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Dopo il Covid: smart working triplicato e meno uffici in affitto


La banca centrale belga ha presentato i dati di una rilevazione condotta presso 3.884 aziende locali per saggiare umori e previsioni del settore produttivo in un momento in cui si iniziano a intravedere spiragli di luce dal tunnel della pandemia.

Aldilà delle previsioni economiche, l’aspetto più interessante riguarda il modo in cui le aziende immaginano la futura organizzazione del lavoro una volta che saremo usciti dall’emergenza sanitaria. In particolare, il tema trattato è quello del telelavoro che ormai è chiaro a tutti rimarrà una costante delle nostre vite per una serie di ragioni che riguardano sia i lavoratori che le imprese. Ciò che vale per il Belgio, da questo punto di vista, è un ottimo indicatore per provare a capire ciò che potrà accadere anche dalle nostre parti.

A marzo è emerso che il 32% dei lavoratori di queste imprese lavora esclusivamente presso il proprio domicilio, e il 15% parzialmente. L’uso del telelavoro è rimasto costante dopo che è divenuto obbligatorio a partire dallo scorso novembre. Il dato interessante è che le imprese si attendono che l’utilizzo di questo strumento triplicherà, rispetto al periodo pre Covid, anche dopo che la pandemia sarà terminata.

In pratica prima della pandemia il telelavoro in media non superava la mezza giornata a settimana, a fronte delle 2,1 attuali. Dopo si prevede che ognuno passerà in smart working in media 1,4 giorni a settimana, con differenza anche notevoli a seconda della zona di residenza e dell’occupazione.

Come si può osservare, la regione di Bruxelles, dove c’è una concentrazione maggiore di persone e di attività, è quella dove il ricorso al telelavoro sarà più elevato. Nelle Fiandre e in Vallonia il ricorso al telelavoro sarà la metà.

Quanto ai settori, quello dell’informazione e comunicazione saranno quelle con il numero di giornate più elevato, pari a 2,4 alla settimana, seguito dal bancario e assicurativo (2,1 giorni) e dai servizi di supporto (due giorni). Il ricorso a questo strumento per le imprese sarà in ragione diretta della loro dimensione. E questo avrà un impatto sensibile su un altro settore: quello immobiliare.

La previsione, infatti, è che diminuirà la superficie degli immobili locati da parte delle aziende che non ne sono proprietarie.

Anche qui, l’effetto più visibile è per Bruxelles, dove si stima che in media nei prossimi cinque anni la superficie degli affitti di uffici diminuirà del 22%, assai più che nelle Fiandre (-6%) e in Vallonia (-4%). Quanto ai settori, la diminuzione delle superfici locate sarà ovviamente più pronunciata laddove si ipotizza un ricorso crescente al telelavoro. Quindi informazione e comunicazione (-18%), i servizi di supporto (-18%) e banche e assicurazioni (-13%). Anche qui vale il principio che tale calo sarà in ragione diretta della dimensione dell’azienda.

C’è un altro aspetto che bisognerebbe considerare – ma di questo la rilevazione belga non parla – quando si parla degli effetti del telelavoro sul settore immobiliare e sull’economia in generale: l’effetto non solo sul settore direzionale, ma anche su quello commerciale. La diminuzione dei lavoratori in ufficio implica il calo della domanda di alcuni servizi – ad esempio quelli di ristorazione o ad esempio le palestre – vicini agli uffici. Queste aziende vedranno dimagrire il loro conto economico, e di conseguenza dovranno riprogrammare le loro attività, magari optando per spazi minori e quindi aggiungendo tensioni al mercato degli affitti. E infine c’è la ricaduta sul settore residenziale: più giorni a casa al lavoro rende necessario ripensare gli spazio di casa e quindi magari scegliere di ampliarli.

Ovviamente è presto per sapere come queste tendenze teoriche si trasformeranno in fatti economici. Ma è facile immaginare che quello che accadrà in Belgio accadrà anche altrove, vivendo immersi in un’economia fortemente globalizzata. Lo smart working cambierà molte consuetudini. Molti ne avranno vantaggi. Altri ne pagheranno il costo.