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Cartolina. La crescita degli altri

Il grosso della crescita mondiale, un po’ meno dei due terzi, oramai arriva dai paesi cosiddetti emergenti, che messi insieme emergono benissimo. Da noi arriva la differenza, che ormai conta poco, anche perché siamo sempre meno, e tuttavia pesa tanto. Una contabilità appena più avveduta di quella che può essere contenuta nello spazio di un grafico metterebbe facilmente in evidenza che molto dell’emersione degli emergenti viene alimentata dai capitali degli avanzati, ormai declinanti. Per cui sarebbe giusto dire, una volta per tutte, che l’economia è qualcosa di più della somma della nostra crescita con quella degli altri. E’ una cosa che ci riguarda tutti nello stesso modo. Questo non vuol dire che siamo tutti uguali. Vuol dire che l’economia siamo tutti noi. Far crescere questa consapevolezza e quella economica è praticamente la stessa cosa.

Cartolina. La Cina resta vicina

Per fortuna ogni tanto ci ricordano che le passioni si pagano, in un modo o nell’altro. O, per dirla in maniera diversa, che ogni inclinazione conduce necessariamente laddove prevede la misteriosa forza di gravità che regola le relazioni sociali. Sicché non dovremmo stupirci più di tanto che il trascorso innamoramento europeo per la Cina – ma dovremmo dire dell’intero Occidente – rimanga visibile nei collegamenti che ancora ci legano al gigante asiatico, come accade in un matrimonio che si sogna di interrompere, ma non si può. Che si voglia o non abbracciarla, la Cina resta vicina.

Cartolina. Caro affitto

Mentre sappiamo tutto del caro mattone, inteso come andamento dei costi per l’acquisto di un’abitazione, sappiamo assai meno, perché fa meno notizia, sull’andamento dei canoni d’affitto, che in teoria sono l’alternativa per chi non ha abbastanza risorse da impegnarsi in una compravendita. In teoria. Perché se guardiamo cosa è successo negli Usa, dove i canoni di locazione, non appena la pandemia ha iniziato a mordere meno, sono aumentati del 16 per cento in un anno, c’è da dubitare che l’affitto sia una soluzione facile a un problema difficile. Poi certo i canoni si sono raffreddati, ma nel frattempo avevano offerto un notevole contributo alla crescita dell’inflazione. In Europa, guardando alla Germania come punto di riferimento, la situazione non sembra meno preoccupante. I canoni sono cresciuti fra il 3 e il 4 per cento l’anno negli ultimi dieci anni, con picchi a sfiorare il 6 per cento nella seconda metà degli anni Dieci. Avere un tetto sulla testa, insomma, è sempre più un affare da benestanti. Si fa per dire.

Cartolina. C’era una volta il mattone

I prestiti al settore privato ormai resistono solo negli Stati Uniti, che hanno notoriamente mandibole robuste quando si tratta di sgranocchiare debiti. In Europa ormai sono a zero, in Gran Bretagna addirittura decrescono. No c’è da stupirsi che i prezzi del mattone, che tanto devono al credito generoso, siano collassati ovunque. Semplicemente, il mattone, complice le politiche sparagnine delle banche centrali e i tassi ormai proibitivi, saluta e se ne va. Un lungo ciclo, per quanto altalenante, iniziato nei primi Duemila sembra essersi definitivamente chiuso. E poiché l’inflazione sembra assai resiliente, bene che vada ci terremo i tassi a questo livello assai più a lungo di quello che si pensava anche solo sei mesi fa. Conclusione: meno mattone per tutti. A meno che i prezzi non scendano talmente da compensare i rincari del credito. Ma bisognerebbe sempre pensare bene a cosa si desidera. Potrebbe realizzarsi.

Cartolina. Cresceremo meno, cresceremo tutti

Bisognerà pur decidersi a guardare il bicchiere mezzo pieno, visto che la consuetudine a fare il contrario conduce solo a uno sterile malumore. E perciò cominciamo subito: sappiate che secondo il Fmi la crescita globale declinerà per i prossimi cinque anni, però – ed ecco la buona notizia – ci sarà. Certo non saranno i bei tempi (ma poi lo erano davvero?) dei primi Duemila, quando il mondo galoppava a oltre il 4 per cento di crescita l’anno. Ma in fondo non ce la caveremo così male, visto che comunque dovremmo (dovremmo) rimanere sopra il 3 per cento. Non era quello che volevano tutti? Rallentare intendo. Smetterla di correre. Il mondo al 4 per cento peraltro ci ha portato guerre, pandemie, conflitti commerciali, rancori per la globalizzazione. Forse camminando al tre per cento impareremo a volerci più bene. Sennò bisognerà far di meglio. Magari scendere al due.

