Il future cinese sul rame riaccende la competizione sulle commodity

Un recente articolo pubblicato da Reuters ci ricorda una delle partite più interessanti e meno osservate della nostra attualità che – fatalmente – ha a che fare con il ruolo che la Cina vuole interpretare nel nostro tempo: quella di potenza emergente, e quindi concorrente con quella in carica.

Nel tempo abbiamo osservato quanto sia variegato lo spettro di questa competizione. E uno dei campi sui quali si gioca questa partita è quello delle commodity. O meglio, dei future sulle commodity, che sono un ottima porta d’ingresso, anche se di servizio, al grande teatro dove si rappresenta il gioco della finanza internazionale.

L’esempio sicuramente più noto è quello dei future cinesi sul petrolio, che ormai da più di due anni vengono contrattati nello  Shanghai International Energy Exchange (INE). Il contratto cinese ormai si è ritagliato un ruolo accanto ai grandi benchmark denominati in dollari. Ma non è certo l’unico che si è guadagnato una certa visibilità.

Nel tempo i mercati cinesi delle commodity hanno lanciato future molto utilizzati su varie categorie di asset, come ad esempio le barre di acciaio, e sempre più questi mercati – in tal senso il future sul petrolio ha confermato una tendenza strisciante – vengono aperti anche ai capitali esteri.

Lo scopo è sempre lo stesso: offrire strumenti che non solo comunichino una sensazione di affidabilità finanziaria, che inevitabilmente si trasferisce sulle autorità emittenti, ma contribuiscano insieme anche alla diffusione dello yuan come unità di conto di queste transazioni. E quindi all’uso di questa moneta anche come unità di scambio.

In tal senso l’annuncio di un nuovo future sul rame non stupisce. Il rame è una commodity di grande importanza nei mercati internazionali. Il fatto che la Cina abbia deciso di entrare nel gioco dei future sull’oro rosso la dice lunga sulla profondità della penetrazione strategica che Pechino sta immaginando, che trova il suo limite solo nella mancata (per il momento) convertibilità dello yuan.

Ma intanto il ragionamento che sta dietro questa scelta è puramente commerciale. Proprio come per il petrolio, anche per il rame, che è alla base di molte produzioni industriali, la Cina è un grande consumatore. Ovvio quindi che voglia provare ad avere voce in capitolo in questo mercato.

E non c’è modo migliore che provare a “fissare” i prezzi contrattando future e obbligando i venditori e i compratori a usare la moneta nazionale per regolare i propri contratti. Che peraltro si dimostrano anche più resilienti di fronte agli shock.

Ma è chiaro che la tattica di breve-medio termine e la strategia di lungo termine finiscono col convergere. Specie se si guarda al già pienissimo paniere di commodity per le quali esistono future in valuta cinese. Ne elenchiamo solo alcuni, più rilevanti. A parte il petrolio, anche l’oro, l’argento e adesso il rame, oltre all’acciaio. Su quale sia il prossimo passo delle autorità cinesi non dovrebbero esserci molti dubbi.

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