Il mondo nell’età dell’acciaio


L’economia digitale alla quale abbiamo dedicato tanti approfondimenti in queste ultime settimane su Crusoe, è un sogno immateriale, per non dire astratto, che si fonda però su concretissime basi materiali. Dietro internet ci sta un mondo di reti, che sono oggetti fisici – cavi sottomarini, router, satelliti, antenne – e dietro queste reti ci sono entità che le posseggono o quantomeno le gestiscono – governi, compagnie private, fondazioni – che vivono e si muovono in uno spazio fisico. Le persone che le popolano guidano un’auto per andare al lavoro, o prendono un treno oppure un aereo. Alloggiano in uffici più o meno grandiosi, ne progettano di ancora più grandiosi, mentre intorno a loro si muove tutto un mondo di commerci di beni e servizi – quella che conosciamo come globalizzazione – che incoraggia altri progetti di espansione, o almeno così succedeva fino a pochi anni fa, quando la crisi ha spezzato le reni allo sviluppo, che oggi appare lento e svogliato.

Ma questo non vuol dire che sia cambiato il mondo. Alla base della crescita ci sono i progetti di sviluppo e questi progetti, per potersi realizzare, hanno bisogno di persone in movimento, uffici, scambi di beni e servizi. Ed è qui, in questa filigrana di relazioni, che troviamo la materia dei nostri sogni di crescita infinita: l’acciaio. 

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