Cronicario: Inflazione e Pil vanno giù, ma l’importante è partecipare


Proverbio del 13 aprile Il sogno non ha testimoni

Numero del giorno: 9.000.000.000 Prima emissione di bond islamici dell’Arabia Saudita

Tranquilli, l’inflazione si rilassa più o meno in sintonia, pure se in ritardo, con l’andamento del petrolio, che adesso sta risalendo ma prima è sceso, giusto in tempo per far distendere un pochino i prezzi e con loro la Bce, che già soffriggeva in salsa tedesca.

E infatti a marzo la Germania ha fatto un +1,6 di inflazione su base annua, che è solo un paio di decimi di punto sopra l’1,4 italiano e addirittura cinque decimi di punto sopra quella francese, che perciò sta al’1,1% e state certi che la Bce ha registrato bene questo dato mentre quello tedesco le è scivolato addosso.

Peraltro laggiù, dopo le Alpi, si vota fra una decina di giorni e Madame Le Pen ancora spauracchia. Figuratevi quanto gli importa dell’inflazione tedesca alla Bce. Il problema semmai è che succederà quando il rialzo del petrolio tornerà a far brillare i prezzi. Ma c’è tempo: in Germania si vota solo a settembre.

Quanto a noi, me la cavo con la auguste parole della Banca D’Italia che ha lanciato il suo Bollettino trimestrale proprio mentre stavo qui a scervellarmi, e per fortuna perché stavo a secco di idee. Qui ne trovo a bizzeffe. A parte l’inflazione, che l’occhiuta via Nazionale fotografa in media all’1,3% sul primo trimestre 2017 “il livello più elevato degli ultimi quattro anni”, a far titolo è il dato previsionale sul pil del primo quarto dell’anno, che viene visto in crescita dello 0,2.

In pratica la metà del primo trimestre 2016.

A questo straordinario risultato hanno contribuito positivamente i servizi, al contrario dell’industria.

E visto che siamo in vena di buone nuove ve ne diamo un’altra: gli scambi internazionali, dai quali notoriamente dipende gran parte del nostro buon umore, sono in espansione. E dovremmo pure essere contenti che nel primo bimestre la disoccupazione sia scesa all’11,7%. Vuol dire che sono aumentate le persone al lavoro? Non la fate troppo facile.

Se aumenta l’occupazione non vuol dire necessariamente che aumenti la partecipazione. Comunque l’Ocse, ha pubblicato il dati sulla partecipazione al lavoro nell’area e i dati evidenziano un miglioramento.

Solo che se guardate ai dati italiani scopriamo che da noi la partecipazione al lavoro sta un bel po’ sotto la media, e siamo pure migliorati: siamo passati dal 55,9% del quarto trimestre 2014 al 57,3 di fine 2016. Non saremo la Germania, che sta sopra il 75%,  ma l’importante è partecipare, mica vincere. Se partecipassimo di più sarebbe ancora meglio.

A proposito, oggi l’Ocse ha rilasciato pure la sua survey sul Giappone che mi ha ispirato un pensiero zen: In Giappone l’economia suona come il battito di una mano sola.

Meditate su questi grafici.

E se pensate che il Giappone ha pure un debito pubblico che supera il 200% del Pil, il nostro misero 132,6% censito da Bankitalia in aumento di appena mezzo punto nel 2016, non è altro che il vaticino del migliore dei futuri possibili.

Moriremo giapponesi. O al massimo cinesi.

A domani.

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