Cronicario: Invece del commercio, pensate alla salute


Proverbio del 26 settembre Un villaggio dove si litiga spesso non prospera

Numero del giorno: 1.100.000 Riduzione della popolazione 18-34enne in Italia fra il 2006 e il 2015

Avevo appena iniziato a sfogliare i dati sul commercio estero extra Ue rilasciati in mattinata da Istat, che mostravano una certa gagliardia, quando d’improvviso inciampo su un’altra notizia imperdibile. Aspettate però, prima rifatevi gli occhi con questo.

Aggiungo giusto un paio di dati che non si vedono. Ad agosto 2017, rispetto allo stesso mese del 2016, l’export verso Cina è cresciuto del 26,6%, verso la Russia del 20,9%. In flessione invece le vendite verso i paesi OPEC (-5,9%), paesi ASEAN (-1,2%) e soprattutto gli Stati Uniti (-1,1%). Gli acquisti da Russia (+54,7%), India (+14,8%) e paesi OPEC (+6,4%) registrano aumenti superiori a quello medio delle importazioni. Petrolio e gas, I suppose.

Dicevo, che mi ci sarei pure perso in questo labirinto statistico se nel frattempo non avessi incrociato il presidente, sempre dell’Istat, Alleva che oggi ha tenuto una lectio magistralis sulla salute in Italia. Tema caldissimo, atteso che siamo un paese seriamente sospettato di allevare torme di ipocondriaci.

Di fronte alla salute (e alla casa), ogni altra cosa impallidisce per noi italiani. E perciò ho iniziato a osservare Alleva e ho scoperto alcune cosette. La prima è che la nostra piramide demografica, che adesso somiglia a un muffin, nel 2065 sarà una polpetta instabile.

Segno che qualcosa si è profondamente inceppato nella nostra comunità e che se non lo sblocchiamo condanniamo chi ci sarà nel 2065 a vivere in un ospizio.

Quanto alla salute, che in qualche modo ha a che fare con la demografia, visto che una popolazione anziana è più a rischio di una giovane, vengono fuori alcune informazioni interessanti. La prima è la “correlazione spuria”, come la chiama Alleva, fra titolo di studio e speranza di vita. Chi studia campa di più. All’incirca.

Al tempo stesso, pure chi sta in cima alla classifica sociale, che di solito ha studiato, campa non solo meglio, ma pure di più.

Ma se questa era facile, quest’altra è stupefacente.

In pratica la speranza di vita in buona salute in Trentino è quasi dieci anni di più rispetto al Lazio. Ora non so perché succeda questa cosa. Forse voi sì. Intanto che mi fate sapere, faccio le valigie.

A domani.

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