Cartolina. Banche o non Banche?

I prestiti delle banche alle non banche, ossia quelle istituzioni finanziarie che non sono banche ma che si comportano come banche, sono ancora in crescita nella prima metà del 2023. Addirittura di 331 miliardi, per lo più finiti nei grandi centri finanziari nel mondo. Lo dico meglio. Le banche hanno prestato 331 miliardi alle non banche nei primi sei mesi del 2023 finendo in qualche modo per sostenere la loro propensione a fare le banche – prestare soldi a qualcuno – anche se non lo sono. Questo qualcuno, chiunque esso sia, dovrà pagare quanto basta per garantire un guadagno sia alle banche che alle non banche. Sull’identità di questo qualcuno si accettano scommesse.

Cartolina. Deflussi Emergenti

In questo mondo che cambia una cosa non cambia affatto: piove sempre sul bagnato. Parafrasando il proverbio, piove sempre denaro dove c’è già, a danno di chi ne ha sempre meno. Perciò, ora che la globalizzazione cerca nuove strade, con la conseguenza che i prestatori si fanno guardinghi, accade che gli afflussi finanziari verso le economie avanzate rimangano sostanzialmente stabili, mentre aumentano i deflussi (4 per cento in un anno) a danno dei paesi Emergenti che ne avrebbero un gran bisogno per irrobustire la loro economia, e quindi noi la nostra. Abbiamo sentito tutti ripetere che i paesi emergenti hanno bisogno di sostegno da parte dei paesi forti per non diventare un loro problema. Ma il denaro è sordo. In compenso ci vede benissimo.

Cartolina. Investimenti artificiali

Nel quasi decennio trascorso dal 2015, solo Nordamerica, Cina e India sono arrivati a investire l’1 per cento del loro pil per sviluppare l’intelligenza artificiale. Il che ci comunica con ragionevole certezza che sarà da queste regioni che si svilupperà l’ondata robotica del pensiero che finirà col sommergerci. Saremo ovviamente ben felici di scambiare la nostra stupidità naturale con l’intelligenza artificiale, salvo scoprire poi, quando magari sarà troppo tardi, che quella artificiale non era poi così intelligente, e che neanche eravamo noi così stupidi. Ma avremo sviluppato sicuri rimedi contro la nostalgia. L’avremo scambiata con una notifica.

Cartolina. Il secolo africano

Il secolo asiatico, seguito del grande secolo americano, a sua volta erede dei lunghi secoli europei, sta trascorrendo sotto i nostri occhi increduli, mentre si prepara il prossimo, che comincerà quando noi saremo un ricordo lontano. L’Africa di oggi somiglia all’America della fine del XVIII secolo, quando era una terra promettente e per questo ampiamente influenzata dalle potenze europee. L’Africa di oggi promette altrettanto, e per questo è influenzata da tutto il mondo, ma deve fare i conti con la sua storia e le enormi difficoltà contenute nella semplice espressione, oggi di uso comune, secondo la quale “il continente soffre di un notevole deficit infrastrutturale”. Solo chi pensa che un ponte sia un ponte e basta può considerarlo un problema che si risolve mettendo soldi sul tavolo. Un ponte è molto più: è un modo di essere. Rimane il problema. Il processo di formazione di una fisionomia che caratterizzi un’epoca non si svolge nello spazio di una vita: ne servono, ammesso che riesca, almeno due. Perciò i tanti che preconizzano il secolo africano peccano di prospettiva. Non sarà quello che scivolando sotto i nostri piedi, il secolo africano. Sarà (forse) il prossimo.

Cartolina. No credit? No party

Saranno pure molto affluenti, questi giganti di Internet, ma se guardiamo ai loro ricavi, la quota che traggono dal loro praticare il credito – pure se non sono banche – è ancora bassa: poco più del 10 per cento. Sono nani che passeggiano sulle spalle dei giganti del credito, ossia le banche, alle quali peraltro devono molto delle loro fortune. Sono nani sempre più pesanti su spalle che divengono sempre più leggere, se guardiamo alla capitalizzazione degli uni e degli altri. Tuttavia non bisogna lasciarsi ingannare. Le banche non sono sole. Dietro una banca ci sono una banca centrale e la storia. Dietro Alibaba o Alphabet soltanto molti capitali, che però sono una chiara indicazione circa la direzione del futuro. Per adesso i giganti sono esclusi dalla festa del credito. Ma una giorno, quando le monete saranno tutte digitali e le aziende di Internet comunità bene organizzate, chissà. Forse compreranno il biglietto per il party.