Etichettato: nota mensile istat

Cronicario: Meno flessione, più genuflessione


Proverbio del 7 maggio Anche le scimmie cadono dagli alberi

Numero del giorno: 128.229 Domande per quota 100 arrivate all’Inps

Occhio che rallentiamo meno. Insomma, l’economia declina senza fretta. O almeno con meno fretta di prima. Ed è inutile che vi dica di chi sia il merito.

Ecco appunto, cominciamo da questo. Cambiamento della realtà a cominciare dalla sua percezione. Si parte dalle piccole cose. La meravigliosa notizia che rallentiamo al rallentatore, per dire. Ne parla Istat che nella sua nota mensile conclude così: “L’indicatore anticipatore ha registrato una flessione meno marcata rispetto ai mesi precedenti, prospettando un possibile miglioramento dei ritmi produttivi”.

La conclusione chiude una pregevole analisi che potete gustare qui, ma che vi consiglierei di leggere integralmente se non sapessi che di questi tempi chiedere a qualcuno di leggere più di due righe espone a una richiesta di risarcimento danni.

Giusto per completezza, sappiate che anche “ad aprile, il clima di fiducia dei consumatori è diminuito per il terzo mese consecutivo. Tutte le componenti sono risultate in peggioramento con un calo più contenuto per le attese sul futuro”. Anche qui c’è un calo più contenuto, che fa scopa con la “flessione meno marcata”, che infine conduce al vero cambiamento che il governo prepara tutti noi: meno flessioni e più genuflessioni. O viceversa. Scegliete voi: siamo in democrazia.

A domani.

PS sempre per la cronaca. L’Ue ha rilasciato le previsioni di primavera. Il cambiamento si vede a fine classifica.

Cronicario: L’economia va piano e per fortuna rallenta


Proverbio del 7 giugno L’assetato va al pozzo, non il contrario

Numero del giorno -4,6 Calo % annuo vendite al dettaglio in Italia ad aprile

Se davvero pensate che una lumaca possa accelerare vuol dire che non ne avete mai osservata una più di un minuto. Che poi è il tempo medio che uno qualunque di noi dedica all’osservazione delle performance economiche nazionali, che nella gran parte dei casi poi si esaurisce in quella del proprio estratto conto. Perciò quando vi fanno credere che siamo destinati a un radioso futuro – basta un debituccio in più signora mia – dove la nostra economia recupererà vigore e scatterà agile con un ventenne invece dell’ottuagenaria che è, non dategli retta. Le lumache veloci esistono solo nei cartoon.

Però siccome non dovete credere a me, che notoriamente sono affidabile quanto uno qualunque, visto che uno vale uno, date un’occhiata all’ultima fatica dell’Istat pubblicata oggi che dice tutto quello che c’è da sapere sull’economia italiana nell’anno del Signore 2018.

Non vi sforzate troppo: basta leggere le righe verdoline, che tradotte dall’istattese significano solo che quest’anno rallenteremo la velocità della nostra crescita che già procedeva col piglio di un ciclista fuori forma in salita. La qualcosa nel momento in cui si celebrano le magnifiche sorti e progressive del deficit pubblico quale rimedio pure dell’obesità implica soltanto che potremmo farne di meno – di deficit – se la crescita decelera. Eh già. Non dovrei, ma vi rivelo uno dei segreti meglio custoditi della setta elitaria degli aritmetici: il risultato di una frazione dipende anche dal denominatore.

Perché vi dico questo? Vabbé: oggi è giornata di segreti svelati. Il mitico rapporto deficit/pil (ma anche quello debito/pil) è una frazione. Quindi per mantenere fisso un certo risultato  – chessò il mitico deficit/pil al 3%, che poi equivale a 0,03 in linguaggio decimale – occorre che numeratore e denominatore collaborino. Tre euro di deficit ogni cento di pil sono meno di tre euro di deficit ogni novantotto, non so se mi spiego.

Ecco adesso lo sapete. Farò la fine di Prometeo per avervelo detto, ma pazienza. Tanto il fegato me lo sto già rosicchiando da solo a furia di leggere le bestialità che si trovano sul cronicario globale, del quale il vostro Cronicario qua propone solo le perle. Ah, se poi vi prudesse di voler sapere come mai andiamo così piano, noi italiani, grattatevi subito e fidatevi dei proverbi sovrani.

Solo, non dite ai politici di scrivere nel prossimo contratto che dobbiamo rallentare. E’ una delle poche cose che abbiamo imparato a fare senza il governo.

A domani

 

 

Cronicario: Ma l’Alitaglia arriva in Qatar?


Proverbio del 6 giugno La luna e l’amore quando non crescono calano

Numero del giorno: 32 Manifestazioni di interesse per acquisto Alitalia

Oggi siamo tutti qatariani. La Guerra del Golfino ha germinato una pletora d’illustri, tutti a mettere in guardia che il Qatar qua, il Qatar là, con l’inevitabile chiosa che “se l’accusa di sostenere il terrorismo fosse vera”…

Nell’attesa che ce lo spieghino – qualcuno con sommo sprezzo del ridicolo ha pure chiesto un’indagine dell’Onu – meglio ricordarci che i nostri chiarissimi amici del Qatar “hanno dato a noi tanto e hanno avuto totale rispetto del management, dei creativi e ci hanno supportato finanziariamente”. A noi sarebbero quelli di Valentino, come spiega l’ad che magnifica i suoi azionisti di controllo mentre il ministro Del Rio auspica che la guerra del Golfino non pregiudichi l’operazione in cottura che prevede l’integrazione fra Meridiana e Qatar Airways, che già aveva turbato i sonni di Vito Riggio dell’Enac. che giusto oggi parlava di “tema di grande delicatezza” eccetera eccetera.

Certo, sarebbe proprio un peccato che proprio adesso che “l’economia italiana accelera trainata dai consumi e dalla crescita dei settori dei servizi”, come dice Istat, venga fuori questa roba del Golfo…

Ma a proposito di aerei, proprio oggi si viene a sapere che ci sono ben 32 manifestazioni di interesse per Alitalia, la qualcosa è di per sé una notizia stupefacente. Addirittura 32 possibili compratori per una compagnia che ha dimostrato di avere un talento invidiabile nel bruciare denaro.

Non mi sfugge invece il fatto che chiunque si comprerà l’Alitalia dovrà imporle una robusta cura dimagrante. Anzi, il vostro Cronicario preferito è pure in grado di rivelarvi il nuovo nome della ex compagnia di bandiera:

Sta a vedere che finiscono in Qatar.

A domani.