Etichettato: come funziona bilancio banca centrale

Cosa succede se la banca centrale cancella i debiti del governo?


Abbiamo visto che in questi anni e fino a oggi le banche centrali stanno cumulando titoli di stato (ma non solo) nel loro bilancio, alimentando le riserve delle banche dalle quali comprano questi asset. Da un punto di vista tecnico pure se aumenta la base monetaria – le riserve bancarie ne fanno parte insieme con le banconote -, e quindi la quantità di credito in circolazione – teoricamente le banche dovrebbero prestare sulla base di queste riserve – rimane integro il debito del governo, che infatti ci paga sopra gli interessi che le banche centrali girano al Tesoro.

Poiché questi titoli in scadenza vengono quasi sempre reinvestiti in nuovi titoli di stato, – una specie di roll over permanente – molti hanno considerato due cose tecnicamente molto diverse – acquisti di titoli pubblici dalle banche con roll over dello scaduto – come qualcosa di assimilabile alla monetizzazione. Ovvero il finanziamento monetario del deficit del Tesoro. Da cui l’idea, più volta emersa, che basterebbe cancellare dal bilancio della banca centrale i titoli di stato per far sparire con un colpo di bacchetta magica i debiti del governo e di conseguenza tutti i nostri problemi.

Ma è davvero così?

Proviamo a guardare un po’ più in profondità. Ricorderete che non solo le banche ma anche il Tesoro ha un conto presso la banca centrale. Tecnicamente il finanziamento monetario del deficit del governo può avvenire incrementando i saldi del conto del governo. Ma in ogni caso tale creazione di moneta deve essere “bilanciata” dall’assorbimento di titoli di stato fra gli attivi della banca centrale, per non generare un passivo di banca centrale (equivalente alle maggiori disponibilità del Tesoro) non coperto.

Qualcosa di simile lo ha fatto la BoE nel 2008 e anche oggi lo sta facendo perché le esigenze di liquidità del Tesoro possono essere incompatibili – trattandosi di periodi di urgenze – con le normali procedure di asta. Si tratta di uno strumento che molti, equivocando, hanno assimilato a monetizzazione. Cosa che invece non è. Si tratta invece di uno strumento di gestione della liquidità. Altre leggende metropolitane su acquisti di titoli sul mercato primario agitano i sogni di tanti sovranisti monetari, ma qui non ci interessa approfondire.

Quel che invece bisogna chiedersi, provando persino a immaginare una risposta, è cosa succederebbe al bilancio di una banca centrale se decidesse di cancellare gli asset – ossia i titoli di stato – che bilanciano il suo passivo, quindi riserve bancarie e banconote.

Poiché i titoli di stato sono un credito della banca centrale, proprio come sono un debito le riserve bancarie, se dei crediti venissero cancellati, la Banca avrebbe un danno economico che avrebbe effetti sia a livello di patrimonio che di reddito. In sostanza subirebbe una perdita.

Se a livello di reddito questo implicherebbe che potrebbe non trasferire più, in tutto o in parte, profitti al governo, ammesso che non finisca col generare perdite, bisogna capire cosa succederebbe a livello patrimoniale, visto che non esiste alcuna legge fallimentare che concepisca una procedura concorsuale per una banca centrale. Detto altrimenti: le banche centrali non è previsto che possano fallire, visto che incorporano per definizione, con buona pace dei tanti che dicono che sono entità private, la garanzia pubblica.

E qui veniamo al punto. Se una banca centrale cancella 200 miliardi di titoli del governo dal suo bilancio – la nostra Bankitalia in conseguenza del QE ne ha in bilancio oltre 300 – succederà che il suo bilancio esibirà una diminuzione patrimoniale dello stesso livello. Quali sono le conseguenze?

La prima è che la cancellazione del debito del governo toglie a quest’ultimo sia il dovere di pagare gli interessi sui suoi debiti, sia quello di restituire la somma a scadenza. Quindi in sostanza genera un notevole allentamento fiscale, sicuramente euforizzante, sia per i politici che per i cittadini. Il famoso pasto gratis, insomma, che tanti appetiti suscita.

Rimane il problema della banca centrale. Quest’ultima si trova sostanzialmente a dover garantire una quantità di debiti, che sono (semplificando) riserve bancarie e banconote, senza avere asset corrispondenti. Una banca normale sarebbe insolvente. Ma una banca centrale, lo abbiamo detto, non può fallire. O almeno non nel modo in cui falliscono le banche normali. Cosa potrebbe succedere quindi?

Escludiamo la risposta più logica, ossia che il governo copra il buco con l’emissione di nuovo debito: sarebbe la fine del sogno. Quindi, a fronte di un calo di crediti rilevante, la banca ha solo due possibilità: diminuire i debiti o trovare il modo di aumentare i crediti.

Diminuire i debiti significa sottrarre risorse all’economia visto che i debiti della banca centrale sono banconote e riserve bancarie. Quindi per ritrovare l’equilibrio di bilancio la banca dovrebbe diminuire dell’importo dei crediti cancellati le riserve bancarie, provocando di fatto una stretta creditizia uguale e contraria all’allentamento fiscale generato con la cancellazione dei debiti del governo. Sempre perché i pasti gratis, purtroppo, non esistono.

In alternativa, la banca dovrebbe a trovare il modo di incrementare i suoi asset, ma non può farlo emettendo nuova moneta, visto finirebbe con l’aumentare dello stesso importo i debiti. Quali sono le alternative?

Per dirla con le parole di Ricardo Reis, che al tema ha dedicato un interessante paper “se la banca centrale pianifica di utilizzare più risorse rispetto a quelle che ha a disposizione, sarà insolvente. Proprio come accade a un consumatore, per la banca centrale questa insolvenza si rifletterà nel tentativo di eseguire uno schema Ponzi”. Ossia alimentare con entrate di provenienza esterna il pagamento dei debiti che intanto ha contratto con il sistema interno. Che va avanti finché qualcuno non vede il bluff.

E trattandosi di bluff evidente, visto che i mercati saprebbero subito tutto, c’è da scommettere che pochi presterebbero denaro a una banca centrale palesemente insolvente, a fronte peraltro del fatto che neanche il governo di quel paese è intenzionato a indebitarsi per sostenere il suo istituto.

Ed ecco che emerge l’autentico fallimento che rischia una banca centrale: quello della fiducia. E siccome i debiti di una banca centrale sono le banconote e le riserve bancarie, questa fiducia finisce con l’insediare non solo la moneta, ma anche il sistema finanziario.

In sostanza “insolvenza quindi significa che riserve e valuta denominate nella vecchia unità di conto diventano senza valore. Quindi che c’è iperinflazione e/o riforma monetaria”. Notate bene che le due cose (iperinflazione e riforma monetaria) non si escludono, ma di solito vanno a braccetto.

“L’insolvenza di una banca centrale, quindi, non è solo teoricamente possibile: è anche frequente nella pratica in tutto il mondo, come attestano le molteplici riforme valutarie che hanno avuto luogo”, conclude Reis.

Tenetelo a mente quando vi dicono che basta un tratto di penna per cancellare i nostri debiti/problemi. Soprattutto perché vi stanno dicendo altro.

(3/segue)

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