Cronicario: L’economia va piano e per fortuna rallenta


Proverbio del 7 giugno L’assetato va al pozzo, non il contrario

Numero del giorno -4,6 Calo % annuo vendite al dettaglio in Italia ad aprile

Se davvero pensate che una lumaca possa accelerare vuol dire che non ne avete mai osservata una più di un minuto. Che poi è il tempo medio che uno qualunque di noi dedica all’osservazione delle performance economiche nazionali, che nella gran parte dei casi poi si esaurisce in quella del proprio estratto conto. Perciò quando vi fanno credere che siamo destinati a un radioso futuro – basta un debituccio in più signora mia – dove la nostra economia recupererà vigore e scatterà agile con un ventenne invece dell’ottuagenaria che è, non dategli retta. Le lumache veloci esistono solo nei cartoon.

Però siccome non dovete credere a me, che notoriamente sono affidabile quanto uno qualunque, visto che uno vale uno, date un’occhiata all’ultima fatica dell’Istat pubblicata oggi che dice tutto quello che c’è da sapere sull’economia italiana nell’anno del Signore 2018.

Non vi sforzate troppo: basta leggere le righe verdoline, che tradotte dall’istattese significano solo che quest’anno rallenteremo la velocità della nostra crescita che già procedeva col piglio di un ciclista fuori forma in salita. La qualcosa nel momento in cui si celebrano le magnifiche sorti e progressive del deficit pubblico quale rimedio pure dell’obesità implica soltanto che potremmo farne di meno – di deficit – se la crescita decelera. Eh già. Non dovrei, ma vi rivelo uno dei segreti meglio custoditi della setta elitaria degli aritmetici: il risultato di una frazione dipende anche dal denominatore.

Perché vi dico questo? Vabbé: oggi è giornata di segreti svelati. Il mitico rapporto deficit/pil (ma anche quello debito/pil) è una frazione. Quindi per mantenere fisso un certo risultato  – chessò il mitico deficit/pil al 3%, che poi equivale a 0,03 in linguaggio decimale – occorre che numeratore e denominatore collaborino. Tre euro di deficit ogni cento di pil sono meno di tre euro di deficit ogni novantotto, non so se mi spiego.

Ecco adesso lo sapete. Farò la fine di Prometeo per avervelo detto, ma pazienza. Tanto il fegato me lo sto già rosicchiando da solo a furia di leggere le bestialità che si trovano sul cronicario globale, del quale il vostro Cronicario qua propone solo le perle. Ah, se poi vi prudesse di voler sapere come mai andiamo così piano, noi italiani, grattatevi subito e fidatevi dei proverbi sovrani.

Solo, non dite ai politici di scrivere nel prossimo contratto che dobbiamo rallentare. E’ una delle poche cose che abbiamo imparato a fare senza il governo.

A domani

 

 

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