro” sono complessivamente più del 93% del totale, dai quali perciò arriverà il grosso del gettito fiscale. Gli sfortunati ricconi che non avranno la flat tax, saranno si e no un centomila e rotti. In pratica la flat tax varrà per tutti, malgrado in Italia il ceto medio, secondo quanto classificato da Ocse, si collochi in una quota di reddito compresa fra i 12 mila e i 32 mila euro di reddito l’anno.

Uno dice: ma allora perché il soave VicePremier non limita intanto la flat tax al massimo a chi guadagna 32 mila euro?

E’ chiaro che anche a voi manca la prospettiva, ma adesso vi illumino. Il dato del ceto medio italiano è riferito al passato. Il governo del cambiamento guarda al futuro. Quindi le parole del VicePremier, che sicuramente conosce a menadito questi dati, vanno interpretate così: Faremo la Flat Tax quando il ceto medio italiano sarà ricco almeno (e dico almeno) quanto quello del Lussemburgo, grazie al deficit che moltiplica la crescita.

A domani.