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La globalizzazione emergente. Riparte il gioco del gas nel Caspio


La notizia che i presidenti azero e turkmeno abbiano deciso di appianare le loro antiche dispute sulla titolarità di alcuni giacimenti di risorse energetiche nel Mar Caspio rafforza le opinioni di chi crede che nella vasta regione che va dal Caucaso all’Asia centrale si stiano riaprendo i giochi per arrivare a un nuovo equilibrio di poteri. E che questo riequilibrio passi necessariamente dal mercato dell’energia, che di quest’area è l’asset principale, inteso come produzione, distribuzione, consumo e, dulcis in fundo, pagamento.

Il fatto che i due paesi stiano provando a lasciarsi alle spalle una disputa che dura da trent’anni, non è meno importante della guerra lampo combattuta fra settembre e novembre fra Armenia e Azerbaijan per il Nagorno-Karabakh, conclusa con il cessate il fuoco ordito da Mosca, che ha confermato la sua leadership nella regione, e l’avanzamento di influenza della Turchia, grande sostenitrice degli azeri, che dal conflitto hanno avuto sostanziali vantaggi.

L’ultimo fatto, ma non meno importante, ce lo ricorda un paper pubblicato di recente dalla Nato association of Canada: l’apertura del Southern Gas Corridor (SGC), un’infrastruttura di notevole importanza strategica, concepita per far arrivare gas in Europa (e in Turchia) senza utilizzare le rotte russe.  Vale la pena ricordare che l’SGC è un network lungo 3.500 km diviso in tre tronconi: la South Caucasus Pipeline (SCP), la Trans-Anatolian Pipeline (TANAP) e la Trans-Adriatic Pipeline (TAP). Il progetto coinvolge sei paesi, fra i quali il nostro, oltre a Georgia, Grecia, Albania, Turchia e Azerbaijan e ha un costo previsto di 45 miliardi.

Come si può osservare dalla cartina, il Caspio è uno dei terminali di questa infrastruttura. L’altro è l’Italia. E dovrebbe bastare questo per renderlo interessante da osservare. Fra i tanti motivi elencati nel paper che rendono l’SGC utile al nostro paese, basta ricordarne uno solo: diventare un hub del gas che arriva dal Caspio e quindi un punto di distribuzione per l’Ue.

L’espansione del TAP (in blu sulla cartina), quindi, è vitale per dare senso all’intero progetto del SGC. Ma la buona riuscita della TAP, oltre che da una serie di variabili micro e macro economiche, dipende dall’offerta di gas che l’infrastruttura sarà capace di estrarre dal Caspio. Nella prima fase questa offerta dovrebbe essere garantita dall’Azerbaijan. Ma gli analisti puntato proprio sul Turkmenistan, come secondo serbatoio di gas del SGC. E questo spiega perché chi segue queste faccende abbia salutato con favore la ritrovata intesa fra i due paesi.

Il Turkmenistan sta lavorando alla costruzione di un gasdotto domestico che dovrebbe connettere il giacimento di Galkynysh alla costa del Caspio. Ma secondo l’opinione degli esperti, l’intesa trovata con gli azeri potrebbe facilitare l’avvio di un’altra grande opera rimasta per adesso nei cassetti, a causa proprio delle frizioni fra i paesi che insistono intorno al Caspio: il Trans-Caspian Gas Pipeline (TCGP).

In sostanza Le due infrastrutture insieme consentirebbero di avere accesso a una notevole quantità di gas che arriva dal Caspio, con quello turkmeno, a detta degli esperti, non solo più vicino, ma anche più economico di quello russo.

Ma se il TCGP è ancora un progetto, “l’infrastruttura SGC – come osserva il paper – esiste già e, a seguito della seconda guerra del Karabakh, non è più necessario preoccuparsi per l’Armenia che taglia il corridoio del gas”. Come dire: non tutte le guerre vengono per nuocere. E quella per rifornire di gas l’Europa ancora non è cominciata.

Gli scenari non mancano. Uno, in particolare, merita di essere riportato. Ossia quello che ipotizza l’ingresso dell’Iran nella partita,  come fornitore del SGC. La repubblica islamica e il Turkmenistan, infatti, discutono da tempo di un accordo che prevede la fornitura di gas turkmeno al nord dell’Iran, che ha difficoltà di approvvigionamento a causa di mancanza di collegamenti con la parte meridionale del paese, ricca di gas. In cambio l’Iran esporterebbe una quantità analoga di gas in Turchia tramite il TANAP, parte centrale del SGC. Per quanto tale scenario sconti diversi problemi di attuazione, è utile ricordarlo perché ci rammenta che al grande gioco del gas partecipa anche l’Iran, collegato alla Turchia grazie a un gasdotto parecchio problematico, ma ancora esistente: il Tabriz-Erzurum-Ankara.

Il paper riporta dei boatos che girano da tempo circa la possibilità di creare un nuovo gasdotto, la Persian Pipeline, chiamata anche Iran-Turkey-Europe (ITE) pipeline, che renderebbe obsoleto il Tabriz-Ankara, per collegare i giacimenti iraniani con la Turchia. Questa infrastruttura camminerebbe a fianco del TANAP e della TAP, con direzione Europa.

Un altro progetto che per adesso rimane sulla carta, ma che però dice molto dello straordinario intreccio di interessi che ruota attorno al gas. E soprattutto del ruolo che l’Iran potrebbe giocare in quella che abbiamo chiamato la globalizzazione emergente. In questo caso, basta osservare come sono distribuite le riserve di gas fra i paesi dell’area.

Per il momento contentiamoci di osservare che gli ultimi eventi sul Caspio hanno riaperto il gioco. E che la posta è sempre la stessa: rifornire l’Europa, con la Cina che certo non sta a guardare. E questo dovrebbe dirci anche qualcos’altro.