L’Eurozona è ancora il Grande Creditore


Sapevamo già che l’Eurozona era diventato il Grande Creditore globale, dopo aver letto su un’analisi pubblicata alcuni mesi fa da una banca su dati 2015. Adesso la Banca d’Italia, nell’ambito della sua relazione annuale, mostra con chiarezza che il primato della zona euro non solo si è confermato nel 2016, ma si è addirittura rafforzato, come si può osservare da questo grafico.

Il surplus della zona euro “grazie soprattutto a quello tedesco” è nuovamente salito, nota via Nazionale, portandosi al 3,4% del pil dell’area. Sorte analoga ha avuto il Giappone che “sospinto dal miglioramento delle ragioni di scambio” ha visto crescere ancora il suo saldo di conto corrente, “ritornando sui livelli precedenti la crisi finanziaria globale”. L’eurozona, al contrario, si trova per la prima negli anni recenti nella situazione di Grande Creditore.

Negli anni pre crisi, quindi il 2006 e il 2007, infatti, l’area euro era solo lievemente eccedentaria, e nel periodo 2010-12 ha avuto un saldo corrente positivo appena più grande. La vera rivoluzioni avviene a partire dal 2013. Da quel momento in poi gli attivi crescono con gradualità, arrivando al livello attuale. Se si considerano i saldi esteri come una delle fonti di ricchezza di un’area, non è esagerato dire che l’eurozona è uscita più ricca dalla crisi subprime e del debito sovrano.

Al contrario la Cina, nel 2016, ha visto dimagrire i suoi attivi correnti fino all’1,8% del pil, un punto in meno rispetto al 2015. Ciò a causa non solo di un peggioramento dell’interscambio commerciale, ma anche della maggiore spesa per servizi, fra le quali si segnala la spesa turistica che, secondo via Nazionale, potrebbe nascondere una discreta fuoriuscita di capitali.

La Cina d’altronde nel 2016 ha dovuto affrontare un drastico calo delle riserve, una roba da 315 miliardi, che ha talmente accelerato a fine anno da costringere le autorità, che evidentemente sospettavano fughe di capitali, nei primi mesi di quest’anno a intervenire sul mercato domestico e offshore. Il paese peraltro ha visto crescere notevolmente le sue attività sull’estero. Al robusto dimagrimento delle riserve del biennio 2015-16, circa 800 miliardi in tutto, ha corrisposto un aumento degli attivi del settore privato. Per circa la metà questo aumento è stato determinato dagli investimenti diretti all’estero che ormai pesano il 20% delle attività estere totali.

Un altro interessante aggiornamento degli squilibri globali riguarda i paesi emergenti esportatori di petrolio. Grandi Creditori fino al 2014, hanno iniziato a perdere sulle partire correnti (-1,7% del pil) a causa del calo petrolifero. La conseguenza è stata che hanno dovuto attingere alle proprie riserve (146 miliardi di diminuzione complessiva) o rivolgersi al mercato internazionale per prestiti. Al contrario gli altri paesi emergenti che importano petrolio, hanno goduto dei ribassi petroliferi e di migliori ragioni di scambio che hanno consentito loro di tornare ad accumulare riserve (171 miliardi in più rispetto al 2015)

Rimane sostanzialmente immutata invece la situazione degli Usa, storicamente debitori verso l’estero. Il disavanzo 2016 si è fermato al 2,6% del pil, il più rilevante fra quelli osservati. Al Grande Creditore – l’eurozona – si oppone sempre più un Grande Debitore, gli Usa, che poi è il principale destinatario dei flussi finanziari che sempre l’eurozona destina all’estero. E’ bene ricordarlo quando si osservano le cronache della politica internazionale.

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