La rivoluzione digitale che cambierà il sistema monetario


Quello che ai tempi di Hayek risultava difficile immaginare – un sistema monetario in cui agissero in concorrenza monete emesse da entità private invece delle moneta di emanazione governativa – oggi diviene teoricamente possibile grazie all’avvento delle monete digitali, che hanno sovvertito (o minacciano di sovvertire) le regole del gioco valutario.

Per arrivare a questa conclusione, serve ancora un po’ di infarinatura teorica. La concorrenza fra valute avviene infatti tenendo conto delle tre caratteristiche della moneta che abbiamo visto più volte ma è sempre meglio ripetere. Quindi: unità di conto, riserva di valore e mezzo di scambio. La prima ha la funzione di denominare gli scambi, e quindi comunicare informazioni sul valore. Perciò è fondamentale affinché gli operatori economici possano incardinare i loro affari. La seconda serve a garantire il valore futuro delle transazioni valutarie. Una moneta che si teme non abbia valore fra un anno non svolge perciò questa funzione. Infine, l’essere un mezzo di scambio serve ad aggirare quella che gli economisti chiamano “la doppia coincidenza dei desideri”. Se non ci fossero strumenti di pagamento e vigesse il baratto, due agenti economici potrebbero effettuare uno scambio solo se i loro desideri coincidessero. Ad esempio un barbiere potrebbe comprare del pane solo se il panificatore ha bisogno di un taglio di capelli. Invece è sufficiente scambiare moneta per realizzare ognuno i propri desideri.

Queste funzioni classiche si adattano anche alle monete digitali, ma con una particolarità: non tutte sono presenti in tutte le monete digitali. La digitalizzazione e la tecnologia hanno “profondamente alterato le natura delle competizioni fra le monete”, scrivono gli autori del nostro paper. In sostanza alla competizione “piena”, ossia su tutte e tre le funzioni classiche, se ne è aggiunta una “ridotta”, dove lo strumento monetario viene denominato nella stessa unità di conto della moneta con cui compete, ma le fa concorrenza nel suo ruolo di mezzo di scambio.

Nulla impedisce che due compagnie emettano due valute digitali vicendevolmente convertibili, ognuna delle quali sia basata sul proprio bilancio. La valuta della compagnia più solida potrà essere usata magari come riserva di valore, mentre l’altra come mezzo di scambio, replicando una dinamica già vista all’opera quando nel mondo circolavano oro e argento, come moneta. A differenza di quei tempi invece una valuta digitale ha radicalmente cambiato le regole della competizione.

Il cuore del problema è che gli internet provider hanno creato un loro personale ecosistema dove vengono scambiati beni e quindi informazioni. Queste informazioni possono essere convertite automaticamente nella forma che risulta più conveniente ai fruitori e poiché uno strumento di pagamento contiene sostanzialmente informazioni e le nuove tecnologie consentono di costruire token che incorporano e fanno circolare queste informazioni, ecco che il social network diventa praticamente insieme lo strumento della circolazione monetaria e il garante della transazione.

“La rete – scrivono gli autori – facilita sia la diffusione di informazioni sulla valuta che l’adozione della valuta, visto che un potenziale utilizzatore sa che altri potenziali utilizzatori sono connessi a un comune sistema di pagamento”. Ciò riduce significativamente i costi di transazione, ossia quelli legati al cambio valutario e che complicano la concorrenza valutaria tradizionale, in quanto gli user di un social possono essere “amalgamati” dalla valuta digitale emessa dal social stesso, che non è legato a un emittente geografico ma a una rete. La moneta digitale diventa insomma una sorta di lingua franca. E soprattutto si possono automatizzare con varie app tutti i processi che richiedono expertise nelle transazioni valutarie trans-frontaliere fino a trasformare lo user in un mago degli arbitraggi.

In pratica, mentre in passato le valute erano con poche eccezioni (dollaro ovviamente, euro, sterlina yen e oggi yuan) legate a un’area geografica adesso con le monete digitali l’area di riferimento diventa digitale anch’essa: il network. “Le valute digitali sono libere di circolare all’interno di reti che attraversano i confini e servono decine o addirittura centinaia di milioni di partecipanti”. Nulla di più globalizzato e globalizzante.

A ciò si aggiunga che tale competizione non si rivolgerà più, com’era una volta, alla moneta una e trina nella sua interezza, ossia nelle sue tre funzioni che abbiamo visto, ma può interessare anche i singoli aspetti. La Libra di Facebook, ad esempio. Probabilmente non ha nessun interesse a far concorrenza al dollaro come riserva di valore, ma magari come mezzo di scambio si. E questo è il cambiamento più interessante da un punto di vista analitico rispetto al mondo immaginato da Hayen oltre quarant’anni fa, quando era impossibile “scorporare” in chiave concorrenziale le tre funzioni di una moneta. Ma rimane, e anzi viene esaltato, il principio di fondo: molte monete in competizione sulla base dei servizi che offrono. E soprattutto a-governative. Poco meno che una rivoluzione. Con tutti i rischi del caso.

(3/segue)

Puntata precedente: Le basi teoriche delle monete digitali

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